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Innovazione, la Toscana fa il check up a industria, turismo, commercio e professioni Breaking news, Economia

Firenze – Il sistema produttivo toscano passa attraverso il microscopio per rivelare quanto sia diffusa l’innovazione e quale potenziale abbia la nostra “impresa intelligente”. E’ questa una delle tante azioni della Regione Toscana nel quadro dei progetti industria 4.0, ovvero questa quarta Rivoluzione industriale destinata a condurci all’automazione e ad una superiore qualità del lavoro. La Regione ha cominciato in forma sperimentale a diffondere questionari ad alcune imprese manifatturiere per capire se rispettano i complessi parametri 4.0; in autunno il questionario sarà a regime, on line, e potranno riempirlo tutti, non solo nel mondo manifatturiero, ma anche soggetti che operano nei servizi, nel terziario e nelle libere professioni. E già questa è una novità, perché non sarà solo la “produzione di merci” a poter beneficiare dei numerosi incentivi messi in campo dalla Regione in questo settore strategico, ma tutte le categorie economiche. Purché dimostrino di possedere reali capacità di innovare.

“Il mondo è cambiato e dobbiamo cambiare anche noi. Lavoreremo per settori produttivi e per capacità di innovazione e sviluppo” spiega Albino Caporale, direttore delle attività produttive della Regione al convegno indetto da Confcommercio Toscana sul tema Impresa 4.0: quale impatto ed opportunità per il settore terziario. Le nuove tecnologie possono essere utilizzate da artigiani, imprenditori, commercianti piccoli e grandi. L’importante è che cambino pelle: “perché l’innovazione non si crea per decreto”, ma nasce in forma molecolare nel sistema economico. Da questo punto di vista la Toscana non è molto avvantaggiata. Tutti gli indicatori messi a punto dalla Ue che la mettono a confronto con le altre regioni europee la definiscono “Innovatrice moderata”: non sta in testa, né in coda. Qualche segno di vitalità viene dal fatto che nonostante la crisi che ha dissestato il tessuto manifatturiero, sono nate (o cresciute) anche aziende in tre settori strategici per il futuro: robotica, stampa 3D e nanotecnologie.

Ora il settore terziario classico (commercio, turismo, trasporti) forte del suo apporto del 35% sul Pil regionale, fortemente provato da questi anni che ne hanno cambiato i connotati, chiede a gran voce di essere considerato nel novero dei potenziali innovatori. Ma la Regione detta le regole: “Ci vuole molta fantasia e occorre lavorare su un ampio spettro di opportunità” continua Caporale. Si tratta di operare sul software, personalizzare le offerte, trasformare i sistemi di pagamento, dare vita a progetti coworking. Quest’ultimo infatti è un punto cruciale nella strategia economica della Regione: aggregare i piccoli, abituarli a lavorare insieme a basso costo. E spingere su soggetti aggregatori che moltiplichino la diffusione di nuove tecnologie su tutta la filiera.

Ai soggetti economici insomma si chiede inventiva, formazione continua capacità di adattamento. In cambio la Regione promette risorse, ovviamente selettive, quel che resta dei tagli che in questi ultimi anni hanno falcidiato il 40% del potenziale di spesa pubblica sul territorio. E poi promette meno rigidità nelle regole sull’uso degli edifici e sulle contiguità degli spazi economico produttivi. Perché le reti si creano anche così.

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