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Ippodromi, la scommessa sul futuro non paga Società

Il nocciolo della questione, come dicono gli appassionati, è "sapere se questa amministrazione e questa società (Ippodromi fiorentini, per intendenrsi) hanno davvero la volontà di mantenere le corse a Firenze. E, se la risposta è negativa, cosa intendono fare?". La questione risale a qualche anno fa, quando nel 2009 il Comune di Firenze firmò una convenzione con tanto di capitolato con la società Ippodromi fiorentini, per l'appunto. Un capitolato con la previsione di impegni precisi, che furono ulteriormente ribaditi nel 2011 quando, con il famoso piano salva ippodromi, comune e Società si accordarono per trasferire la pista del trotto nelle Mulina in quella del Visarno, creando una doppia pista: esterna per il galoppo, interna per il trotto. Una soluzione che sembrò l'uovo di colombo, e che permetteva anche di mantenere il posto di lavoro ai lavoratori. Un piano buono sulla carta che però non ebbe il risvolto sperato nel concreto. Tant'è vero che i lavoratori dell'ippodromo scioperarono il 18 giugno scorso (36 assunti a tempo indeterminato dalla società Ippodromi Fiorentini, 15 a chiamata della Visarno Service) dal momento che non solo non avevano ricevuto stipendio da 4 mesi, ma erano sono del tutto all'oscuro di ciò che succederà nel futuro.

Un problema, quest'ultimo, che rimane oscuro all'intera città. Tornando alla protesta e alle richieste dei nostri appassionati, la prima, grande "grana" per Ippodromi Fiorentini (e dunque per il Comune) si presentò in occasione dell'antica e famosa Corsa dell'Arno, che si tiene fra maggio e aprile. In quell'occasione, la presenza del pubblico fu massiccia: 4mila presenze, tutti al Visarno a vedere l'antica e gloriosa tenzone. Ma qualche voce si levò per segnalare alcune anomalie. Non nella gara, è chiaro, quanto piutttosto sullo stato dei lavori e sulla situazione in cui giaceva il Visarno. E, sempre secondo gli appassionati, in cui ancora ora giace. In poche parole, di tutto ciò che veniva richiesto e concordato nel capitolato, non appariva niente. "Eliminazione delle barriere architettoniche?  – spiegano gli appassionati – ma di cosa si parla? L'ascensore è talmente stretto che è impossibile fare entrare una carrozzina. Lasciamo perdere il resto. Non solo: maniglie antipanico? Dove? Soffittatura? Cosa?! Nuove balaustre, a norma con quanto richiesto dalla legge per gli impianti sportivi? Ma di cosa si parla? Non c'è assolutamente niente. Il convegno fu svolto, di fatto, in un cantiere aperto. E sarebbe interessante vedere chi autorizzò l"apertura al pubblico e alla gara della struttura".

Non solo. Sotto le critiche degli appassionati anche i lavori apportati alle piste. "All'interno della pista principale, è stato steso tutto ciò che vi si trovava, per far posto alla pista del trotto. Levato il manto erboso, siepi, altri arredi verdi, anche se il tutto sarebbe dovuto trovarsi sotto il controllo degli enti preposti. Ma, oltre questo, anche la pista principale non è stata risparmiata: ne è testimonianza lo scasso di un canale di scolo che era stato riempito in modo non molto accurato, creando una situazione di pericolosità per cavalli e fantini". Ma anche la pista di trotto non è esente da serie riflessioni. "Mentre solitamente le piste sono lunghe 800 metri – continua il gruppo – la nostra pista è circa un chilometro. Ciò comporta una curva leggermente ovoidale, proprio poco prima l'arrivo, vale a dire quando il cavallo è sottoposto allo sforzo maggiore. Questo tipo di curve vengono usate anche in Francia, ma vengono precedute da una leggera salita, che costringe l'animale a rallentare. Inoltre, sono più ampie. Di fatto, si tratta di una curva in cui sono da porre in forse la presenza degli stessi requisiti di sicurezza".

Inoltre, al di là della questione dei dipendenti che si ritrovano da nni in cassa integrazione e ora anche senza paga, un altro problema a suo tempo esposto fu quello degli allenatori stanziali. Si trattava di cinque allenatori, di cui uno solo resiste tutt'ora. Gli altri sono andati via nonostante una sentenza del Tribunale di Firenze condannasse la Società a rimettere le cose in pristino. 
E, nell'assoluta precarietà di un futuro su cui ancora pesano lunghe ombre, non è del tutto peregrina un'ipotesi che venne avanzata sin dal 2009, e che prese corpo in un piano formulato da Confindustria sul rilancio degli ippodromi: trasformare i luoghi delle corse dei cavalli in una sorta di "cittadelle del gioco" che prevedessero slot machine e quant'altro, oltre allo spettacolo delle corse. Un modo, secondo Confindustria e non solo, di rilanciare gli ippodromi. Un piano che per ora risulta fermo, dal momento che dal 16 giugno, sotto i colpi della spending review montiana, sono caduti sia i Monopoli di Stato, che l'Agenzia del Territorio, che l'Assi (Agenzia per lo sviluppo del settore ippico, ex-Unire). Le funzioni di quest'ultima sono state ripartite tra il ministero dell'Agricoltura e la nuova Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. E, per l'Ippodromo del Visarno, tutto continua a tacere.

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