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Ippodromo delle Cascine, dipendenti da 4 mesi senza stipendio Cronaca

«Fino a vent’anni fa a vedere le corse il sabato ci venivano tra le 900 e le 1200 persone, la domenica a volte arrivavano fino a 2000. Oggi il sabato vengono si  e no 70-80 pensionati». Fedele Godi all’Ippodromo delle Cascine ci lavora da 35 anni. Oggi è uno dei 37 dipendenti della Ippodromi Fiorentini, società che ha vinto l’ultima gara d’appalto indetta dal Comune di Firenze per la gestione dell’impianto, che da 4 mesi non percepiscono lo stipendio, insieme ai 15 lavoratori della Visarno Service, la controllata che gestisce il ramo totalizzazione e scommesse. «Nonostante questo abbiamo continuato a lavorare senza impedire lo  svolgimento delle corse – fanno sapere le segreterie provinciali di Slc Cgil e Fistel Cisl, insieme alle Rsu di Ippodromi Fiorentini, che stamattina hanno indetto uno sciopero e organizzato un presidio all’ingresso della struttura – Ma adesso vogliamo sapere quali intenzioni ha l’Amministrazione per il futuro di questo ippodromo e per l’ippica fiorentina, quali sono i piani per questa struttura nel progetto tanto sbandierato delle Grandi Cascine».
La crisi della società Ippodromi Fiorentini non nasce ieri. E lo stato di incuria in cui versa l’intera struttura denuncia la mancanza pluriennale di manutenzione. Sono già due anni che i dipendenti vengono sottoposti periodicamente a periodi di cassa integrazione in deroga, in seguito all’accordo trovato con i sindacati per scongiurare i 18 licenziamenti che la società aveva avviato nel 2009, pochi mesi dopo l’inizio della sua gestione. Con la fuoriuscita volontaria di 7 addetti e il ricorso alla CID, unico ammortizzatore sociale previsto per la categoria, si sono mantenuti i posti di lavoro. Ma la Ippodromi fiorentini, che aveva vinto la gara d’appalto offrendo la cifra iperbolica di 1,3 milioni di euro all’anno come canone di locazione, non è mai riuscita a pagare l’importo al Comune e ad un certo punto ha dovuto rinegoziare la convenzione, impegnandosi a farsi carico dei lavori per la costruzione della seconda pista per il trotto, da affiancare a quella per il galoppo, così da ridurre i costi di gestione spalmati fino a ieri su due strutture dirimpettaie, e a versare all’amministrazione 200 mila euro entro la fine di questo mese, pena la fine del mandato di gestione e l’indizione di una nuova gara. «Come farà la società a pagare entro giugno resta un mistero – spiega Paolo Aietti, segretario Slc Cgil Firenze – I dipendenti sono quasi certi che non ce la farà e che si andrà a nuova gara, sperando di essere presi in carico dalla nuova società vincitrice».
Il signor Fedele era lì durante i tempi d’oro in cui «era tutto un prato meraviglioso, la pista di sabbia per l’allenamento era tra le migliori d’Italia e nelle scuderie alloggiavano, nei mesi delle corse, anche 200 cavalli». E’ passato, insieme ai due impianti, costruiti dopo l’alluvione del 1967, attraverso le varie gestioni che si sono avvicendate negli anni, dalla Società fiorentina per le corse dei cavalli, che faceva capo alla Montedison, fino al 1992; passando poi per la società ippica Villa gloria Agnano, fino al 1997, poi per la Sisal, gestione durata due anni e poi bloccata dall’Antitrust, e infine, dal 1999, la società Ippodromo e Città di Gaetano Papalia, che gestiva anche gli impianti di Napoli, Roma e Siena. La stessa società che poi, attraverso varie operazioni di cessione d’azienda e cambi di nome, ha vinto anche l’ultimo affidamento quindicinale nel 2008. «Da quel momento – spiega Godi – la piazza di Firenze è stata depredata, le risorse sono state dimezzate e si è scelto di puntare su Napoli e Roma. Eppure all’ultima  gara si erano presentate società importanti come la Snai e Ippogroup, offrendo cifre di molto inferiori, intorno alle 600-700mila euro. La Ippodromi Fiorentini ha offerto una cifra astronomica, che infatti non è mai riuscita a pagare. Tant’è che dopo 2 mesi ha inviato le 18 lettere di licenziamento, e dopo poco ha dovuto rinegoziare la convenzione».
La nuova pista dovrebbe essere pronta in autunno, quando ripartiranno le corse. Ma le gru oggi erano ferme, i lavori procedono a rilento, tutta la struttura al coperto «si regge in piedi solo perché stata costruita in cemento armato» e dal Comune non si fa vedere mai nessuno.
«C’è una responsabilità grossa del Comune in qualità di proprietario – conclude Aietti – Firenze ha avuto da sempre un ruolo importante nel sistema dell’ippica nazionale e il progetto delle Grandi Cascine non può prescindere dalla valorizzazione di un impianto così strategico e che genera lavoro, sia dentro che nell’indotto».

 

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