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“Investimenti pubblici, non sono il diavolo” Economia

La crisi che impazza porta a considerare e studiare metodi di risposta già collaudati per altre crisi e altri periodi. Ad esempio gli investimenti pubblici, che, a detta del governatore toscano Enrico Rossi, non sono "il diavolo" che ammazza la concorrenza, com'è stata vulgata comune da svariati decenni. Dunque, sembrerebbe che almeno in Toscana stia passando la posizione che il rigore non serve, allo sviluppo, anzi, è deprimente per la ripartenza dell'economia. Una lezione di sapore "vagamente" keynesiano, che fa il paio con la decisione presa dalConsiglio regionale della Toscana di impegnare la Giunta ad attivarsi "affinché il Governo italiano promuova una riforma normativa volta ad affermare la separazione tra Banca Commerciale e Banca d’Affari, secondo i principi ed il modello della legge Glass-Steagall". Mozione a favore della quale hanno votato tutti i consiglieri regioanali, tranne Marco Taradash, Pdl.

Tornando a quanto detto oggi in un intervento tenuto nel corso dell'assemblea di Confesercenti toscana, Rossi ha ricordato anche che " la concorrenza da sola non basta a far ripartire i mercati, così come non serve liberalizzare orari e calendari. Occorre trovare un punto di equilibrio, che potrà essere raggiunto con un ruolo attivo della Regione e degli enti locali, dove la grande distribuzione non può essere troppo forte e dove il settore commerciale possa crescere nel suo complesso''. Per il presidente regionale è necessario ''riprendere la strada dello sviluppo, dopo il fallimento del governo dei tecnici e dei paradigmi che fanno riferimento alle politiche liberiste, che hanno aiutato solo la finanza e prodotto la paralisi di intere città, la cui fisionomia è stata modificata dalle molte chiusure commerciali, dietro le quali vi sono famiglie che hanno rischiato tutto quello che avevano in questa impresa''. Sul fronte del credito, ha aggiunto, ''dobbiamo tornare a supportarlo per rilocalizzare il risparmio, che poi significa tornare ad investire nell'economia reale, sul territorio e non veder trasformare i nostri risparmi in rischiosi derivati giapponesi''.

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