energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Ires, ripresa lieve, ma senza investimenti l’economia resta debole Economia

Firenze – L’economia toscana reagisce alla crisi ma non c’è da suonar campane. È quanto emerge dal rapporto Ires sui dati INPS relativi ai primi nove mesi del 2015, presentato stamattina da CGIL Toscana: dati in linea con l’andamento nazionale, che segnano una modesta crescita del PIL e degli avviamenti al lavoro (ma anche dei licenziamenti) e un calo della cassa integrazione, a cui fa da contraltare un pacchetto di investimenti e produzione industriale fermo al palo.

I posti di lavoro a tempo indeterminato nei settori pubblico e privato – ad esclusione dell’agricoltura e del lavoro domestico – salgono a 22.584 rispetto ai primo nove mesi del 2014, ma cresce il numero delle cessazioni al punto che la differenza tra le due è di appena 4.811 unità. «Gli impieghi sono in crescita – ha detto, parlando di “situazione controversa” Daniele Quiriconi della Segreteria regionale CGIL Toscana – ma non tali da parlare di ripresa vera e propria». Più consistente il numero dei lavoratori a termine (171.411 avviamenti contro 141.257 cessazioni). In ulteriore calo dell’8,54% l’apprendistato, ormai quasi residuale. Le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato sono in crescita del 13,31% (si passa dalle 22.409 unità al settembre 2014 alle 25.392 del 2015), soprattutto per merito degli incentivi della legge 190/14. È tuttavia da notare che nel 2013, senza gli incentivi, erano state 29.103, dunque ben superiori a quelle del 2015.

Continua la crescita esponenziale dei voucher: in nove mesi in Toscana ne sono stati venduti 5.665.991 da 10 euro l’uno (+81,9%) senza che questo abbia minimamente contribuito a intaccare lavoro nero e irregolarità, anzi: nel recente bilancio sociale INPS sono emerse 4.175 aziende irregolari su 4.923 ispezionate, il ché si traduce in 4mila lavoratori scoperti completamente in nero.

“Quella dei voucher è una situazione ormai fuori controllo. Da strumento creato per garantire trasparenza, si è rivelato l’ideale per coprire il nero”. Cala la cassa integrazione, ma i valori restano superiori di circa 8 volte rispetto all’inizio della crisi; quella ordinaria resta stabile (poco al di sotto dei 7 milioni di ore lavoro) mentre si riduce di molto quella straordinaria, che passa da 25.295.000 ore a 17.695.000, anche oer effetto dell’esaurimento degli ammortizzatori, confermato – del resto – dall’aumento dei licenziamenti collettivi, al 39,3%. “È quella che chiamiamo coda velenosa della crisi”.

Il PIl sale dello 0,6% (dati Prometeia) e la crescita sarà proporzionale per il 2016 (+1,1%) e nel 2017 (+1,4%), ma i dati sono poco soddisfacenti per garantire qualcosa di più che un consolidamento dei livelli occupazionali in grado di competere con le condizioni pre-crisi. “Rimangono – ha spiegato il presidente di Ires, Fabio Giovagnolialcuni nodi difficili da sciogliere. Primo fra tutti, gli investimenti”. Se l’export, infatti, cresce dell’1,2% e i consumi crescono dell’1%, la curva degli investimenti resta ben al di sotto di quella del PIL.

“La crescita del PIL corrisponde anche a una crescita del valore aggiunto, quindi si crea una qualche ricchezza in più, ma questa ricchezza non viene dirottata sugli investimenti. Come può un’economia pensare di risolvere i problemi di equilibrio senza che ci sia un adeguamento tra PIL e investimenti?”. L’economia resta debole, al punto che la ricaduta sul lavoro è quella che è. Estremamente modesta.

Anche sull’export i dati positivi, se analizzati nel lungo periodo, non possono ancora dar adito a entusiasmi. “I numeri – ha proseguito Giovagnoli – indicano una sostanziale stabilità nel secondo trimestre del 2015 rispetto all’anno scorso, con un leggero calo rispetto al 2012. Questo vuol dire che la capacità dell’export della regione Toscana, ancorché a livelli ancora alti, tende ad esaurirsi. Anche qui, senza investimenti è difficile pensare a una fase di crescita”. La produzione industriale segnala un -0,3%: da un numero indice di 104 nel 2007, siamo oggi a 82. Per quanto riguarda la situazione del credito, infine, l’unico dato in crescita è rappresentato dai mutui per l’acquisto di abitazioni, “segnale più di un clima che di un cambio di fase, in quanto le sofferenza bancarie in continuo aumento e gli impieghi in analogo calo, non sembrano confermare l’ottimismo da più parti profuso”. Senza investimenti, in buona sostanza, “l’economia resta debole”.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »