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Innovazione in ritardo: questa Toscana non ama il rischio Economia, Innovazione, Opinion leader

Lucca- Innovazione e startup? Siamo ancora troppo indietro rispetto ad altre parti del mondo. C’è molto da fare, dobbiamo crescere. Manca il capitale di rischio: “Siamo pochi, i fondi sono pochi, il nostro mercato è ancora poco conosciuto”. Così Giovanni Polidori, uno dei più importanti operatori regionali nel campo del venture capital.

Promotore nel 2014 di A11 Venture (Lu), Polidori è parte dell’Investment board che seleziona le start up innovative in cui convogliare risorse. Laureato all’università di Pisa in economia d’impresa, ha un curriculum di alto profilo nel settore dei processi di aggregazione d’impresa, start up e trasferimento tecnologico.

Grazie alla specializzazione professionale dei suoi tre promotori (Polidori accanto a Liban Varetti e Federico Davini), A11 Venture ha aggregato 13 soci fra cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e alcuni dei più importanti imprenditori del territorio. Attualmente ha in portafoglio sei start up che hanno messo in moto risorse pari a sei milioni di euro.

Quali sono le imprese o i progetti più interessanti che avete aiutato a crescere?

I progetti sono tutti estremamente importanti. Un dispositivo medico per il controllo della temperatura che affluisce al cervello per pazienti con gravi danni cerebrali, trauma cranico o ictus. Algoritmi di intelligenza artificiale applicata al marketing capaci di offrire servizi unici e altamente personalizzati. C’è poi un innovativo progetto di realtà virtuale applicata alla progettazione Cad 3D che consente una piena immersione nell’ambiente in cui si interviene, utile per gli studi di ingegneria e architettura. Poi un marketplace per scambio e acquisto di abiti per bambini; una piattaforma per la creazione, gestione e ottimizzazione di campagne pubblicitarie on line; e infine una nuova generazione di medical device per endoscopia gastrointestinale.

Quali criteri d’investimento utilizzate per selezionare una startup?

Nel nostro mestiere abbiamo relazioni consolidate con altri investitori professionali e ogni anno ci vengono proposte centinaia di progetti. La nostra operatività è estesa in tutta Italia, con particolare attenzione alla Toscana, dove esiste un fermento crescente in questi ultimi tempi grazie ai poli universitari di Firenze, Pisa, Siena, Lucca. In questo momento privilegiamo alcuni segmenti particolari: intelligenza artificiale, robotica, cyber security…

Mi dica quali sono le qualità che deve possedere un’azienda in nuce per attrarre il vostro interesse

“Portarsi in casa” investitori professionali richiede idee chiare e rigorose da parte di una startup. La prima cosa che chiediamo ad un progetto d’impresa è questa: quale problema di mercato intende risolvere? Se non c’è una risposta a questa domanda ci fermiamo subito. Il business su cui investiamo deve essere molto originale rispetto ai potenziali competitor. Il secondo step è collocare il progetto rispetto al mercato. Non è una cosa banale, stiamo parlando di settori di frontiera, nuove tecnologie, non di prodotti solidi, conosciuti. Questo sta alla base del rischio che noi ci assumiamo. Quando entriamo nel capitale d’impresa, lo facciamo con una partecipazione di minoranza, nel rispetto rigoroso dei ruoli. Generalmente affianchiamo il team di imprenditori per aiutarli a sviluppare al meglio il loro modello di business.

Cosa pensa del ruolo che la nostra Regione e più in generale il settore pubblico ha avuto negli ultimi anni nei processi d’innovazione sul territorio?

In Italia c’è una dinamica di mercato molto frammentata, dobbiamo crescere molto, siamo indietro nel confronto con altri paesi. Abbiamo pochi operatori nel mercato del capitale di rischio, poche risorse. L’effetto catalizzatore del soggetto pubblico è utile e importante, non tanto per dotare di capitali una startup ma per creare condizioni favorevoli per attrarre investimenti, utilizzando ad esempio la leva fiscale. Se poi c’è anche una presenza di fondi pubblici accanto ai soggetti privati, ben venga. Purché però non vi siano pretese dirigiste. In Italia dobbiamo capire bene che tipo di leva pubblica si va costituendo. Sarà una regia unica a livello nazionale o avremo venti strategie regionali? Una risposta precisa a questa domanda è molto importante per noi investitori. Quello di cui stiamo parlando esige una visione e una consapevolezza molto ampia delle logiche di mercato e delle strategie nel campo dell’innovazione. Se non c’è questo l’intervento pubblico mi crea davvero molte perplessità.

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