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Intercettazioni. Artisti toscani a Milano Cultura

Milano è sempre stata un’attrazione per gli appassionati dell’arte, quanto a numero di splendidi musei e alla concentrazione dei medesimi. Il Museo Poldi Pezzoli, in via Manzoni, zona Teatro della Scala, ogni anno organizza mostre temporanee seguendo principalmente due filoni: la valorizzazione della storia del collezionismo, specialmente lombardo e la valorizzazione delle opere delle varie raccolte. A mostre di pittura si alternano esposizioni dedicate alle diverse arti decorative come armi e armature, tessili tessuti o ricami, vetri. Wunderkammer. Arte, Natura, Meraviglia ieri e oggi è il titolo della fantastica mostra appena inaugurata che di meraviglia in meraviglia,  si snoda nelle due sedi di via Manzoni e di Piazza della Scala: per la prima volta il Museo Poldi Pezzoli e le Gallerie d’Italia, situati nel cuore storico e più rappresentativo della Milano illuminata, si fondono in un unico percorso espositivo a cura di Lavinia Galli e Martina Mazzotta – da novembre al 2 marzo 2014.
Come da presentazione in catalogo, al Museo Poldi Pezzoli, tempio del collezionismo privato e custode di oggetti da Wunderkammer esso stesso, sono riunite per la prima volta insieme le raccolte enciclopediche dei bolognesi Ulisse Aldrovandi e Ferdinando Cospi e del milanese Manfredo Settala, evidenziandone anche i rapporti con il collezionismo dei Medici. Questo consente ai visitatori di scoprire come, dal Rinascimento all’Illuminismo, il collezionismo di naturalia fosse spesso integrato con quello degli oggetti d’arte, attraverso una selezione di opere di eccezionale qualità e valore storico.
Al Museo Poldi Pezzoli prevalgono opere di arte antica con qualche inserimento di arte contemporanea, circa una diecina di artisti tra cui: Cornell, Vedovamazzei, Ghibaudo, Chiara Lecca ed altri, che contrastano in modo stimolante, ad esempio, col Dente fossile di Carcharodon megalodo o col Cranio umano con corallo rosso,  del XVII secolo ; invece alle Gallerie d'Italia prevalgono le opere di arte contemporanea che si confrontano con alcune meraviglie di antiche origini quali il Teschio con corallo rosso oppure il giovane coccodrillo del Nilo.
Questa  sezione contemporanea della mostra presenta, tra le altre, opere firmate da creativi di tutto rispetto che si chiamano  Jannis Kounellis, Mario Merz, Claudio Costa, Maurizio Cattelan, Damien Hirst, Giuseppe Penone, Claudio Parmiggiani. Tra questi ci siamo imbattuti nel toscano Giampaolo di Cocco che è stato invitato a partecipare con l’opera “Istrice” del 2004, un automa semovente e parlante – in  lamiera di piombo su base di legno, spine motorizzate, registratore, 56 x 37 x 35 cm – che interpreta il tema dell’anima- natura trascurata e negletta. Di Cocco, che è architetto, vive tra la Val d’Elsa e Berlino, dove progetta grandi istallazioni di forte impatto emotivo. Molti suoi lavori hanno per protagoniste forme zoomorfe e sono lavori dove l’agonia dell’animale è sentita come metafora della morte dell’anima. L’artista dichiara come lui si trovi per davvero” in una sorta di empatia con gli animali, le piante, le cose, il vento, la pioggia”. Nella mostra milanese il tema dell’automa ci riporta alle ville medicee, a quella di Pratolino in particolare, che ai tempi di Francesco I, quelli del suo massimo splendore, era famosa per celare nell’immenso parco complessi giochi artificiali con automi, scherzi d'acqua e scenari impreziositi dalla presenza di statue antiche, madreperle, pietre dure e marmi pregiati. Questa mostra sulle stanze delle meraviglie resterà aperta fino a marzo 2014.

Visto che ci troviamo alle Gallerie, prima di uscire approfittiamone per visitare un'altra mostra molto specifica (e che fa parte della collezione Intesa Sanpaolo) che si chiama  Monographia – 1963 e Dintorni. A cura di Francesco Tedeschi, si svolge attorno a Cantiere del ‘900. Qui si scoprirà chi erano i componenti del  noto “Gruppo 70” , costituitosi nel 1963 a Firenze, sulla spinta delle proposte di Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, giungendo a coinvolgere altri autori fiorentini, come Luciano Ori, Giuseppe Chiari, Antonio Bueno, Ketty La Rocca, Lucia Marcucci.  Settore specifico d’intervento del “Gruppo 70” divenne quello della produzione di opere in cui la parola e l’immagine si combinano, nei collage e in altre forme di costruzioni di opere con materiali linguistici rivolti a unire diversi media. La riflessione sulla fusione e sullo scambio fra i codici linguistici, che trova manifestazione nella definizione stessa di “poesia visiva”, oltre che esplicitarsi in incontri, convegni (nel 1964 sarà la volta di Arte e tecnologia, sempre in Forte Belvedere), performance, si manifesta nelle opere che spaziano dai giochi enigmistici, ai quali ricorre Miccini, alla costruzione di collage tematici, come in Pignotti, a forme di registrazione dei più banali documenti della quotidianità, in Ori, a giochi fondati sulle trasposizioni linguistiche e sulle cancellature, come in Chiari, il più vicino alle iniziative di Fluxus. Anche loro ancor oggi fonte di meraviglia.

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