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Isabelle Huppert nelle vesti di Mary Stuart incanta la Pergola Spettacoli

Firenze – Che cosa ha detto Mary? Ha detto quello che ha detto. Non interessa più di tanto il monologo di una donna colta, cresciuta nel lusso e nel comando, nelle ore che precedono la sua esecuzione, avvenuta l’8 gennaio 1587 presso  il castello di Fotheringhay. Aveva 44 anni ed era stata tenuta per quasi vent’anni prigioniera da Elisabetta d’Inghilterra che alla fine ne ordinò la morte sul patibolo.

Mary Stuart è uno di quei personaggi ingoiati dalla storia, del tutto inadeguata a gestire da regina i tempi delle guerre di religione e degli intrighi intorno alle corone di Scozia e d’Inghilterra.

La tragicità del suo destino e la sua indomabile volontà, seppure incapace di scegliere strade e mariti giusti, interessa e molto a uomini di teatro come Darryl Pinckney, autore del testo “Mary said what she said” e Bob Wilson che lo ha messo in scena per il Théâtre de la Ville di Parigi .

E soprattutto ha ispirato una delle più grandi attrici contemporanee, Isabelle Huppert che per tre giorni ha ipnotizzato il pubblico fiorentino della Pergola nell’anteprima, esclusiva italiana, della stagione teatrale 2019-2020.

Uno spettacolo magnifico, degno della premiata ditta Wilson e Huppert (Orlando, da Virginia Woolf, e Quartett da Heiner Müller) che alla terza prova sono riusciti a trasmettere fisicamente le sofferenze, la rabbia, l’amore, l’orgoglio, della regina di Scozia. Il contrario dunque di “alienazione” o “distanziamento”, l’effetto è piuttosto quello di colpire i sensi degli spettatori costringendoli a fare proprio il flusso di coscienza alla Beckett, le esplosioni interne, l’odio e l’amore. L’urlo e la furia.

Il pezzo teatrale si potrebbe dunque definire concerto per parole, musica e luce, concetto che non a caso l’attrice francese definisce “sculture sonore”. Le parole precipitano con ritmi, velocità e metriche diversi nell’eccezionale capacità recitativa della Huppert. Non è neppure indispensabile che il pubblico non francofono riesca a seguire i significati: in alcuni passaggi è il suono accelerato ma disciplinato che trasmette il contenuto.

Le luci hanno i colori freddi e opachi degli stati d’animo dal nero al bianco, con alcuni punti più luminescenti a segnare il centro della sofferenza lancinante. Le musiche sono di Ludovico Einaudi con un’alternanza di pseudo barocco (reminiscenze dei figli di Bach, di Telemann e del Canone di Pachelbel), musica di corte, nei momenti della rabbia e dell’orgoglio e di quelle atmosfere alternativamente dolci e glaciali che sono il meglio della cifra stilistica del compositore piemontese nei momenti del ricordo nostalgico.

La protagonista che veste l’abito di foggia cinquecentesca del ritratto di Mary Stuart di Francois Clouet concentra su di sé l’attenzione del pubblico sottolineando le sue parole con movimenti rapidi o lenti e a questi movimenti corrispondono simultanei cambiamenti delle luci e dei colori.

Nel suo approccio diretto verso il pubblico, Wilson ha inserito un sipario scomposto nei suoi elementi verticali e orizzontali con al centro un video nel quale un cane continua a girare su stesso nel vano tentativo di mordersi la coda. Attenti, segnala il regista, tutto quello che vedrete ha senso solo nel momento in cui lo vedete: Mary ha detto quello che ha detto. Tornate a casa e non pensateci più.

Per le tre rappresentazioni il pubblico ha tributato all’attrice una standing ovation di più di dieci minuti.

La pièce di Wilson – Huppert  costituisce il “varo” di un progetto unico in Europa: due prestigiose e storiche istituzioni teatrali, come il Théâtre de la Ville di Parigi e il Teatro della Pergola di Firenze, insieme a tante altre confluite intorno a questo asse Italia/Francia, si impegnano fianco a fianco nella progettazione di opportunità rivolte ai giovani, secondo gli intenti espressi dalla Carta 18-XXI, manifesto di principi che mettono al centro quanti hanno compiuto 18 anni nel 2018.

Il secondo atto nel 2020. Al Teatro della Pergola, verrà allestito Jungle Book diretto da Robert Wilson, in partnership con il Théâtre de la Ville, e vedranno la luce altre produzioni tra le quali i nuovi spettacoli di Dimitris Papaioannou, Euripides Laskaridis e Juan Carlos Martel.

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