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Isa, da Istituto d’Arte a Liceo, perdendo qualcosa Società

Isa, ovverossia Istituto d'Arte. O meglio, ormai, Liceo Artistico. Una scuola che, nei decenni, è sempre stata sinonimo di una mistura equilibrata di concretezza e formazione teorica. Una scuola che ha sempre avuto, nei suoi numerosissimi laboratori e nell'eccellenza dei suoi docenti, un tratto distintivo e caratteristico. Una scuola che, con la trasformazione in liceo, teme di perdere quei tratti che affondavano nella tradizione delle arti fiorentine, quel suo essere al tempo stesso "scuola" e "bottega" d'arte.

A temerlo, in primis, sono soprattutto i ragazzi. E se il timore più forte è proprio perdere quel patrimonio del "fare", dell'imparare sui materiali e con gli strumenti in mano a mettere materia, cuore, cervello a servizio dell'arte, in seconda battuta urge anche la paura di non essere più in grado, una volta usciti, di proporsi alle botteghe artigiane che fanno il vanto di Firenze. Perchè? Per il fatto che il rischio paventato dagli studenti è che venga sacrificato, nel nuovo "ordinamento" liceale, quello spazio che in modo professionale, da veri maestri di bottega, costituiva l'essenza più intima  della scuola.

A parlarne, l'ultimo giorno di scuola nel bellissimo parco di cui è stato detto che "fa prigioniera" la scuola (ma le polemiche, almeno apparentemente, sembrano superate) uno dei rappresentanti d'Istituto degli studenti, Damiano. "Il rischio che ci spaventa di più – spiega pazientemente, sotto una fine acquerugiola che rende ancora più soffocante l'aria – è proprio il fatto che si perda la caratteristica che rendeva la scuola diversa e innovativa rispetto alle scuole d'arte in generale, vale a dire quella molteplicità di insegnamenti sui materiali, sull'opera, sul mestiere che era un bagaglio preziosissimo". Lo spazio minore che potrebbe essere riservato alla formazione "sul campo" congiura, secondo gli studenti, a sminuire e dequalificare una scuola che ha sempre avuto la sua ragion d'essere nel riproporre, ovviamente mutate le cose da mutare, quell'impareggiabile rapporto di "scuola" proprio delle antiche botteghe fiorentine. Dove Leonardo imparava a mescere i colori, Michelangelo a preparare il marmo, Cellini a levigare il bronzo. Insomma, un patrimonio di antico e moderno, anzi innovativo e tecnologico, di cui i ragazzi temono la perdita.

"Una perdita che rischia di essere penalizzante anche a livello occupazionale – ricorda Damiano – una delle virtù della scuola era proprio quella di potere uscire con un bagaglio di base che permetteva di proporsi ai vari artigiani della città. Un bagaglio che, se venisse depauperato come potrebbe avvenire, ridurrebbe la possibilità per chi ha di mira una formazione artistica orientata al lavoro senza l'obbligo del diploma universitario, di trovare un'occupazione".

E da parte della direzione dell'Istituto non giungono voci molto rassicuranti. Il dirigente scolastico dell'Isa  Anna Maria Addabbo di fatto conferma le preoccupazioni dei ragazzi. "Il rischio c'è – dice, riferendosi ai timori degli studenti – il "cambio" in concreto porta in effetti a sbilanciare quel "magico" connubio che era caratteristico dell'Isa, e cioè la perfetta congiunzione fra attività di laboratorio e insegnamento teorico. Le ore di laboratorio sono state drasticamente ridotte. La riduzione dell'orario (40 ore settimanali) in realtà di per se' non mi vede contraria, ma è ricaduto sostanzialmente sui laboratori". E non solo. "Per fare un esempio – riprende la preside – nell'ultimo triennio sono state eliminate le discipline plastiche e scultoree, quelle grafiche e pittoriche, e quelle geometriche". Una grossa perdita, specialmente per l'indirizzo di Arti figurative, ma anche per tutti gli altri. Nel biennio, sempre seguendo gli esempi, le discipline citate prevedono solo tre ore a settimana. "Troppo poche – conclude Anna Maria Addabbo – anche perchè nel biennio ci sono discipline come quelle geometriche che abbisognano di un tempo più lungo per essere veramente formative".
Come fare a parare il colpo? "Nell'ambito della nostra autonomia – spiega Abbado – cerchiamo di evitare il più possibile il sacrificio dei laboratori e delle discipline. Ma poi, di fatto, gli ostacoli sono spesso veramente difficili, e vanno dalla sistemazione dell'organico al condizionamento, ovvio, rappresentato dalle risorse disponibili. In ogni caso, si tratta di aggiustamenti interni da studiarsi anno per anno".

D'altro canto, all'interno del corpo docenti ci sono stati molti professori che hanno apprezzato il cambiamento di "status". "Come normalmente accade – taglia corto la preside – c'è stata una votazione e ha vinto la maggioranza".
Infine, per quanto riguarda le chances occupazionali dei ragazzi?
"Abbiamo un ottimo corso di perfezionamento biennale – risponde Addabbo – che comprende le specializzazioni dei laboratori. Gratuiti, vi si accede, chi naturalmente vuole farlo, dopo la maturità. Una magnifica opportunità: basti pensare che fra gli studenti di anno scorso l'80% dei ragazzi di oreficeria ha trovato lavoro". Che di questi tempi, sembra quasi un miracolo. 

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