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Isolotto di Sieni: disvelamenti di un quartiere con il corpo e l’amore Spettacoli

Firenze – Torna la danza e dintorni nell’ideazione creativa di Virgilio Sieni: il Festival Cantieri Culturali Firenze attraverso un’articolazione di performance, pratiche, laboratori e residenze artistiche in luoghi del quartiere 4 di Firenze dal 30 giugno al 10 luglio 2020. E’ il quartiere , l’Isolotto, che dà il titolo al festival.

Il festival si articola in 8 giornate ed espande l’esperienza triennale negli spazi dell’Isolotto vecchio (dal 30 giugno al 3 luglio), proponendo cicli di eventi e pratiche nei territori di San Bartolo a Cintoia, Le Torri, Monticelli e Boschetto con il progetto pilota Geografia culturale di vicinato che costituisce la seconda tranche (6>7 e 9>10 luglio).

Il festival ha inizio con un disvelamento di Piazza dell’Isolotto: Bach Duet, performance della Compagnia Virgilio Sieni con i danzatori Jari Boldrini e Maurizio Giunti e la musicista Naomi Berrill, inaugura il sagrato della chiesa recentemente ristrutturato, costruendo un atlante di danze sussurrate, liturgie gestuali che percorrono i sentieri e le declinazioni poetiche della musica di Bach.

Alla serata inaugurale nella piazza rappresentativa del quartiere seguono tre giorni, 1, 2 e 3 luglio, interamente dedicati alla scoperta degli spazi dell’”Isolotto vecchio”: aree verdi, alberi, piattaforme, slarghi abitati, interstizi tra palazzi, piste di pattinaggio, luoghi urbani e spazi apparentemente dimenticati, divengono sede e sviluppo di pratiche creative volte a ridefinire il senso della visione del corpo, dello spazio della città e del senso di condivisione che emerge nell’atto performativo.

Il percorso del 1° luglio ha inizio nella Galleria Isolotto, presidio culturale che al suo quarto anno di attività si presenta come centro d’innovazione e rigenerazione di pratiche artistiche ed educative con l’obiettivo di diffondere ed espandere i confini territoriali e culturali delle città e delle periferie.

In occasione del festival ospita due iniziative generate da un lavoro di tessitura, osservazione e frequentazione delle posture e dei paesaggi del territorio: Polaroid Isolotto mostra fotografica di Michelle Davis e Atlante dei ritratti, percorso di formazione artistica ed esposizione in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Firenze e a cura di Sara Arfanotti. Entrambi i progetti si propongono come “atelier diffuso” nel quartiere ricercando e catturando, senza filtri e obiettivi, l’incontro e il dialogo visivo con i luoghi, le persone e la città.

Durante tutto il festival, azioni generate da e per il luogo, si fondono tra musica, danza e racconto. Ogni momento accoglie e si lascia influenzare dalla topografia della città, proponendo e ricomponendo il senso della danza secondo uno sguardo resiliente sull’avvenire.

Qui si inserisce il ciclo di performance, a cura di Virgilio Sieni, ispirate al concetto di Soglia: 4 duetti e 3 soli con Jari Boldrini, Nicola Cisternino e Andrea Palumbo, che nascono da una ricerca fondata sull’evoluzione del duplice rapporto tra opera d’arte e gesto, città e territorio attraverso un agire tattile che si sviluppa in risonanza con le opere prese come riferimento: Cena in Emmaus di Caravaggio (1601-1602) Concerto interrotto di Tiziano (1510) e La lezioni di canto di Giorgione (1500).

Il progetto Palazzo Arte, che Virgilio Sieni realizza in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana, coinvolge nove famiglie nella realizzazione di un’opera video proiettata nei diversi luoghi del festival restituendoci l’immagine di una sorta di “museo agito” nelle soglie e nelle adiacenze delle abitazioni: un percorso di sensibilizzazione attraverso il corpo di capolavori d’arte pittorica tra ‘500 e ‘600.

Il ciclo di tre Meditazioni con l’albero, esprime un dialogo intimo ed evocativo tra la danzatrice Maya Oliva, la violoncellista Naomi Berrill e tre alberi rappresentativi del Viale dei Bambini.

