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Investigazioni private, dall’adulterio alle indagini economiche, come cambia la professione Breaking news, Cronaca

Firenze – Un mestiere antico che si rinnova, ricongiungendosi con le origini. Potremmo definire così la professione di investigatore privato, che sempre più sta entrando nel novero delle nuove professioni, nate dall’evoluzione di competenze e finalità che le traghettano direttamente dentro la società liquida cotemporanea, e che corrispondono alle richieste di “certezze” della grande comunità umana globalizzata. Non solo questioni di corna, dunque, per la nuova figura di investigatore privato. Anzi, le competenze richieste si allargano, si diversificano e giungono a mettere in campo una formazione triennale prevista dallUniversità Mercatorum, ovvero l’Università telematica delle Camere di Commercio Italiane. Nel pacchetto delle competenze per diventare investigatore privato, nozioni giuridiche, di criminologia, economico-finanziarie. Fino a giungere a padroneggiare tecnologie sempre più avanzate.

“La professione nasce nel 1931 – spiega il presidente di Federpol, Luciano Tommaso Ponzi – sulla richiesta sempre più diffusa di indagare la solidità delle aziende presenti sul mercato, da parte dei vari soggetti economici. Richieste che si sono via via allargate fino a comprendere  la difesa del patrimonio aziendale a tutela dei marchi/brevetti, oppure del know how delle aziende, oltre a indagini sui comportamenti pocco fedeli di alcuni dipendenti o anche di soci in affari. Fu a cavallo degli anni ’60-’70 che l’investigatore privato venne impiegato sempre più in questioni personali”. Non dimentichiamo che l’adulterio restò reato fino a quando, con due sentenze fra il 1968 e il 1969 della Corte Costituzionale, venne depenalizzato.
“Al momento, posso affermare che indagini legate ai rapporti personali famigliari non rivestono più del 20% del totale – continua Ponzi – mentre crescono le richieste di indagini sui gruppi economici, recuperando in un certo senso le motivazioni delle origini”. Va da se’ che questo tipo di indagini sono molto più complesse di quanto potessero essere nel ’31 del secolo scorso, e comportano una raffinatezza nuova sia nella comprensione dei dati, sia nell’uso delle tecnologie, sia nella capacità dell’investigatore di fare collegamenti e di tuffarsi in un mondo che spesso è inserito nel mercato finanziario.
Un altro punto su cui si innesta l’utilità delle indagini private è senzaltro quello dello stalking. “Si tratta di una richiesta che viene fatta piuttosto frequentemente – continua Ponzi – in quanto è fondamentale riuscire a rendere in prove concrete, davanti a un tribunale, il comportamento persecuorio dell’ex marito o dell’amante. Quasi sempre si tratta di uomini nei confronti di donne, spesso di ex, come purtroppo riportano abbondantemente le cronache”. Un grosso aiuto che può essere richiesto dagli avvocati delle due parti e che produce prove da addurre nell’eventuale giudizio. Un altro elemento interessante riguarda la possibilità, prevista per legge, da parte della Pubblica Amministrazione, di indagare sul comportamento dei propri dipendenti”. Insomma, la PA può avvalersi di investigatori privati per beccare gli ormai famosi “furbetti”.
Ma quante persone impegna in Italia questa professione? “Si tratta di un settore che impiega 20 mila persone – dice il presidente di Federpol – e che, secondo i dati raccolti dall’osservatorio statistico di Federpol,  vedeva (nel 2019) 1.898 titolari di licenza autorizzati per la direzione degli Istituti per le Investigazioni Private, per le informazioni e per la sicurezza”. Purtroppo, anche in quest’ambito la pandemia ha picchiato duro. “I dati sono profondamente cambiati in questo 2021  e nel corso dell’emergenza sanitaria tutt’ora in atto. Secondo una prima ricostruzione ci sarebbero tra le 300 e le 400 licenze in meno nel nostro Paese”. I motivi sarebbero da ascriversi principalmente a due fattori: da un lato, come è successo per molti settori, alla pandemia stessa, a causa dei decessi che hanno colpito molti titolari di licenza; dall’altro, la consequenziale  crisi economica che ha incentivato le cessazioni delle attività con la relativa restituzione della licenza per operare. “Vi è anche un terzo fattore – conclude Ponzi – ovvero il ricambio generazionale. Ma sono convinto che quest’ultima sia spesso una variabile positiva, in quanto gli attuali titolari di licenza hanno delle basi formative sicuramente più importanti rispetto al passato. Anche se, vorrei sottolinearlo, nel settore resta fondamentale l’esperienza acquisita sul campo”.
Foto: da sinistra, Stefano Cimasti presidente comitato formazione Federpol, Luciano Tommaso Ponzi presidente nazionale, Alberto Paoletti delegato nazionale privacy e membro del comitato legislativo Federpol
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