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Israele al voto: la paura stavolta spinge il centrosinistra Opinion leader

Pisa – Follia omicida a Parigi, paura a Tel Aviv. Dopo i tragici giorni che hanno lasciato nel panico la Francia torna a colpire il terrorismo in Terra Santa. Vittime del nuovo insensato attacco i cittadini di Tel Aviv: aggrediti alla fermata del bus dalla furia di un giovane palestinese armato di coltello, che ha pugnalato in modo del tutto casuale una decina d’inermi passanti prima di essere bloccato e arrestato. L’attentatore durante l’interrogatorio avrebbe motivato il gesto di vendetta per le vittime palestinesi del conflitto di questa estate. Qualcuno obietterà sul fatto che i tragici fatti di Parigi e Tel Aviv possono essere messi sullo stesso piano, invocando che Al Qaeda non è Hamas oppure che il nazionalismo palestinese non è l’ideologia del fondamentalismo islamico e che la guerra al Califfato dell’Isis non è, solo geograficamente, il conflitto di Gaza. È questa un opinione diffusa e trasversale. Altri al contrario invece puntualizzeranno sul fatto che la matrice jihadista è la stessa e per questo gli attentati sono da collocarsi nella stessa tipologia di terrorismo. E quindi Tel Aviv come Parigi.

In “difesa” della prima tesi c’è sicuramente l’attuale situazione palestinese: un popolo senza stato e in parte sotto occupazione. In “favore” della seconda analisi c’è l’evidente strumentalizzazione della causa palestinese per fini propagandistici da parte del fondamentalismo. Per renderci conto dell’impopolarità israeliana non occorre andare in Medioriente, è sufficiente aprire i siti d’informazione arabi e andare a leggere i commenti o i post. Vi accorgerete che lo sport più popolare è l’invettiva. Similmente visitando siti israeliani in momenti di particolare tensione, quali quello odierno, avrete l’opportunità di comprendere la profondità dell’odio di taluni nei confronti dei palestinesi.

Per nostra fortuna non c’è solo internet, c’è anche la possibilità che la politica finalmente inverta il processo di violenza che sprigiona quotidianamente in quelle terre. Attualmente questa labile speranza passa attraverso la prossima tornata elettorale israeliana prevista per il 17 Marzo, in attesa che la democrazia faccia capolino anche nel campo palestinese. Tra meno di due mesi Israele andrà al voto. Recenti sondaggi danno in vantaggio la colazione di centrosinistra guidata dal leader laburista Isaac Herzog in tandem con Tzipi Livni. Minimo lo scarto sulla destra del Likud.

In una campagna elettorale dall’esito incerto e dal valore quanto mai storico, il centrosinistra, per una volta, ha deciso di aprire il confronto partendo dalla materia più scottante, la sicurezza. Accusando Netanyahu di aver lasciato deteriorare la sicurezza dei propri cittadini. La paura è una componente fondamentale della cultura israeliana. La maggioranza dell’opinione pubblica, che durante il recente conflitto di Gaza aveva difeso l’operato del governo, pare oggi non credere nelle formule della destra. Tanto da giudicare negativamente le responsabilità politiche di Netanyahu: incapace di garantire una qualsiasi trattativa al tavolo della pace. Se il centrosinistra cavalcherà questa paura, di solito arma propagandistica della destra, le possibilità di vittoria sono elevate, quasi certe. Per farlo senza cadere in retoriche populiste Herzog e la Livni dovranno dimostrare di avere una controparte palestinese con cui dialogare apertamente, ovvero di avere un alleato e non un nemico.

 

Alfredo De Girolamo

Enrico Catassi

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