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Intervista a Cristiana Morganti, danzatrice di Pina Bausch My Stamp

Quando si parla di danza nel Novecento non si può fare a meno di chiamare in causa Pina Bausch, innovatrice del teatro-danza europeo a partire dai primi anni ’70 e quando si parla di lei, soprattutto in Italia e a Pistoia, non possiamo esimerci dal nominare Cristiana Morganti, da vent’anni danzatrice del Tanztheater Wuppertal fondato dalla stessa Bausch, che sabato e domenica riproporrà il suo spettacolo “Moving with Pina” al centro culturale Il Funaro.
Che rapporto ha con la realtà teatrale pistoiese?
L’idea di portare lo spettacolo al Funaro nasce da un’idea di Andres Neumann che, oltre ad essere consigliere artistico del centro, da trent’anni gestisce le esibizioni del Tanztheater in Italia e in Sud America. Quando ha saputo dello spettacolo che stavo allestendo mi ha proposto di portarlo al Funaro perché la saletta del centro, più piccola rispetto ai normali palcoscenici, si adattava benissimo a questo tipo di esibizione. Per creare un rapporto intimo con lo spettatore, infatti, non utilizzerò alcun tipo di microfono anche perché lo spettacolo è molto particolare. Si tratta di una conferenza danzata nella quale alterno pezzi del mio repertorio al racconto della mia esperienza nella compagnia.
Non è la prima volta che collabora col Funaro…
Questo stesso spettacolo lo avevo già proposto al Funaro a ottobre dello scorso anno con tre repliche e da quel momento posso dire che mi hanno preso sotto la loro ala. Infatti quest’anno, oltre agli spettacoli, abbiamo deciso di realizzare un workshop di quattro giorni, dal 14 al 17 novembre, aperto ad attori e danzatori professionisti, diviso in due laboratori: il primo, laboratorio fisico di dinamica e movimento, sarà diretta da Kenji Takagi  mentre il secondo sarò io stessa a condurlo attraverso lezioni di improvvisazione teatrale.
Cosa pensa del mondo teatrale in Toscana e a Pistoia?
L’attenzione della Toscana nei confronti del teatro è unica. Non conosco le altre realtà teatrali della vostra città ma mi sembra molto sveglia e interessata a fare cultura, anche perché la data di Pistoia sarà l’unica a livello regionale, prima che lo spettacolo approdi alla Biennale di Venezia, a Reggio Emilia e in altre città ancora da concordare. La regione è sempre stata virtuosa sotto questo profilo.
Ci può raccontare la genesi del suo spettacolo?
Tutto parte a febbraio 2010. Leonetta Bentivoglio, grande esperta di Pina Bausch, nonché sua intima amica, decise di omaggiare la danzatrice, a circa un anno dalla sua scomparsa, attraverso il festival Equilibrio a Roma con una quattro giorni di spettacoli. Per l’occasione mi chiese di realizzare une performance di circa un’ora  e io mi ricordai delle lezioni di danza espressionista che avevo preparato assieme a Pina nelle quali, accanto alla tecnica, mi aveva consigliato di utilizzare molti esempi esplicativi e frasi di movimento. Da questo è nato il mio spettacolo, e l’intento di spiegare il lavoro che c’è dietro il teatro e la danza.
Qual è la lezione più importante che le ha trasmesso Pina Buasch?
La cosa straordinaria era che Pina parlava e spiegava pochissimo, ma era sempre presente alle prove e ci dava le correzioni ogni giorno. Con lei non esisteva la routine, non sapevi mai dove saresti arrivato. Ho imparato moltissimo da lei senza rendermi conto che mi stava insegnando qualcosa, attraverso la sua presenza e costanza del suo lavoro di correzione. Non è un caso se ci sono danzatori che lavorano da 35 anni nella compagnia.

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