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Istat-EU SILC, retribuzione lavoro dimezzata da fisco e contributi Economia

Roma – Nel 2012 il costo medio del lavoro dipendente, al lordo delle imposte e dei contributi sociali, è di 30.953 euro all’anno. Il lavoratore, sotto forma di retribuzione netta, ne percepisce poco più della metà (il 53,3%), per un importo medio pari a 16.498 euro. La differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore, il cosiddetto cuneo fiscale e contributivo, è pari, in media, al 46,7%: i contributi sociali dei datori di lavoro ammontano al 25,6% e il restante 21,1% è a carico dei lavoratori in termini di imposte e contributi. Il reddito medio da lavoro autonomo, al lordo delle imposte e dei contributi sociali, è pari a 23.432 euro annui, il reddito netto rappresenta il 69,3% del totale, (16.237 euro). Se si include anche la stima dell’Irap, le imposte sul reddito da lavoro autonomo rappresentano il 14,3% del reddito lordo, i contributi sociali il 16,4%. Sono alcuni dei principali dati divulgati oggi da Istat nel rapportoLa distribuzione del carico fiscale e contributivo tra i lavoratori e le famiglie”, At-risk-of-poverty_rate_and_threshold,_2012_(1)_YB14_IIche si inserisce nelle attività dell’ istituto di statistica in applicazione del Regolamento del Parlamento europeo, n. 1177/2003 relativo alle statistiche comunitarie sul reddito e sulle condizioni di vita dei paesi membri (EU-SILC: EU statistics on income and living conditions). Si tratta dei dati sulla distribuzione dei redditi che pongono l’Italia tra i paesi che soffrono maggiormente del rischio di povertà (infografica Eurostat qui a lato, click per ingrandire), dopo i paesi nei quali un quinto o più della popolazione è a rischio di povertà: Grecia (23,1% della popolazione), Romania (22,6%), Spagna (22,2%), Bulgaria (21,2%) e Croazia (20,5%). Le percentuali più basse di persone a rischio di povertà sono state osservate nei Paesi Bassi (10,1%), Repubblica Ceca (9,6%), Norvegia (10,1%), l’Islanda (7,9%). Gli indicatori previsti dal Regolamento 1177/2003 sono incentrati sul reddito e l’esclusione sociale, in un approccio multidimensionale al problema della povertà, e con una particolare attenzione agli aspetti di deprivazione materiale.

Oltre la metà dei redditi lordi individuali (54%) – prosegue la nota di Istat –   si colloca tra 10.001 e 30.000 euro annui, il 25,8% è al di sotto dei 10.001 euro e il 17,6% risulta tra 30.001 e 70.000. Solo il 2,4% supera i 70.000 euro.
L’incidenza delle imposte dirette sul totale dei redditi individuali lordi (al netto dei contributi sociali) è pari al 19,4%, si attesta al 21,3% per il reddito da lavoro dipendente, al 17,5% per le pensioni e al 17,1% (Irap inclusa) per il reddito da lavoro autonomo.

Nel 2012 l’aliquota media del prelievo fiscale a livello familiare è pari al 19,4%. Grazie alle detrazioni per familiari a carico, a parità di reddito le famiglie con minori usufruiscono di un più favorevole trattamento fiscale, anche al crescere del numero di percettori.
Le persone sole di età inferiore a 64 anni sono la tipologia familiare su cui grava il maggiore peso fiscale, con un’aliquota media del 21,6%.
Il carico fiscale è inferiore tra le famiglie del Mezzogiorno (16,3%) – essendo il reddito mediamente più basso e il numero di familiari a carico più elevato – rispetto a quelle del Nord-est (19,9%) del Centro (20,1%) e del Nord-ovest (21%).
Per le famiglie con un solo percettore, il più basso livello di reddito determina un’aliquota media fiscale inferiore di oltre mezzo punto percentuale (18,9%) a quella delle famiglie con due o più percettori (19,6%).
Fra il 2011 e il 2012, l’aliquota media fiscale passa dal 17,9% al 18,3% per le famiglie con unico percettore di reddito se si tratta di un reddito (prevalente) da lavoro autonomo, con una crescita inferiore rispetto a quanto registrato per le restanti due tipologie di famiglie monopercettore (lavoro dipendente dal 19,5% al 20,5% e redditi non da lavoro dal 16,8% al 17,4%).
Il minor carico fiscale delle famiglie con reddito da lavoro autonomo, particolarmente visibile nella prima classe di reddito (0-15.000 euro), è da attribuire agli effetti di alcuni provvedimenti in materia di tassazione dei redditi degli autonomi e alla revisione al ribasso dei parametri degli studi di settore, adottati a partire dal 2011 ed estesi al 2012.

