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Italia addio, non tornerò: un docufilm sull’emigrazione giovanile Cultura, Società

Lucca – Un “ docufilm ” a cura di Barbara Pavarotti, dal titolo “ Italia addio, non tornerò ”, basato su 30 interviste a giovani espatriati (alcuni anche della provincia di Lucca) raggiunti in varie parti del mondo: Australia, Stati Uniti, Germania, Estonia, Spagna, Gran Bretagna sarà presentato in anteprima a Lucca il 26 ottobre alle 17, a Palazzo Ducale, in sala Tobino. 

Grazie alla  Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana, la quale si occupa di promuovere la conoscenza dell’emigrazione dall’800 ai giorni nostri, che ha deciso di approfondire un autentico dramma italiano, un esodo che si sta perpetuando sempre più e che riguarda i nostri giovani che fuggono all’estero, in cerca di lavoro e di vita più certa, e quindi migliore.

Gran parte delle immagini di repertorio sono state offerte dall’archivio video di Mediaset, e sarà la giornalista di SkyTg24 Mariangela Pira, esperta di economia, ad inquadrare il fenomeno nel più complesso e vasto quadro economico italiano.

I dati pubblicati dalla Fondazione parlano chiaro: nel 2017 sono partiti 285.000 italiani (fonte Idos). Secondo l’Ocse (l’organizzazione mondiale per la cooperazione e lo sviluppo) l’Italia si trova oggi all’ottavo posto nel mondo come paese  soggetto ad  emigrazione. Dopo anni di fermo, dagli anni ’70,  oggi è tornata ai livelli del dopoguerra. Oggi i giovani non vedono prospettive di lavoro e futuro, a causa dei pochi investimenti nelle politiche sulla occupazione, data anche la pressione fiscale gravosa per le imprese che, anch’esse, preferiscono voltare lo sguardo altrove.

Circa un giovane su due, quindi secondo la Fondazione Migrantes, vorrebbe andarsene dall’Italia, con un costo sociale enorme, perché è il nostro paese che li forma, offre loro formazione e competenze, .ma a goderne, di fatto,  saranno altri Paesi. Confindustria stima in circa 14 miliardi di euro all’anno la perdita di “capitale umano”, un punto di Pil, il prodotto interno lordo. Possiamo parlare di fallimento del nostro sistema Italia, un paese che non offre vie d’uscita, vecchio e pessimista, deluso e stanco.

Non è un paese per giovani”,  verrebbe da dire parafrasando il titolo di un vecchio film, ma neppure per vecchi, come è quello originale. Non si può paragonare la fuga dei giovani e dei cervelli all’immigrazione del secolo scorso. Il contesto storico, sociale, culturale è ben diverso.

Oggi i  giovani, grazie alla facilità degli spostamenti, viaggiano per il mondo, si sentono cittadini del mondo, e soprattutto grazie all’era di internet, vivono la dimensione di “no limit “ geografici, di confini aperti. E spesso partono ben consapevoli di poter finalmente dar fondo a tutte le loro capacità e poter mettere in pratica quanto appreso in anni di studio.

Dai racconti emersi e raccolti dalla Fondazione Cresci, essi affermano di aver sperimentato fuori dai nostri confini una realtà diversa: meno stress e più meritocrazia. “In Italia – dicono – il sistema taglia le gambe, fa strada solo chi è raccomandato, chi ha una famiglia potente alle spalle, nessuno ti vuole insegnare niente, anzi ti mettono i bastoni fra le ruote per timore che un giorno tu possa rubargli il lavoro.

In Italia,  si tende ad avere verso i giovani un atteggiamento negativo, ad avere fiducia solo verso chi può vantare una buona esperienza, mentre all’estero ti mettono alla prova e se lavori bene si fidano di te”Certamente, non sono tutte rose e fiori. Anche loro raccontano di inizi duri, di un senso di spaesamento inizialmente duro e doloroso, ma sostengono di aver raggiunto in poco tempo gli obiettivi che in Italia sarebbero stati difficili, se non impossibili.

Per loro, essere emigrati all’estero, ha significato poter mettere in evidenza le migliori energie, le motivazioni ed un grande senso di responsabilità, perché stare lontani da casa non è cosa semplice. Ciò che, inoltre, è emerso riguarda la facilità di integrazione. Gli intervistati  sostengono che ovviamente sia necessario adattarsi agli usi e costumi del paese ospitante, e lo fanno con entusiasmo, pur non  rinunciano all’italianità.

L’orgoglio di essere italiani, per la storia, l’arte e la cultura che ci identificano nel mondo, rimane nonostante il rammarico di essere dovuti scappare. Non da oggi sappiamo che all’estero l’Italia viene apprezzata come un paese pieno di fascino e di bellezza. Solo che è l’Italia ( e gli italiani) per prima a non crederci, a non voler investire sulle proprie potenzialità, girando su se stessa come un criceto nella ruota.

Oggi, a differenza di un secolo fa, è possibile far ritorno a casa, anche per un week end, magari per tornare dalla propria famiglia o dagli amici, ma questi giovani non pensano affatto di voler rientrare per sempre, ed è questo il dato doloroso. “L’Italia- dicono- non è più un posto in cui sperare, ci piace, ma oggi  lo viviamo come turisti. Il futuro è altrove.”

Questo, è in sintesi, quanto emerge dal bellissimo docufilm a cura di Barbara Pavarotti,  il primo mai realizzato finora in Italia con così tante testimonianze raggruppate tutte insieme, contornato dalla colonna sonora  “All’Italia”,  un inno di amore e di dolore per la nostra patria bistrattata, firmata da Massimo Priviero, un musicista con base a Milano, che ha messo a disposizione della Fondazione i brani del suo ultimo album tutto dedicato all’emigrazione italiana di ieri e di oggi.

Barbara Pavarotti è giornalista, e vanta esperienze in Mediaset per molti anni, come vice capo redattore del TG5, ed in precedenza in Rai, Uno, Due e Tg. “ E’ iniziato mesi fa questo nuovo ed interessantissimo progetto sui nostri giovani costretti a lasciare l’Italia in cerca di lavoro,voluto fortemente dalla Fondazione Cresci di Lucca, che si occupa di emigrazione italiana- afferma-  Li abbiamo intervistati un po’ in tutto il mondo.

Sono tanti, e, purtroppo, non rimpiangono l’Italia. Grazie a tutti coloro che hanno creduto in questo lavoro, ad Annalisa Balestrieri, alla Fondazione Cresci, a Mediaset che ci ha fornito il materiale visivo, e soprattutto ai ragazzi che ci hanno raccontato come vivono lontano da casa. Lo presentiamo in anteprima a Lucca il 26 ottobre alle 17, nella sede del Palazzo Ducale. Un viaggio nella realtà, nei sentimenti, nelle emozioni e nelle speranze dei nostri giovani che all’estero hanno trovato o stanno cercando una vita migliore. Una riflessione in musica e parole che speriamo possa essere utile a tutti i nostri ragazzi che sognano “l’altrove” o che disperatamente invece vogliono restare.”

 

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