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Italia Nostra ricorre al Consiglio di Stato, Nardella e Del Re “sconcertati” Breaking news, Cronaca

Firenze – La notizia del ricorso di Italia Nostra contro la sentenza del Tar del 12 dicembre 2019 getta lo scompiglio in città. Non si ferma la lunga vicenda dell’opposizione della associazione ambientalista contro il Regolamento urbanistico (ad ora, piano operativo) della giunta comunale, che aveva portato, con il solito strascico di polemiche, al blocco dell’attività edilizia cittadina. Ed ora, con il ricorso al Consiglio di Stato, si torna a paventare un nuovo stop.

Ma qualcuno comincia a chiedersi da dove nasce questa caparbia opposizione di Italia Nostra.

Intanto, il ricorso al Consiglio di Stato, depositato dall’associazione ambientalista il 9 giugno 2020, riguarda la sentenza del Tribunale amministrativo della Toscana, la 1964/2019, con cui si rigetta il precedente ricorso di Italia Nostra contro la variante dell’art. 13 alle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Regolamento Urbanistico. L’art. 13, che nasce da una modifica romana al TU dell’Edilizia messa in atto nell’aprile del 2019, a seguito della famosa legge Sblocca cantieri, confonde, secondo Italia Nostra, il concetto di “restauro edilizio” con quello di “ristrutturazione edilizia”. Che differenza fa? Tanta.

Ad esempio, il restauro conservativo non prevede modifiche interne, ma conserva e fa manutenzione. Non servono autorizzazioni, ma la comunicazione dei lavori. La ristrutturazione edilizia comporta modifiche interne, aumenti di superficie, accorpamenti, e serve un iter autorizzativo complesso. E questo è il nodo su cui si incentra la battaglia di Italia Nostra. Dunque, secondo quanto spiegano dall’associazione ambientalista, mantenere l’art. 13 alle NTA del Regolamento Urbanistico ha il significato di aprire la porta a interventi plurimi che col restauro conservativo e con il mantenimento del patrimonio della Firenze centro storico, hanno a ben poco a che fare, come frazionamento degli appartamenti, cambio di destinazione d’uso, recupero di superfici o volumi all’interno delle sagome. Tutto ciò nel centro storico di Firenze tutelato dall’Unesco.

Inoltre, la sentenza di rigetto del TAR dell’istanza avanzata da Italia Nostra “non risponde nel merito”. “Ciò che risulta dalla sentenza – dicono dalla combattiva associazione – è il fatto che la nostra istanza se accettata avrebbe messo in discussione il potere discrezionale del Sindaco e della sua Giunta di decidere cosa riteneva opportuno per il patrimonio edilizio del centro storico della Città”. Ipotesi non accettabile da Italia Nostra, che richiama a tal proposito l’art. 9 della Costituzione.

Dunque, secondo Italia Nostra, il ricorso al Consiglio di Stato era “atto dovuto”. Sia per il suo peso a livello giurisprudenziale, sia perché non costituisce ancora grado definitivo di giudizio. Un atto dovuto anche perché, ricordano ancora da Italia Nostra, le promesse dell’apertura di un tavolo di confronto per un ripensamento delle norme contestate con revisione di un Regolamento Urbanistico ormai prossimo alla scadenza “non sono state mantenute”. Un incontro in realtà fu tenuto, ma per iniziativa dell’Ordine degli Architetti il 12 novembre dello scorso anno, poi il silenzio assoluto. In compenso però ci fu l’avvio del procedimento per la redazione e approvazione del nuovo “Piano operativo” (cioè dello strumento che avrebbe sostituito il Regolamento Urbanistico in scadenza ai primi del giugno corrente, esattamente il 3). Ma la terribile emergenza sanitaria indusse il Sindaco a chiedere e ottenere alla Regione la proroga del regolamento stesso: dapprima per due mesi, poi di un anno. Nessuna correzione, nessun confronto, tutto come prima. Una situazione che del resto, al di là del nuovo ricorso di Italia Nostra, è stata ripresa da Report con la feroce polemica che ne consegue.

