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Fisica al Cnr: dove le “idee” diventano tecnologia Innovazione

Parlare con il direttore dell'Istituto di Fisica Applicata Roberto Pini equivale, per i profani, ad affrontare un viaggio. E soprattutto, a rendersi conto di quanto siano ormai stantie in materia di scienza e di ricerca le idee della media delle persone, o perlomeno degli italiani. Ad esempio, è facile concepire l'attività di ricerca scientifica come qualcosa che tutto sommato ha poco rilievo per la nostra vita quotidiana immediata, e pensare che solo dopo tempi più o meno biblici le cosiddette “innovazioni” verranno a interferire concretamente con il nostro quotidiano. Niente di più sbagliato, ci si rende conto parlando con il professor Pini, direttore di una “cellula” (se vogliamo chiamare così l'Ifac, che è parte dell'insieme di istituti di eccellenza che hanno sede nell'area di ricerca Cnr di Firenze, presso il Polo Scientifico di Sesto Fiorentino) fra le più concrete nelle sue realizzazioni, capaci di intervenire in brevissimo tempo sulla quotidianità di milioni di persone. Esempi concreti ce ne sono a bizzeffe, come sottolinea nella “presentazione” della sua attività il professor Pini. Dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo, sembra non ci sia niente che sfugga alle ricerche e realizzazioni dell'Ifac: dalle applicazioni biomedicali del laser ad esempio, alla strumentazione aerotrasportata su satelliti, palloni ed aerei per l’osservazione della Terra a indagini cosmologiche come quella (con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) sulla radiazione cosmica di fondo alle microonde. Infine, il direttore dell'Ifac Roberto Pini è anche coordinatore del Polo di Innovazione Optoelettronica e Spazio "Optoscana".

 Facciamo un passo indietro, direttore, come nacque l'Ifac e di cosa vi occupate esattamente?
"La data di nascita dell'Istituto è il 2002, ma in realtà si tratta del “prodotto” di una aggregazione dell' Istituto di ricerca sulle onde elettromagnetiche (Iroe, che proveniva a sua volta dal Centro Microonde del 1946 voluto da Nello Carrara, un pioniere in questo campo) con il Laboratorio di elettronica quantistica fondato nel 1970 da Giuliano Toraldo di Francia. Nel nostro caso, le competenze ruotano intorno ad un centro comune di metodi fisici per l’indagine scientifica da cui derivano le linee principali di ricerca che riguardano Laser, Microottica, Sensori, Telerilevamento, Microonde e ICT. Facciamo degli esempi: i metodi scientifici cosiddetti di “base” vengono studiati al fine di arrivare a nuove applicazioni nei settori più vari passando dai dispositivi fotonici per le telecomunicazioni alla biofotonica per terapie e chirurgie. Ma anche la realizzazione di strumenti in cui si utilizzano sensori e laser per la diagnostica e il restauro di beni artistici, o si mettono in atto tecnologie utili allo studio della superficie terrestre e dell'atmosfera".

Quindi fate ricerca per costruire mezzi, strumenti, “macchine” per intervenire nella concretezza della realtà quotidiana.
"Di fatto è così. Ma con uno scarto in più: la nostra attività è fortemente connessa con l'interazione sia con le istituzioni che con le imprese ad alta tecnologia che operano a livello locale. Cosa significa? In concreto, sviluppiamo sì progetti di ricerca che vanno nel senso dell'accrescimento del sapere all'interno della comunità scientifica, ma siamo anche un canale di trasferimento di tecnologie innovative verso le imprese. Non solo: cooperando in maniera molto stretta, siamo in grado non solo di accoglierne le richieste, ma anche di studiare e costruire innovazione sulle esigenze espresse dalla particolare impresa. Insomma, fisici, ingegneri e “costruttori” di innovazione, che sono in grado di sviluppare la ricerca fino alla costruzione del prototipo ed oltre, accompagnando la sua verifica applicativa insieme a chi dovrà impiegare quella tecnologia. In realtà, questo tipo di interazione fra ricerca, imprese e utilizzatori finali tanto privati quanto pubblici, è un percorso che in Europa viene seguito già da alcuni anni. E la Regione Toscana in questo ha un ruolo di rilevanza, stimolo (e visibilità) a livello europeo.
Inoltre, costituendo gruppi di lavoro multidisciplinari in cui sia presente anche l'utilizzatore della tecnologia si riesce ad evitare un errore fondamentale, quello di progettare uno strumento ad esempio troppo complesso o al di là delle capacità tecniche di realizzazione del soggetto industriale. Del resto, nella maggior parte dei casi è cruciale trasferire innovazione magari un po' più semplice ma che sia nell'immediata disponibilità dell'impresa".

Dunque, il passaggio è: dalla “scoperta” che accresce il sapere scientifico, al suo trasferimento verso imprese e utilizzatori. Con la partecipazione di questi ultimi, beninteso.
"In un certo senso possiamo dire che il nostro istituto si colloca in quella casellina che mette in comunicazione la fisica di base e le scoperte scientifiche che ne conseguono con la loro traduzione in innovazione e sviluppo di nuova tecnologia. Il percorso va da una idea dimostrata nell’ambito di una ricerca alla sua valorizzazione tecnologica e metodologica, che diventa innovazione di prodotto o di processo. Infine, una precisazione per quanto riguarda i 12 poli dell'innovazione della Regione Toscana, che sottendono alla stessa filosofia allargandola: lo scopo principale, organizzare, aggregare, raccogliere la domanda di innovazione da parte delle aziende, costituire dei gruppi di lavoro con i centri di ricerca per sviluppare tecnologie di interesse. Un tipo di attività che ha anche un profilo di stimolo sul tessuto economico regionale".

Quale sarebbe, secondo lei, un miglioramento necessario affinché il sistema dia frutti ancora più copiosi?
"Mi orienterei senz'altro sullo snellimento delle procedure burocratiche e amministrative, che tolgono tempo, lavoro e risorse. Si tratta di un elemento in comune con quanto lamentano aziende e imprese, ma sono certo che, se si volesse
fare una sintesi, sarebbe centrato lo “slogan”: impresa in un giorno, progetto in un giorno”, almeno per quanto riguarda gli adempimenti burocratici necessari per la sua sottomissione. Con questo si vuol dire che questi adempimenti risultano estremamente gravosi ma anche paradossali soprattutto se applicati alla ricerca. La nostra attività è del tutto diversa da quella della maggior parte degli organismi della Pubblica Amministrazione, consta ad esempio di acquisto di materiali i più diversi fra loro, sempre in aggiornamento, dal grande strumento scientifico alle minuterie elettroniche. Il continuo obbligo di seguire le procedure pensate per una scuola o una ASL è oggettivamente un intralcio e un appesantimento per le attività di ricerca. Ecco, se dovessi trovare un problema urgente da risolvere, segnalerei proprio questo: l' eccessiva burocrazia".

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