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Italia Nostra, Requiem per il Teatro Comunale Breaking news, Dibattito politico

Riceviamo e pubblichiamo da Italia Nostra Firenze :

“Dopo i cinema teatri Capitol e Apollo, si sta disinvoltamente e vergognosamente cancellando un’altra importante testimonianza storico artistica del patrimonio architettonico recente di Firenze sottoposto a vincolo di tutela: l’impianto originario del 1862 (progettato da Telemaco Bonaiuti, con successiva copertura del 1882 progettata da G. Galanti)  era arrivato ai nostri giorni con gli interventi di profonda e innovativa ristrutturazione eseguiti fra il 1933(nuova copertura) e il 1957-58 (ristrutturazione generale e nuova platea e doppia galleria) su progetto di Alessandro Giuntoli e Corinna Bartolini. Oltre ad un’ampia letteratura, il valore di questa architettura teatrale è chiaramente descritto nella scheda del censimento dei teatri storici realizzato dalla Regione Toscana pubblicata nel volume: I teatri storici della Toscana. VIII. Firenze, a cura di Elvira Garbero Zorzi e Luigi Zangheri, Venezia, Marsilio Editori, 2000, pp. 271-300.

Continuano i lavori all’ex Teatro Comunale di Corso Italia, che prevedono la demolizione della sala teatrale, del piccolo teatro (il Ridotto), del palcoscenico per la costruzione di 160 appartamenti, negozi, palestra e parcheggio interrato. Nostalgici (?!) del vecchio Teatro, pochi giorni fa ci hanno inviato le foto sopra dei lavori in corso nell’ isolato di Corso Italia – Via Solferino. Caso vuole che l’invio sia concomitante con la notizia di quattro indagati per corruzione della fondazione Open.

Qualcuno ricorderà che, tra i motivi della costruzione del nuovo teatro, vi era il fatto che il “vecchio” non offriva grandi possibilità nell’alternanza rapida degli spettacoli. In sostanza e per intendersi, palcoscenico fisso e mancanza di spazio ai suoi lati, rendevano difficile (talvolta impossibile) il cambio delle scenografie destinate alle singole opere o balletti. Insomma, alcuni allestimenti occupavano la scena fino a che non si fossero esaurite tutte le repliche. Un limite superato nel nuovo teatro dove la torre scenica (la più alta d’Europa come orgogliosamente dichiarato) e un palcoscenico di nuova progettazione (girevole, slittante o a saliscendi se vi pare) avrebbe permesso il passaggio da uno spettacolo ad un altro in quattro e quattr’otto. Il fatto è che ancora oggi, a 10 anni dalla prima inaugurazione, quel palcoscenico manca.

Si diceva anche che in quel vecchio teatro (che pure ha ospitato spettacoli memorabili nonché artisti, registi, scenografi, danzatori, direttori d’orchestra osannati dalla critica internazionale e considerati migliori al mondo) la mancanza di spazi ostacolava il lavoro di maestranze e personale tecnico. In questo caso suggeriamo di parlare con quelle maestranze che hanno sperimentato i due teatri…e sentire quello che dicono (se non imbavagliati da una legge che gli impedisce di parlare senza rischiare il licenziamento). Altrimenti, per rendersi conto di cosa si era capaci di fare in meno di 13 minuti nel vecchio teatro, si può guardare all’oltremodo significativo cambio di scena a sipario aperto del Don Carlo del 2013 (che poi non fu che una civilissima forma di protesta delle maestranze davanti allo spettro dei licenziamenti).