Un ippocastano, un olmo e una sughera sono protagonisti di tre soste/racconto, a cura di Mario Bencivenni, storico e architetto dei giardini: un’esperienza di attraversamento connotata da epifanie sorprendenti che materializzano le realtà della memoria, sensazioni dell’oggi, ipotesi per l’avvenire.

I luoghi del quartiere divengono così spazi in cui depositare uno sguardo poetico sul mondo lasciandosi influenzare e guidare dalle declinazioni dei dettagli che esso ci offre.

Con le performance site specific Oasi#1 di e con Agnese Lanza e Standing at the edge di e con Sara Sguotti, si ricrea un luogo nel luogo, una posizione, un invito al cambiamento e un agire istantaneo che ritroviamo in Twin di Marco D’Agostin che propone al corpo della danzatrice Marta Ciappina un processo di adattamento in tempo reale a un luogo, il campo da basket nei pressi della scuola Montagnola, che le è stato solo raccontato.

Questa visione e l’agire nel luogo si espande nel concetto di residenza atelier: sono ospitate le artiste Camilla Monga con VÆVER, residente tra la pista di pattinaggio in via Torcicoda e l’associazione Shakti, Nuvola Vandini con Chiasma e Tears of nature che abita due aree verdi tra viale dei Pini e viale degli Agrifogli ed Elisabetta Consonni con Recus-Procus, che sviluppa un lavoro di trasmissione con un gruppo di cittadini nel campo sportivo del Centro La Fiaba.

I lavori nascono dal dialogo con il territorio nelle sue diverse possibilità, considerando la residenza, ovvero lo stare nel luogo come dispositivo per la cura di spazi nuovi, per l’assimilazione di aree all’aperto e per la creazione di gruppi che si riconoscono nelle pratiche di consapevolezza del corpo. Tema fondante del festival infatti è quello della partecipazione e del coinvolgimento di cittadini di tutte le età e abilità in percorsi rivolti alla trasmissione del gesto nella sua relazione con il territorio.

In questo contesto, Virgilio Sieni con l’Accademia sull’arte del gesto propone: Dall’orizzonte un cammino che gioca sulla percezione della vicinanza e sull’apparire da lontano e Rituali Urbani, una raccolta di brevi danze per la costruzione di architetture silenziose creata con il Gruppo Cango, nato come un’esperienza rivolta a gruppi artistici composti da giovanissimi.

Dall’osservazione e dalla formalizzazione di un gioco per i più piccoli nasce Locomotiva, a cura di Delfina Stella, breve azione con tre bambini del quartiere per costruire un mezzo di trasporto per viaggiare con la fantasia.

Come eventi conclusivi si propongono performance serali (nell’Area Melograni del Viale dei Bambini e in Piazza dell’Isolotto) in cui la relazione tra gesto e suono diviene il punto focale per uno sguardo di apertura sull’incontro tra persone, storie e tratti d’esistenza.

Prima del concepimento, con Marina Giovannini (danza) ed Emanuele Parrini (violino), incarna l’essenza del mutamento ispirandosi all’esagramma numero 64 dell’I Ching, segno che descrive il momento in cui le cose stanno per cambiare.

Siblings, con la coppia di fratelli Mureddu, Giulia (danza) e Mat Pogo (voce, riproduttori, elettronica), rivela quella capacità di “sbriciolare” storia e schemi personali attraverso un dialogo inaspettato e ritrovato, composto da alterità e frammentazioni originarie.

Luglio, con Annamaria Ajmone (danza) e Felicity Mangan (sound designer), propone un primo incontro attraverso una elaborazione estemporanea del dialogo privato tra le due artiste.

Tutte le giornate del festival si chiudono con un appuntamento serale tra la Galleria Isolotto e il Giardino delle Erbacce, in piazza dei Tigli, due spazi emblematici del lavoro di rigenerazione del quartiere. L’area verde di Casa SPA è uno spazio aperto al pubblico solo in occasione del festival, simbolo della possibilità di scoprire, vivere e considerare aree disperse e dimenticate delle città. Qui vengono presentati Duetto e solo, interventi e incontri tra gli artisti del festival e la proiezione dell’opera video del progetto Palazzo Arte.

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