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Ius Soli: come uscire dal gioco perverso della paura Opinion leader

Firenze – Ha ragione Romano Prodi. Se prevalesse la linea della paura e la legge sullo Ius Soli non venisse proposta all’approvazione definitiva del Senato, non solo ciò rappresenterebbe una resa da parte della sinistra nella difesa dei valori di cui è portatrice, ma sarebbe anche il frutto di “un calcolo politico sbagliato”. Soprattutto perché l’elettore  è assai meno ingenuo di quanto qualcuno possa pensare.

Da quando, nel giugno scorso, la legge che  – ricordiamolo – concede la cittadinanza ai ragazzi solo se i genitori sono immigrati regolari residenti da oltre cinque anni, o se il bambino ha completato un ciclo scolastico, è stata trattata come una patata bollente in grado di destabilizzare la maggioranza, il Partito democratico non ha brillato per intelligenza comunicativa.

In quelle settimane Angelino Alfano leader del centro moderato, che pure finora ha sempre votato a favore, dichiarò  “non opportuna” l’approvazione della legge perché gli italiani sono preoccupati per l’ondata di immigrazione che appariva inarrestabile.

Da quel momento  il Pd non è più riuscito a trasmettere un’immagine univoca sulla sua determinazione a chiudere la legislatura con il varo di una norma di civiltà che fra l’altro rimette l’Italia nel novero delle nazioni europee che già da tempo ce l’hanno, in alcuni casi ancora più avanzata.

E’ meglio sospendere l’iter – è stato più o meno direttamente affermato – perché il Governo sarebbe costretto a mettere la fiducia e i numeri per ottenerla non ci sono o, comunque, c’è l’alto rischio che non ci siano.  Il che vorrebbe dire crisi e conclusione anticipata della legislatura.

La prima domanda che il semplice cittadino si pone però è questa: che razza di governo è quello che pensa di non avere la maggioranza su un provvedimento che riguarda una parte così importante della identità politica del partito che lo guida? Farebbe meglio a prendere atto che il suo percorso è giunto alla fine, visto che anche la legislatura ormai è agli sgoccioli, invece di denunciare pubblicamente la sua impotenza.

Si tratta dell’ennesimo episodio di  quella perdita di  significatività del discorso politico che è anche alla base del distacco dei cittadini dai suoi rappresentanti: c’è un partito di maggioranza che dice apertamente che questa maggioranza non esiste più e si pone sulla linea del tirare a campare rinunciando a profilare le sue  convinzioni e le promesse rivolte al suo elettorato per non si capisce quale motivazione politica.

Se si esclude quella legittima di procedere alla non procrastinabile approvazione della legge di stabilità, è da ipotizzare forse il desiderio di intercettare il consenso dei cittadini che sono sensibili alle parole d’ordine della destra anti accoglienza e anti immigrati, che i sondaggi segnalano in crescita.

Un desiderio del tutto irrealistico. Pensano gli esponenti del Pd che all’elettore  non sia chiaro che la rinuncia allo Ius Soli è un fatto appunto di opportunità? Come può fidarsi che quel partito della sinistra in futuro non ritorni in Parlamento con altre e più forti prospettive di vincere?  La conclusione è ovvia, dice Prodi: meglio dare il voto “all’originale”, cioè a chi fa il mestiere della destra, per scongiurare che il presunto spauracchio si ripresenti .

E’ significativo che il ministro Graziano Del Rio, nel chiedere che il governo ponga la fiducia sulla legge utilizzi, anche lui il termine “paura”, perché  la decisione di non votare la legge sarebbe effetto di un’altra e complementare paura: quella di perdere le elezioni politiche del 2018. Ma quanti voti perderebbe il Pd se venisse deluso l’elettorato che guarda di più a sinistra?

Mentre si sconta l’assenza di una capillare azione di informazione corretta e di convinzione sul reale contenuto della legge lasciando il campo libero agli allarmi immotivati e alle falsità raccontate da chi vuole alzare muri anche in Italia, pensate a quale straordinaria rivoluzione sarebbe quella di vedere un parlamento che si mostra alla gente non per le tattiche e gli opportunismi ma per posizioni forti, in grado di smuovere l’adesione e, perché no, un nuovo entusiasmo dei cittadini. Se al termine di una legislatura sofferta e conflittuale, si assistesse a una battaglia per un obiettivo che riguarda davvero la qualità della democrazia.

 

Foto: Romano Prodi

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