Un Requiem non può non ricordare cosa si scriveva nel 2013 e cioè che il nuovo teatro comunale, che doveva costare 80milioni di euro, ne e’ gia’ costati 260 e non e’ ancora finito. Nel bando di gara nel 2008 si parlava di un costo complessivo di 80 milioni, pochi mesi dopo all’inizio del 2009 si era passati a 105 milioni e nel 2011 il costo era salito a 240 milioni, adesso siamo a 260 milioni, ovvero con costi triplicati e non sappiamo alla fine quanto costera’ questa nuova struttura. Icché ci va ci vole si dice a Firenze, resta però da osservare che lo stato ha investito ad oggi oltre 260 milioni di euro per un teatro che, malgrado tre inaugurazioni, resta ancora da completare. Vi è poi la questione dei costi fissi (manutenzione, utenze, gestione degli impianti) quelli, per intendersi, necessari ad aprire l’uscio del teatro indipendentemente da stipendi, produzione et altro: quasi il doppio di quanto costava il vecchio Teatro Comunale (1,4 milioni di euro) l’anno (sic!).

Si aggiunga poi, altrettanto sommessamente, che un simile investimento di danaro pubblico, fortemente voluto dalla politica (dal Sindaco al Presidente della Repubblica di allora) dovrebbe essere orientato anche a mantenere se non aumentare i posti di lavoro (come accaduto e accade per molti dei nuovi teatri del resto d’Europa) e a non disperdere quel patrimonio di conoscenze specifiche/artigianali e artistiche difficili da ricreare.

Così non è stato. Diversamente, si è proceduto a liceziamenti in vari settori, alla definitiva cancellazione del Corpo di Ballo (quel Maggio Danza già diretto da Aurelio M. Milloss, Evgheny Polyakov, Davide Bombana, Frédéric Olivieri, Elisabetta Terabust, Florence Clerc, Vladimir Derevianko, Giorgio Mancini, Karole
Armitage e che ha visto come etoile ospiti Fonteyn, Plisetskaja, Makarova, Fracci, Maximova, Terabust, Nureyev, Vassiliev, Baryshnikov, Bortoluzzi, Godunov) e al pesante ridimensionamento del laboratorio di scenografia ….solo per rimanere agli aspetti più eclatanti.

Comunque sia il Teatro di Corso Italia venne messo in vendita già dal 2000 ma più bandi andarono deserti. Finalmente venne acquistato dalla Cassa Depositi e prestiti che nel 2017, aveva firmato la vendita alla Nikila di Luigi Dagostino, in cui erano coinvolti anche l’impreditrice Ilaria Niccolai e LorenzoRosi. Ma, dopo una serie di vicende giudiziarie (in cui emergevano anche i legami di Dagostino con il padre di Matteo Renzi, Tiziano), la vendita è sfumata. Solo nel 2018 sono arrivati Hines e Blue Nobel. Un po’ più ricca la ricostruzioni di Firenze Today che si ritorna sulle dichiarazioni del deputato di Fratelli d’Italia Donzelli Il crac di Banca Etruria, con il coinvolgimento l’ultimo presidente Lorenzo Rosi, e i procedimenti nei confronti di Luigi Dagostino e Ilaria Niccolai, in affari con Tiziano Renzi per la realizzazione degli outlet, hanno fatto saltare e ritardato di oltre due anni e mezzo la riqualificazione che poi insisterà riferendo che Nel 2016, inoltre, nella società Corso Italia hanno fatto ingresso anche i figli di Andrea Bacci, già finanziatore della fondazione Big Bang e da Matteo Renzi plurinominato nelle società fiorentine.

Per completezza di informazione e a guardare all’ambiente polveroso illustrato dalle foto inviateci (cosi come alla polvere che pare fuoriuscire dalle aperture), restano da considerare i lavori e le ingenti spese affrontate prima della dismissione e per la messa in sicurezza dal rischio amianto dell’impianto di aereazione e dei locali del vecchio teatro. Tra questi l’impermeabilizzazione dei condotti (intesa a fissare le minuscole quanto malefiche fibre). Un’operazione che ha investito i locali dei lavoratori come quelli frequentati dal pubblico e di cui, ci auguriamo (visti anche i diversi interventi effettuati negli anni passati dall’ARPAT) sia stato tenuto conto nei lavori di demolizione.

Mah!, ancora una volta come si dice a Firenze, si starà a vedere…..”.

 

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