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Isolotto, cantiere infinito per il palazzo Erp Società

La struttura è lì, affacciata su piazzetta San Sepolcro, all'Isolotto, e lì permane insieme ad abitanti esasperati e degrado. Già, perchè quel palazzone popolare è stato risistemato da poco, pochissimo tempo: 3 mesi fa, per la precisione. Ma ora c'è un altro cantiere. Sì, perchè i problemi si sono ripresentati tutti, esattamente come prima.

Ma andiamo con ordine. L’edificio di edilizia pubblica di piazzetta S.Sepolcro all’Isolotto è stato inaugurato a fine aprile 2010 alla presenza del sindaco Renzi e dell’assessore alla casa Claudio Fantoni, come informa il Sunia, il sindacato degli inquilini portavoce delle accese proteste degli assegnatari. E’ di proprietà del comune di Firenze che lo gestisce attraverso “Casa spa”, azienda di proprietà di 33 comuni dell’area fiorentina. Vi abitano 28 famiglie. In molte di queste vi abitano persone colpite da gravi disabilità motorie. Inoltre, alle 28 unità immobiliari si aggiunge un garage coperto, e un piano terra di circa 427 metri quadri che doveva servire per gli uffici pubblici del quartiere.

Costo globale? 2.563.412 euro. L'opera, come informa il sindacato, è stata realizzata da un'impresa di Napoli, su progetto e direzione dei lavori di Casa spa.
Le prime, evidenti tracce che qualcosa non andava per il verso giusto cominciarono ad emergere a pochi mesi dalla consegna delle chiavi. Mattonelle dei pavimenti dentro gli appartamenti che si sollevavano, infissi che si staccavano, impianti a gas malfunzionanti, persino le porte di ingresso degli appartamenti si staccavano dal muro con la massima facilità.
Questo all'interno degli appartamenti.

All'esterno, ingressi e vani scale si sgretolavano giorno dopo giorno, facendo emergere umidità, mentre l'intonaco cadeva a pezzi. Ma non era niente rispetto alle cantine: bastava un acquazzone per allagare tutto, rovinando irrimediabilmente tutto ciò che c'era dentro. Il garage poi, con la pioggia, diventava una gigantesca piscina.
La piazzetta su cui si affacciano le abitazioni della struttura, e che è di uso pubblico, era infine quasi inagibile per i disabili: infatti, lapaviemntazione si era alzata, creando ostacoli non facilmente sormontabili con le carrozzine, o per chi cammina appoggiandosi alle stampelle. Spazi verdi? Ostruiti dai materiali di cantiere, erano completamente abbandonati all'incuria e al degrado.

Insomma, a un anno dall'inaugurazione e dalla festa, l'intera area era preda di un degrado indicible e apparentmente inarrestabile, mentre lo stabile sembrava vecchio di almeno trent'anni.
"Risale a aprile 2011 la decisione degli inquilini di denucniare tutto al Sunia – ricorda Simone Porzio, segretario generale del sindacato toscano – dopo aver inutilmente allertato Casa spa".
Ed ecco che, seguendo il sindacato, gli abitanti si organizzarono in autogestione, gestendo così con modalità economiche e condivise spazi comuni e spese. Il Sunia si mosse anche per portare a conoscenza del Comune e di Casa spa le condizioni miserrime in cui giaceva l'area.
Il sopralluogo si tenne con esponenti del Sunia, vertici di Casa spa e assessore alla casa Claudio Fantoni. Impegni furono presi, e azioni svolte.

"Lo stabile fu di fatto rivoltato come un guanto – spiega Porzio – la pavimentazione della piazza venne competamente rimossa e sostituita, le tubazioni di scolo rifatte di sana pianta etc. Ma, dopo circa tre mesi di lavori e di conseguenti disagi, i problemi solo in minima parte sono stati risolti. Anzi se ne sono aggiunti altri".
E quali sono, questi "altri"? Eccoli, in lista: le mattonelle della piazza hanno ricominciato a sollevarsi, l’acqua ha iniziato nuovamente ad allagare cantine e garages, il giardinetto pubblico e le aiuole circostanti sono diventate una discarica di rifiuti a cielo aperto.

Non solo: "Addirittura l’illuminazione dei lampioni pubblici della zona è stata agganciata con un filo volante al contatore di una scala del condominio" denuncia il sindacato.
Siamo dunque punto a capo? Parrebbe.
"Si è aperto un nuovo polveroso cantiere dove vi lavorano ogni giorno 2-3 operai che compiono nuovamente le azioni di qualche mese fa – indica Porzio – il garage a due anni dalla assegnazione non è stato ancora aperto. Le colpe un giorno ricadono sui vigili del fuoco, un giorno sugli uffici tecnici del comune, un giorno ancora su casa spa".
La situazione sta diventando esplosiva: le famiglie assegnatarie sono esasperate, in particolare quelle (e sono tante) con familiari portatori di handicap. Questi ultimi da mesi ormai, non possono uscire e stazionare nella piazzetta sottostante.
E, oltre agli assegantari, è lo stesso Sunia a non riuscire più a capacitarsi dell'intera, incredibile vicenda. E non si risparmia nelle critiche: " In primo luogo – dice il segretario – la direzione e la vigilanza sui lavori da parte dei comuni e casa spa si dimostra, come in questo caso, non all’altezza della situazione e consente alle ditte appaltatrici di eseguire malamente lavori utilizzando materiali scadenti e manodopera poco qualficata. In secondo luogo, lo spreco di risorse pubbliche grida vendetta. Sempre più spesso i già pochi soldi dei contribuenti destinati alle case popolari vengono utilizzati per rappezzare stabili e alloggi appena costruiti. Centinaia di migliaia di euro buttati dalla finestra. In terzo luogo e conseguentemente, meno risorse vengono destinate per le nuove costruzioni e soprattutto per il ripristino delle oltre 180 abitazioni popolari esistenti a Firenze, attualmente sfitte da anni, perché come dice ogni giorno l’assessore alla casa Fantoni puntando, anche a ragione, il dito su regione e stato centrale, non ha i soldi per ristrutturarle".

Oltre a tutto ciò, il Sunia segnala anche la presenza nello stabile di tre fondi mai utilizzati dotati di servizi igienici, riscaldamento e condizionatori, in attesa di trasformarsi in improbabili uffici di quartiere.  "Situazioni analoghe esistono in via Giuliani, via del Pesciolino, in diversi edifici delle Piagge, di Ponte a Greve, di Sorgane – segnala Porzio –  decine e decine di locali attrezzati destinati a rimanere vuoti e ad andare in malora. Per questo lanciamo la proposta di destinarli ad uso abitativo e assegnarli alle oltre 3000 famiglie sulle quali incombe la mannaia dello sfratto con forza pubblica. I tempi attuali richiedono infatti non solo rigore, coerenza e meno demagogia, ma soprattutto soluzioni concrete".

 

 

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