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Italia-Germania, il mito dell’eterno ritorno Calcio, Opinion leader

Ora abbiamo la conferma che Italia – Germania non è una partita di calcio, ma un rito sacrificale di provenienza arcaica e pagana nel quale le vittime sono sempre i bianchi e i sacerdoti sono sempre gli azzurri. Un rito che si ripete ogni tot anni (non c’è regolarità perché dipende dalla configurazione astrale del momento, interpretata dai pontefici dell’Uefa e della Fifa), sempre con la stessa liturgia, lo stesso canone e la stessa partecipazione devota da parte delle masse di fedeli.

Il primo atto del rito è la simulazione collettiva che le vittime siano più forti dei sacerdoti, i quali pertanto verranno travolti dalla vergogna e dal ridicolo. Fu così nel 1970 in Messico, che fu una delle celebrazioni più riuscite (del resto i messicani sono maestri in tale genere di manifestazioni devozionali), fu così anche nel 2006 in Germania (località dalla quale provengono i sacrificandi), e lo è stato in Polonia nei giorni scorsi. Solo nel 1982 in Spagna, questo introibo subì qualche modesto cambiamento, ma solo allo scopo di alzare il livello di concentrazione dei fedeli.

Tale iniziazione prevede l’esaltazione per differenza della purezza, capacità, superiorità morale e fisica dei bianchi. Per differenza, perché dall’altra parte la regola vuole che gli azzurri appaiano – una convenzione astuta e paradossale – come una banda di disonesti, scommettitori e corrotti. Cosa dovrebbe dunque preferire il favore degli dei se non lo scambio dei ruoli fra i due attori del sacrificio?

Comincia la cerimonia in un silenzio attonito e inquieto, e pare davvero che la vittima sia più forte del sacerdote. Ma è solo finzione bene architettata, perché arriva il primo colpo e poi, eventualmente un secondo: il tempo di attesa non è fissato in anticipo, i fedeli sanno soltanto che il sacrificio deve avvenire poco dopo il tramonto o nel pomeriggio tardo (quando la calura comincia a dare un po’ di requie) e come finirà.

L’ultimo atto, a sacrificio avvenuto, è il giubilo delle folle che hanno partecipato all’evento, mentre vengono ingaggiate delle comparse provenienti dalle stesse terre dei bianchi che piangono per la triste sorte delle vittime. La festa dura un paio di giorni. Poi l’evento diventa mito raccontato davanti ai focolari domestici con i suoi poeti e i suoi cantori, in attesa del ritorno. Dell’eterno ritorno.

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