La  questione viene afferrata per le corna dal sindaco Dario Nardella e dall’assessora all’urbanistica Cecilia Del Re. “Apprendiamo con sconcerto del nuovo ricorso di Italia Nostra – affermano il sindaco Nardella e l’assessore Del Re – notificato peraltro all’indomani del servizio di Report, che viene citato dagli esponenti di Italia Nostra come ragione che ulteriormente giustificherebbe la loro azione. Come sempre siamo pronti a difenderci nelle sedi opportune. Siamo convinti che la variante impugnata, come riconosciuto per ben due volte dal Tar Toscana, abbia come fine proprio quello della tutela del patrimonio edilizio storico, e illustreremo di nuovo le nostre ragioni anche al Consiglio di Stato, supportati dalla giurisprudenza formatasi sul tema che ha indotto l’amministrazione ad adottarla”. Inoltre, l’amministrazione rivendica anche che, nonostante la vittoria dello scorso Dicembre, “a Febbraio scorso abbiamo siglato un accordo di ricerca con l’Università di Firenze, Dipartimento di Architettura, per approfondire la tematica del patrimonio edilizio storico all’interno del nuovo Piano operativo perché solo quella può essere la sede per affrontare questa discussione. Nonostante la vittoria, dunque, abbiamo aperto un percorso di approfondimento e analisi supportati dall’Universita’, e lavorato per preparare il percorso partecipato verso il nuovo Piano. A causa della pandemia, l’inizio del percorso di partecipazione per l’adozione del nuovo piano è slittato a Settembre; prendiamo dunque atto che Italia Nostra invece di partecipare insieme ai cittadini, agli ordini e alle altre associazioni a questo percorso ha deciso ancora di ricorrere ai Tribunali, continuando peraltro a mischiare temi – come quello delle locazioni turistiche – che con questa variante non hanno nulla a che fare. Il momento poi in cui arriva questo ennesimo atto – già di grave incertezza e crisi che tutto il mondo sta vivendo – palese l’assoluta lontananza verso la nostra città e comunità e il solo interesse a ricoprire un protagonismo agli occhi dell’opinione pubblica”.

Mentre l’amministrazione si barrica, giungono forti contributi alla sua difesa da parte degli Ordini professionali, Architetti e Ingegneri in primis.

“Sconcerto e disappunto sono i primi termini con cui commentiamo la notizia del ricorso di Italia Nostra contro la sentenza del Tar del 12 dicembre 2019. Sentenza che aveva confermato la validità della variante al Regolamento Urbanistico del Comune di Firenze e che aveva sbloccato l’attività edilizia, anche minuta, dopo oltre sei mesi di paralisi. L’Ordine degli Architetti, tramite la Consulta Interprofessionale, si era fatto promotore di occasioni di confronto e approfondimento, con il coinvolgimento della stessa associazione Italia Nostra – si legge nella rovente nota diffusa dagli Architetti – il 12 giugno 2019, proprio in occasione di un affollato incontro in Palazzina Reale, la presidente nazionale di Italia Nostra Maria Rita Signorini, pur riaffermando i motivi della loro azione legale, ebbe a dichiarare che l’associazione avrebbe atteso il pronunciamento di merito del Tar e di questo sarebbe stata soddisfatta, escludendo ulteriori ricorsi. Trascorsi sei mesi dalla sentenza del Tar emessa il 12 dicembre, davamo ormai per chiusa questa vicenda e stavamo cercando di spendere le migliori energie per la ripresa dopo l’emergenza sanitaria e in vista della revisione dello strumento urbanistico. Purtroppo invece questo ricorso getta Firenze nuovamente nell’incertezza di diritto, con il rischio di un ulteriore fermo dell’attività edilizia, con i tempi di giudizio presso il Consiglio di Stato che tutti sappiamo non essere brevi. Proprio quello di cui non abbiamo bisogno in questo particolare momento storico. Due idee di città si contrappongono, proprio la cristallizzazione e il rifiuto di ogni innovazione hanno reso nei decenni trascorsi la città difficile da vivere, contribuendo alla perdita di residenza e attività produttive”.

Incalza l’Ordine degli Ingegneri: “Ci pare che Italia Nostra stia commettendo un grave autogol. Il blocco dell’edilizia a Firenze significa infatti non solo il blocco di moltissime attività economiche e quindi la perdita di ulteriori posti di lavoro ma soprattutto significa impedire l’effettiva fruibilità del patrimonio immobiliare della nostra città e l’adeguamento ecologico e ambientalmente sostenibile delle abitazioni del centro storico – attacca il presidente Giancarlo Fianchisti – come Italia Nostra sa meglio di noi infatti anche negli edifici più vecchi e addirittura quelli di valore storico e architettonico possono essere compiuti vari interventi di adeguamento e di miglioramento dal punto di vista energetico che ne consentono una riduzione dell’impatto ambientale. Poter intervenire sugli edifici nel centro di Firenze, grazie anche alle nuove tecnologie, significa non solo tutelare i beni artistici e architettonici della nostra città ma significa anche migliorare l’ambiente e quindi la qualità della vita di tutti i fiorentini e di tutti i turisti che vengono a Firenze.

Dire no a questa occasione non solo economica ma anche ambientale ci sembra un atteggiamento autolesionistico che non aiuta la ripresa né economica né ecologica della nostra città in un momento in cui ripartire bene e velocemente è fondamentale. Del resto anche le nuove normative prevedono che il bonus per l’edilizia sia strettamente legato al miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili e all’ampliamento della loro sicurezza sismica ed uno stop in questo momento significa rinunciare alle incentivazioni promosse dal Governo”.

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