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Innovazione e Mediterraneo per superare la crisi del tessile Innovazione, STAMP - Azienda

 

La crisi del Tessile Abbigliamento a Prato è ormai a un punto tale che appena il 2-3% delle 7400 aziende del distretto investe in ricerca e innovazione. Eppure non ci sono alternative: la ripresa e la possibilità di restare competitivi passa solo attraverso la ricerca e la continua innovazione di prodotto e processo. Con importanti opportunità nell’area del Mediterraneo.
 Queste le stime e indicazioni di Next Technology Tecnotessile (NTT), la società per  la ricerca e servizi fondata a Prato dal Miur, alla vigilia del convegno organizzato nel contesto del progetto triennale europeo TEMP (Textile Excellence in European – Mediterranean Partners). Convegno in programma domani 27 settembre  nella sede fiorentina di Toscana Promozione (Villa Fabbricotti, via V. Emanuele II) con la partecipazione di alcuni dei più importanti centri di ricerca. Partner dell’Italia: Portogallo e Tunisia.
Perché gli orizzonti di Prato abbraccino la costa settentrionale dell’Africa e perché la Tunisia sia molto interessata ad associare imprese pratesi lo hanno spiegato oggi alla stampa il direttore di NTT Solitario Nesti, Enrico Venturini, direttore del Polo di innovazione della filiera della Moda OTIR 2020 (capofila NTT), e Hedfi Nhidal, direttore a Tunisi del Pôle de Compétitivité (MFC Pole).

Malgrado la crisi, hanno ricordato, tessile e abbigliamento restano uno dei motori dell’economia europea: 147.000 le imprese, 2,4 milioni gli addetti, 240 miliardi di Euro il fatturato. Italia e Portogallo rappresentano il 23% dell’occupazione e il 32% del fatturato. In Tunisia è il settore più importante con 2.000 aziende e 204.000 addetti.

“L'obiettivo principale del progetto TEMP”, ha spiegato Venturini, “è dunque di aumentare la cooperazione scientifica e tecnologica con i due Paesi partner, potenziando le alleanze strategiche tra i vari centri di ricerca e agenzie di promozione dell'innovazione. In altri termini, si tratta di investire nella ricerca per creare nuove e vincenti competenze”.
Se il distretto pratese esporta globalmente per 2,4 miliardi di euro, il 2,3% in Tunisia. Ma proprio qui, è stato spiegato, esistono larghi margini di sviluppo e opportunità di partnership per aziende pratesi che intendano investire nel tessile evoluto, anche grazie ai numerosi incentivi varati da quel governo: facilitazioni burocratiche e doganali, utili esentasse ed esportabili, esenzione Iva e oneri sociali, terreni e capannoni a prezzi imbattibili.

La Tunisia ha una forte tradizione nel tessile tradizionale, soprattutto nelle confezioni, ed è non a caso il 7° fornitore della UE. Questi settori a tecnologia semplice soffrono però la concorrenza cinese. Le politiche industriali tunisine prevedono quindi di investire nei tessili avanzati ed ecco la ragione del supporto pubblico previsto a favore della diversificazione produttiva e del manifatturiero evoluto, con ricerca di partner strategici.
Per Prato, suggerisce NTT, il Mediterraneo è perciò una benefica via di fuga dallo stallo attuale. Anche l’ultimo bollettino semestrale della Camera di Commercio di Prato registra del resto penosi bagni di sangue perfino nel comparto confezione, tradizionalmente buono. Non è la situazione drammatica del 2009, ma gli imprenditori sono più pessimisti di allora: non vedono luci in fondo al tunnel, né prevedono se e quando ci sarà ripresa. Si naviga a vista con la spada di Damocle delle banche sulla testa. E un danaro sempre più costoso non aiuta a investire in nuove tecnologie e ricerca.

Sta cambiando il paradigma degli investimenti prodotto/processo: non si creano nuovi prodotti e dunque non si acquistano nuove macchine né si modificano le vecchie. Di norma l’innovazione tecnologica paga nel medio periodo. Perciò, secondo NTT, oggi è importante ribadire il concetto di investire nell’innovazione. Il concetto che conduce appunto ai mercati dell’area mediterranea

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