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Inps-Inpdap, 50 posti di lavoro cancellati dall’accorpamento Cronaca

Uno stipendio «basso ma sicuro». Circa 490 euro al mese per lavorare 17 ore a settimana nella portineria dell’ufficio Inpdap di Siena. Marzia, che in quella portineria lavorava da 11 anni, e che di anni ne ha 46, su quello stipendio «basso ma sicuro» fino a ieri pensava di poterci contare. Almeno fino al 2015, anno di scadenza del suo contratto part-time. Oggi, con l’accorpamento di Inps e Inpdap deciso dal Governo Monti, quel piccolo ma sicuro stipendio non c’è più. «E a 46 anni cosa trovo? Non c’è niente, neanche le ditte di pulizia ti prendono» ci ha detto stamattina, mentre con le altre colleghe degli ex uffici Inpdap arrivate da tutta la regione si svolgeva un presidio dinanzi alla sede dell’Inps di Firenze in Via del Proconsolo. Sono circa 30 i licenziamenti in Toscana dei lavoratori dell’azienda che aveva in appalto i servizi di portierato nelle sedi provinciali dell’Inpdap (la Clipper srl-Gruppo Operosa, subappaltatrice della Manutencoop FM spa). Se poi si considerano anche gli appalti del servizio di pulizia i licenziamenti arriveranno ad essere oltre 50. Le prime 5-6 lettere di benservito sono già arrivate. Le altre sono attese da un momento all’altro, anche se, come spiegato dalle lavoratrici, «dall’azienda non si è fatto vivo nessuno, anzi al telefono ci avevano detto di non sapere nulla e di stare tranquille». Perché le sedi Inpdap di fatto stanno già chiudendo. «A Grosseto – spiega Roberta, in attesa della comunicazione ufficiale del suo licenziamento – il trasloco finisce domani e non ci hanno detto neanche dove dobbiamo andare». Accorpamenti decisi, traslochi fatti, impiegati, documenti e fotocopiatrici già smistati ad altri uffici. Ma dei lavoratori precari della società di multiservizi non pare essersi occupato nessuno. Nessuno si è preso la briga di fare una convocazione. «L’azienda si nasconde – spiegano – I titolari li abbiamo visti solo per firmare il contratto». Questi lavoratori sono in maggioranza donne, per lo più di età compresa tra i 45 e i 50 anni, molte di loro sono monoreddito, una di loro è stata assunta con il 50% di invalidità. E’ su queste figure già contrattualmente precarie che si è abbattuta la scure della Spending Review. Figure che da contratto avrebbero dovuto svolgere servizio di portineria, rispondere al telefono, smistare la posta, accogliere e dare indicazioni agli utenti. «In pratica noi si faceva lo stesso lavoro che fa una guardia giurata con uno stipendio di 1300 euro – racconta Maddalena – Avevamo la responsabilità di aprire e chiudere la sede e di accompagnare gli utenti nelle stanze e spesso ultimamente è arrivata gente fuori di testa, gente che minacciava di avere una pistola e più di una volta si è dovuto chiamare i carabinieri». Insomma, se qualche utente arrivava con il coltello tra i denti, le prime persone che si trovava di fronte erano loro, le addette alla portineria, l’avamposto di quegli uffici pubblici su cui si è riversata tanta disperazione sociale, con gli episodi a volte tragici di cui ha dato conto la stampa in questi anni di crisi. «Ora chiediamo alla Direzione Regionale dell’Inps e all’Assessore Nencini di prorogare ancora di almeno un mese l’appalto e di convocarci per trovare insieme una soluzione – ha detto Cinzia Bernardini, segretario generale Filcams-Cgil Toscana – Per adesso non ci hanno risposto ma, se non si interviene, le conseguenze di questo accorpamento ricadranno ancora una volta sulle fasce occupazionali più deboli, su lavoratrici donne e precarie». «Alla nostra età e in questo momento è impossibile trovare un altro lavoro – dicono Marzia, Loredana, Maddalena e le altre – L’unica speranza è difendere quello che abbiamo».

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