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Israele, cresce la tensione a Gerusalemme Opinion leader, Politica

Pisa – Israele lancia missili contro la Siria, è la terza volta in meno di un mese. Situazione calda anche in Cisgiordania, scontri a fuoco a Jenin e alla periferia di Jericho tra giovani palestinesi ed esercito israeliano. Le tensioni che da giorni hanno investito Gerusalemme non sembrano placarsi, con il rischio di innescare una nuova drammatica escalation nella regione.

In quella terra contesa se cercate una ragione banale per generare caos basta rivolgersi al punto più sacro della Santa, il Monte del Tempio (per gli ebrei) o Spianata delle Moschee (per i musulmani). Per gli estremisti israeliani e palestinesi quel luogo è il prescelto per dare agli eventi un corso rissoso: «Tutti vogliono il loro pezzo. Nazionalisti ebrei, sostenitori di Netanyahu, l’Autorità Palestinese, il regno hashemita di Giordania e Hamas». Ha scritto a riguardo Anshel Pfeffer su Haaretz. Aggiungendo che se volesse Hamas potrebbe sfruttare l’occasione dei recenti eventi per far esplodere una guerra a Gaza, «ma è poco probabile che lo faccia».

Nello stesso quotidiano il giornalista Nir Hasson, si sofferma sulla falsa informazione che gli israeliani (e il governo) abbiano l’intenzione di costruire un tempio al posto della moschea di Al-Aqsa: «Coloro che vorrebbero offrire sacrifici o costruire lì una sinagoga appartengono a gruppi radicali, impopolari alla maggioranza degli israeliani». Hasson si dice convinto che una battaglia “ideologica” dei palestinesi per lo status quo di Al-Aqsa non coincide con quella per mettere fine all’occupazione e alle sue storture discriminanti: «posso dire che l’occupazione a Gerusalemme è già sufficientemente orrenda e non c’è bisogno di inventare bugie».

Contrariamente alle voci diffuse nei social palestinesi «il governo israeliano non ha piani segreti per cacciare i musulmani fuori dal Monte del Tempio e trasformarlo in un sito di culto ebraico». Detto ciò è indubbio che le provocazioni continueranno con contagiosità a diffondersi. Israele e Palestina restano una società divisa tra due popoli ed infinite sfumature di integrazione o disintegrazione. Ferma la presenza di una propensione minoritaria ad inebriarsi di emozioni isteriche e paranoiche.

Fanatismo e troppa voglia di duello, fisico e verbale, esplodono in violenze che ovviamente hanno dirette implicazioni politiche. Internamente al campo palestinese Hamas ha tutto l’interesse a promuovere l’immagine del proprio ruolo di “guardiani” dei luoghi della fede islamica, in contrapposizione all’Autorità Nazionale Palestinese che è sempre più debole nei consensi. In Israele la maggiore criticità è l’evidente precarietà del governo, che gode tuttavia dell’appoggio internazionale della Casa Bianca. Pochi giorni fa il premier Naftali Bennett ha reso noto della prossima visita di Biden in estate. Intanto, dai banchi dell’opposizione Netanyahu è entrato in modalità campagna elettorale, ma alcuni analisti vociferano che in realtà sia pronto a preparare la definitiva e plateale uscita di scena. In ogni caso le acque in Medioriente restano agitate.

Alfredo De Girolamo   Enrico Catassi

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