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Ippodromo del Visarno, lavori a rilento e degrado Cronaca

Ippica e mondo dell'indotto: è questo, in realtà, il vero nodo da cui partire nel momento in cui ci si approccia all'ippodromo fiorentino del Visarno. Perchè in realtà tutto ciò che viene fatto, che è stato fatto e sarà fatto ha una molla dichiarata: il rilancio di questo mondo, che occupa, in toto, dagli allenatori ai dipendenti dell'ippodromo ai commercianti di concimi alla veterinaria specialistica, migliaia di persone, senza calcolare appassionati, curiosi, estimatori, comercianti di cavalli, strutture del gioco e suoi addetti.

Ma la "rivoluzione delle Cascine" appare, almeno a occhi inesperti, piuttosto "debole" nel perseguire l'intento dichiarato. Tant'è vero che solo il mese scorso, gli stessi consiglieri provinciali di Rifondazione Andrea Calò e Lorenzo Verdi, chiedevano, sostenendo lo sciopero dei dipendenti della società che gestisce l'ippodromo Ippodromi Fiorentini di cui è presidente  Concetto Mazzarella, l'indicazione di un preciso piano di rilancio del settore sia da parte della società che da parte del Comune. Con ogni evidenza, dunque, nonostante i proclami, sul futuro degli ippodromi fiorentini continua a esserci un pesante fumo.
Unico dato certo? Per ora, il dato di fatto riguarda la chiusura della struttura dedicata al trotto de Le Mulina e la sua offerta alla gestione dei privati, come gli stessi assessori all'ambiente Caterina Biti e al patrimonio Stefania Saccardi hanno annunciato pubblicamente tramite stampa. Oltre all'unificazione del trotto e del galoppo nella struttura omnicomprensiva del Visarno. Ma, se per Le Mulina viene richiesto l'intervento di un privato, gruppo o singolo, che gestisca la struttura con un possibile orientamento verso il mondo del cavallo ( ipotetico, come risulta dal bando) per il Visarno il futuro è ancora in alto mare. Come lo è quello degli stipendi dei lavoratori di Ippodromi Fiorentini.

Tornando al Visarno, la pista di trotto procede lentamente verso la sua ultimazione. Tant'è vero che  c'è chi scommette sul suo completamento a ottobre, come previsto dagli accordi. Un'alea che però rimane: attualmente, a quanto è dato vedere ai curiosi che si fermano magari facendo footing nel Parco, i lavori sono rallentati  parecchio, e i lavoratori sembrano essersi squagliati, tranne un eroico operaio. Forse il calore feroce di questi giorni ne è in qualche modo responsabile.

Ma, andando a curiosare nel degrado in cui giace quella parte del Visarno in cui un tempo alloggiavano cavalli e allenatori, stazionavano proprietari e famiglie, bambini che andavano a guardare gli atleti a quattro zampe sognando un giorno di galoppare magari proprio nella pista alle loro spalle, abbiamo incontrato Renato Monaco, allenatore di fama nazionale,  l'ultimo "resistente" nel degrado montante. Ricordando intanto un dato: nel 2009, esattamente il 1 dicembre,
la direzione amministrativa di Ippodromi fiorentini annunciò non solo la decisione di tagliare i diepndenti (18 su 48), ma anche quella di interdire agli allenatori di cavalli dal giorno dopo, vale a dire dal 2 dicembre 2009, l'uso delle piste se non nei giorni delle gare. Una decisione che oltre a mettere in crisi decine di trainer, rischiava di paralizzare lo stesso mondo dell'ippica fiorentino. Una vecchia vicenda che si concluse con una storica sentenza: infatti, il Tribunale di Firenze, cui si erano appellati, dette ragione agli allenatori, condannando la società alla messa in pristino della struttura. Tutto finito? Neanche per idea, tant'è vero che di lì a poco, nuovamente, Ippodromi fiorentini inguinse agli allenatori di smobilitare. Ne nacque un'altra causa di cui ancora non è dato sapere la sorte.

