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Jobs Act, la palla passa alla Corte di Giustizia Europea Economia

Firenze – E’ del 5 agosto l’ordinanza con cui il tribunale di Milano ha rinviato alla Corte di Giustizia Europea la disciplina dei licenziamenti collettivi in base all’articolo 10 del Jobs act.

Un rinvio, in quanto la corte milanese evidenzia il sospetto di legittimità sul regime sanzionatorio e cioè sull’esclusione della reintegra in caso di licenziamento collettivo.

Un notizia a cui i sindacati in particolare CGIL e Filcams plaudono ed in una nota congiunta affermano: “Con questo rinvio un nuovo e importante pezzo della controriforma sui licenziamenti viene messo in discussione in un giudizio che vede in prima persona la presenza della Cgil intervenuta ad adiuvandum a sostegno di una lavoratrice”

Il tutto è nato da una controversia in cui sia la Cgil che la Filcams si sono costituite dopo che una procedura di licenziamento collettivo ha visto l’esclusione di una lavoratrice che “che pure era stata licenziata illegittimamente – continua la nota dei sindacati – sospetta infatti la contrarietà del contratto a  tutele crescenti, introdotto dal Jobs Act, rispetto ai principi fondamentali dell’unione europea che impongono una sanzione effettiva, adeguata e con carattere deterrente”.

Secondo la richiesta di invio, in questo caso sarebbero stati violati i principi di parità di trattamento e di non discriminazione contenuti “nella direttiva europea 99/70, sia la tutela contro i licenziamenti  illegittimi stabiliti dagli art.20 e 30 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”.

Un altro colpo all’impianto del Jobs Act, dopo che già nel 2018 è intervenuta anche la Corte Istituzionale  sulla disposizione che calcolava il risarcimento monetario in caso di licenziamento illegittimo.

“La prima considerazione da fare – afferma Daniele Calosi segretario generale della Fiom Cgil Firenze  – è per sfatare tutte le fake news che appaiono sui social. Si arriva alla corte europea grazie alla Cgil o meglio ad un settore quello della Filcams.  Questo dimostra che noi avevamo ragione una legge che ha peggiorato le condizioni dei lavoratori. Se  la corte ci desse ragione viene ripristinato un meccanismo di equità e giustizia per tutti i lavoratori”.

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