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Italiani, brava gente. Immigrati no Società

«Nella copertura delle notizie sugli immigrati, i media spesso alimentano l'opposizione tra un positivo “noi” e un negativo ”loro”». È questa una delle ultime frasi stilate a conclusione dello studio del progetto Mediva dell'Istituto Universitario Europeo, sul rapporto tra immigrazione e informazione in Italia. Un panorama informativo che non tiene conto, quindi, della multiculturalità ormai acclarata nel nostro paese e che consegna al lettore solo una visione parziale di diversità e immigrazione, «raramente trattate come argomenti a sé stanti».

Per gli stranieri c'è “solo” la nera – L'analisi dei contenuti sulle testate selezionate nel periodo campione ha indicato che le notizie relative ai temi dell'immigrazione «occupano uno spazio marginale che va dallo 0,58 all'1,47% del totale delle notizie». In particolare, lo studio evidenzia che gli immigrati «sono ancora uno dei principali attori della cronaca nera, dove la loro origine etnica o la fede religiosa viene sottolineata nei titoli». Ciò è da mettere in relazione al fatto che «viene dato loro risalto in concomitanza di un evento straordinario o che fa notizia». Insomma, è più che normale per i nostri media parlino di “albanese”, “marocchino”, “romeno” solo in relazione ad un fatto di cronaca che li vede coinvolti, spesso in termini negativi. Al contrario, ma questo noi giornalisti lo sappiamo, non si sottolineerà mai in un titolo l'italianità dell'aggressore, dell'assassino o dello stupratore di turno.

Lo studio Mediva – Il rapporto è stilato tenendo conto di quanto si parla di immigrazione nei media, di come se ne parla e dell'inquadramento professionale degli stranieri nelle redazioni italiane. I ricercatori si sono basati, come già per Olanda, Polonia, Grecia, Irlanda e Inghilterra, di «indicatori» che valutano se una notizia viene data in un'ottica «positiva, neutra o negativa» per gli immigrati e se, in ciascuna notizia, gli immigrati sono agenti passivi o attivi. Se, in altre parole, il punto di vista è quello degli italiani o dello straniero di cui si parla. I dati sono stati presentati, in un convegno a Firenze, in Sant'Apollonia. Per tre mesi è stata studiata l'ultima settimana di ogni mese. Il periodo di analisi del campione è stato individuato tra il 23 novembre 2011 e il 28 febbraio 2012. I media italiani studiati sono: Tg3 nazionale, edizione delle 19, La Nazione, Repubblica, Sole 24Ore e Corriere della Sera.

Tg3 e Sole24Ore primi della classe – Tante le note dolenti che emergono quindi dallo studio, che devono far riflettere, da un lato, i giornalisti in termini di cultura professionale, dall'altro, i lettori in termini di lettura critica delle maggiori testate italiane. Ma nel fosco panorama ci sono comunque piacevoli eccezioni. Il Tg3, ad esempio, è l'unico organo di informazione che assieme alla sua emittente prevede «programmi dedicati ai temi dell'immigrazione» e che, «in caso di particolari avvenimenti nei paesi esteri», realizza «approfondimenti speciali». Altra testata che si distingue positivamente per un aspetto particolare è il Sole24Ore, il quale adotta solitamente «un tono neutrale se non positivo» nel descrivere le notizie legate all’immigrazione. Spesso, ll celebre quotidiano economico parla infatti degli immigrati in termini di «contributo economico al paese, questioni demografiche, culturali ecc… e in nessun caso come di malfattori».

Media e professionalità straniere – Lo studio ha cercato inoltre di comprendere anche il rapporto fra mondo editoriale e professionalità giornalistiche straniere. In questo senso, senza alcuna eccezione di rilievo, le redazioni dimostrano «scarsa comprensione del bisogno di rappresentazione della crescente società multiculturale italiana». Pochi assunti stranieri, quindi, ma anche scarsa formazione per “noi” giornalisti italiani, poiché «nessun media ha giornalisti specializzati in questi temi».

Italiani, brava gente. Immigrati no – Prima di voltare pagina e di tornare a parlare, come ogni giorno, della brutalità del romeno assassino o dell'imponente giro di spaccio del tunisino, è giusto tirare una conclusione a tutta questa faccenda. I giornalisti hanno una responsabilità civile e culturale che difficilmente si ritrova in altri mestieri, se non quelli espressamente dedicati all'educazione o che fanno dell'arte o della comunicazione il loro fulcro professionale. Purtroppo, però, i giornalisti spesso se ne dimenticano e preferiscono “cercar notizie” facili che rispondano a logiche editoriali e di mercato. Identificare una persona per la sua nazionalità non è altro che una scorciatoia di questo genere. Dopo i dati diffusi dallo studio Mediva niente cambierà, anche perché, forse, non era necessario uno studio così approfondito per evidenziare ciò che è quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Il giornalismo italiano è – neanche troppo velatamente – ancora ancorato a un modello pseudo-razzista che si dimostra inadeguato a una società multietnica e globalizzata. Chiunque ne fa parte, di conseguenza, non fa che alimentare questo modello. Chi scrive, naturalmente, è compreso nell'elenco. E, da oggi, si vergognerà un po' di più di fare il suo mestiere.

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