Intanto, però, fra appalti, accordi col Comune, rinnovi e proroghe, il risultato è evidente a chiunque si inoltri fra quelli che un tempo eran box per i cavalli e camere per chi li accudiva. Nel degrado totale, Renato Monaco spiega: "ho cominciato a fare l'allenatore nel 1978, e a Firenze sono da circa 40 anni. Guardandomi intorno, vedo parecchie cose che si potrebbero fare, se veramente gli attori di questa lunga agonia fossero intenzionati a rilanciare davvero le corse, l'ippica, l'indotto. Ad esempio, riportare gli allenatori: sarebbe ancora possibile, nonostante la costruzione iniziata della pista di trotto, ricavare una piccola pista di allenamento per noi". Se infatti si parla di rilancio dell'ippica, è del tutto fuorviante che lo si possa fare escludendo i trainer. Che, di fatto e nonostante l'ultimo presidio tenuto da Renato Monaco, è cosa fatta: infatti 5 allenatori sono già fuori, Monaco fa tutti i giorni Firenze-Pisa dove ha altri cavalli, un altro trainer fa Livorno-Firenze. Ovvio che saranno costretti a cessare. E dunque, essendo davanti a un esperto e uomo di cavalli, viene normale chiedere se le iniziative prese con fatica dalla Società e dal Comune possono realmente andare a incidere su un rilancio dell'ippica fiorentina. "Se si parla della fusione fra Le Mulina e il Visarno – spiega Monaco – posso dire che l'unico risultato può essere un risparmio di manodopera. Soprattutto tenendo conto dello stato della struttura delle tribune del Visarno, o dei servizi che offre. Per quanto riguarda la pista, non entro nel merito, ma ci sono alcune criticità che riguardano quella del trotto, ancora in costruzione, come alcune curve ellittiche potenzialmente pericolose. Ma di questo si devono occupare i tecnici".

E pensare che nel 2010 era stata annunciata la grande svolta, proprio dal presidente di Ippodromi fiorentini, Concetto Mazzarella, che aveva rilasciato ufficialmente dichiarazioni alla stampa in cui si annunciava  una concertazione con la Regione Toscana per portare avanti l'idea di una sorta di minicasinò nella struttura del Visarno, con la presenza di video slot machine, tavoli del poker, del blackjack, una roulette, oltre all'aggiunta di un ristorante e una sala eventi. Insomma, si poteva pensare di costruire attorno all'ippodromo una piccola cittadella del gioco, e fu questa l'idea che in qualche modo anche Confindustria avallò in un suo progetto circa le strutture degli ippodromi, per fronteggiare il calo d'interesse e di volumi di gioco registrati attorno all'ippica.
Ma ora a distanza di solo due anni, la malinconica atmosfera d'abbandono che si respira al Visarno sembra davvero un paradosso rispetto a quelle trionfalistiche dichiarazioni. E tutto sembra molto lontano, soprattuto da ciò che potrebbe augurarsi un appassionato di cavalli e gare.

Ma cosa si dovrebbe fare, per pensare davvero a un rilancio dell' Ippodromo fiorentino e a tutto ciò che rappresenta?
"E' necessario cominciare dalla struttura per il pubblico – spiega deciso Monaco – tutto deve essere ripristinato per permettere alla gente di trascorrere una giornata intera nell'area dell'ippodromo divertendosi. Sa quanto dura una corsa di galoppo? Circa due minuti. E fra una corsa e l'altra passa mezz'ora. Ciò significa che, se vuoi attirare anche qualcuno che non sia esclusivamente del giro degli appassionati, devi mettere in grado l'ambiente di essere piacevole, il bar di funzionare ottimamente, l'erbaccia deve essere tolta dalle tribune, i servizi igienici puliti e funzionanti, tutta la struttura accessibile anche ai disabili. E perchè no, un ristorante, e ci sta anche una piccola galleria di boutique. Insomma, fare il possibile perchè oltre lo spettacolo delle corse le persone possano ritrovarsi per passare una giornata piacevole". Insomma, basterebbe importare, sembra di capire, quel magnifico spirito anglosassone che porta le famiglie britanniche a darsi appuntamento all'ippodromo con i cestini del pic-nic, come succede, appunto, ad Ascot.

E proposte, l'indomito trainer, ne ha. Come corsi per bambini e per gentlemen e amazzoni (due amazzoni formate da Monaco hanno vinto la classifica nazionale), passeggiate a cavallo, spazi per le famiglie che possano permettere ai bambini di avvicnarsi in modo corretto all'ippica, ma anche un avvicinamento alle scuole e ippoterapia. Insomma, una vera e propria rivoluzione che porti un mondo affascinante ma spesso in mano a pochi addetti verso un approccio popolare e allargato. E l'esempio è ovviamente sempre la solita Inghilterra.
"Inoltre, con una società che avesse davvero interesse al rilancio dell'ippica fiorentina, si potrebbero richiedere più giornate agonistiche. Del resto, pensare in questo modo è un'esigenza reale: se l'ippica è in crisi, il completo abbandono in cui giacciono le strutture non riuscirà di certo e invogliare nessuno a riprendere ad andare all'ippodromo. E forse, sarebbe compito del Comune di Firenze esercitare un controllo più stringente sui gestori e sui lavori".

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