Aliquota media più elevata per i redditi da lavoro dipendente. Oltre la metà dei redditi lordi individuali (54%) è compresa tra 10.001 e 30.000 euro annui, un quarto (il 25,8%) è al di sotto dei 10.000 euro e il 17,6% risulta tra 30.001 e 70.000; solo nel 2,4% dei casi si superano i 70.000 euro annui. Inoltre più del 40% dei redditi da lavoro autonomo e il 35% di quelli da pensione si collocano al di sotto dei 10.000 euro annui, contro il 27,5% dei redditi lordi da lavoro dipendente. Questi ultimi risultano maggiormente concentrati nelle classi centrali: il 43,5% è compreso tra 15.001 e 30.000 euro annui (contro il 26,6% dei redditi da lavoro autonomo e il 35,1% di quelli da pensione). Meno dell’1% dei redditi lordi da pensione supera i 70.000 euro annui, a fronte del 3,2% dei redditi da lavoro autonomo e a poco più dell’1% di quelli da lavoro dipendente.

Cuneo fiscale più basso nel comparto agricolo
. Il cuneo fiscale e contributivo risulta più basso nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (42% del costo del lavoro), dove i redditi sono inferiori alla media nazionale; i valori più elevati si rilevano invece tra i dipendenti dei servizi di informazione e assicurazione (50,8%) e del settore delle attività finanziarie e assicurative (50,2%) (Prospetto 3). I contributi sociali a carico del datore di lavoro sono
più elevati nei settori delle costruzioni (28,4%) e dell’industria (26,9%), mentre le imposte dirette per i dipendenti raggiungono il 18,9% nelle attività finanziarie e assicurative e il 17,3% nei servizi di informazione e comunicazione.

Costo del lavoro più elevato al Nord-ovest. I dati dell’indagine “Reddito e condizioni di vita” (EU SILC) evidenziano che nel 2012 il valore medio del costo del lavoro, dato dalla somma delle retribuzioni lorde dei lavoratori dipendenti e dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro, risulta di 30.953 euro all’anno. La retribuzione netta che resta a disposizione del lavoratore rappresenta poco più della metà del totale del costo del lavoro (53,3%, pari a 16.498 euro). La parte rimanente (46,7%, 14.455 euro) costituisce il cuneo fiscale e contributivo, ossia la somma dell’imposta personale sul reddito da lavoro dipendente e dei contributi sociali del lavoratore e del datore di lavoro.
I contributi sociali dei datori di lavoro rappresentano la componente più elevata del cuneo fiscale e contributivo (25,6%), mentre il restante 21,1% risulta a carico dei lavoratori: il 14,4%, sotto forma di imposte dirette e il 6,7% di contributi sociali.
Le componenti del costo del lavoro sono mediamente più elevate al Nord rispetto alle altre ripartizioni; ne deriva che la quota di retribuzione netta a disposizione del lavoratore raggiunge il valore minimo, 52,4%, nel Nord-ovest (Prospetto 2). Anche le differenze di genere risultano evidenti: il costo del lavoro delle percettrici di reddito da lavoro dipendente è mediamente pari al 76% di quello dei dipendenti e la retribuzione netta è il 79% di quella maschile.

Il rapporto Istat Focus_caricofiscale e contributivo
Info EU SILC Istat http://www.istat.it/it/archivio/5663

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