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Italia a rischio analfabetismo: parola di Tullio De Mauro Cronaca

Ieri, domenica 27 novembre, si è tenuta a Palazzo Bastogi, una delle sedi fiorentine del Consiglio regionale della Toscana, l’ultima delle lezioni a due voci che l’assemblea legislativa toscana ha organizzato per la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Sono intervenuti a “Leggere e sapere. La scuola degli italiani” Tullio De Mauro, linguista dell’Università “La Sapienza” di Roma, ed Ilaria Porciani, della Società delle storiche, che hanno parlato della scuola italiana. De Mauro, ministro dell’Istruzione nel 2000-2001 con il Governo Amato, ha espresso la sua preoccupazione per i dati sull’alfabetizzazione in Italia. «Il 71% della popolazione – ha dichiarato – si trova al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano di media difficoltà: il 5% non è neppure in grado di decifrare lettere e cifre; un altro 33% sa leggere, ma riesce decifrare solo testi di primo livello su una scala di cinque ed è a forte rischio di regressione nell'analfabetismo; un ulteriore 33% si ferma a testi di secondo livello. Non più del 20% possiede le competenze minime per orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana. Ce lo dicono due recenti studi internazionali, ma qui da noi nessuno sembra voler sentire». Appena il 29% degli italiani, ha chiarito De Mauro, è in possesso di strumenti linguistici adeguati a padroneggiare l’uso della lingua nazionale e c’è il rischio concreto di una progressiva regressione nell’analfabetismo. La situazione, ha continuato il linguista, è davvero grave, nonostante nessuno se ne stia occupando concretamente. Per tradizione, ha spiegato De Mauro, in Italia la classe dirigente ha cercato di non innalzare il livello dell’istruzione, ma nel 2012 sarà fondamentale puntare sull’istruzione. Anche il nuovo presidente del Consiglio, Mario Monti, secondo De Mauro ha parlato troppo frettolosamente della scuola nel suo discorso di insediamento al Governo. Certo, anche «Giolitti non parlava mai di istruzione, ma fece cose importanti. Non occorre parlare tanto, basta fare». Quel che il mondo della cultura si aspetta dal nuovo Esecutivo guidato da Monti, «che – a detta di De Mauro – al momento sembra aver dimenticato l’istruzione», è che si investa finalmente sulla scuola. Senza ciò, ha ricordato anche Ilaria Porciani, «l’analfabetismo di ritorno è un rischio consistente». È ormai davvero chiaro a tutti che è necessario rimettere la cultura al centro degli interessi del Paese, ha continuato la presidente della Società delle storiche. E, questo, potrà avvenire solo facendo leva anche sulle donne, quelle donne che tanta parte hanno avuto nel processo di alfabetizzazione italiano degli anni Cinquanta. A conclusione della lezione a due voci Daniela Lastri, consigliere regionale, ha ribadito la pericolosità di una ricadauta nell’analfabetismo. «Se il nostro Paese non vuole rimanere indietro, – ha dichiarato – non può risparmiare sulla scuola. La scuola è indispensabile per lo sviluppo di una nazione, l’Europa, del resto ci crede fermamente, tanto da rendere disponibili fondi e risorse».

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