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Grandi mostre a Pisa: Kandinsky e il suono interiore Cultura

A Palazzo Blu di Pisa è cominciato un ciclo di mostre per parlare di astrazione, e lo si fa presentando il protagonista dei quella rivoluzionaria maniera di approcciarsi alla forma, Wassily Kandinsky (1866-1944), che ne fu anche il principale teorico. Per meglio comprendere la scelta e la distribuzione delle opere in mostra sui due piani del palazzo, ci siamo rivolti a Claudia Beltramo Ceppi che l’ha curata assieme all’ideatrice Eugenia Petrova, direttrice aggiunta del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo. Quali novità di lettura offre l’attuale mostra di cui già tanto si parla? “L’aver raccolto le opere eseguite da Kandinsky durante i suoi anni russi, prima dell’esilio definitivo e dell’insegnamento al Bauhaus, a partire dal 1921: per anni si è discusso sulla doppia cultura del pittore, era dunque più russo o più tedesco? Le opere russe non erano conosciute in Europa fino all’avvento di Gorbaciov; noi quindi abbiamo raccolto tutte le opere eseguite tra il 1901 e il 1921, sia dal Museo di Stato Russo, sia da tanti altri sparsi in province minori, oltre che dai privati”. Con questo viatico si inizia il percorso considerando gli spunti offerti dalle fiabe della tradizione popolare russa dell’infanzia dell’artista, e dal simbolismo cui si accostò in gioventù, dove emergono Kulbin e Roerich; si raccontano gli anni universitari a Mosca, quando studiava economia politica, abbandonata presto per tornare “alla passione di sempre, la pittura”.

Andato a vivere in Germania con la famiglia, comincia la ricerca della rappresentazione del “suono interiore” che è guidato per lui, dal sentimento, e prendendo quale riferimento l’astrazione musicale, “come un musicista dei colori e delle linee”. Ci ricorda Beltramo Ceppi: “Kandisky fu ammiratore e poi amico di Schönberg, di cui seguì la via della dissonanza”. Dei due personaggi in mostra ci sono gli scambi epistolari e alcuni dipinti del musicista tedesco del 1910 donati all’amico russo. Nel percorso espositivo si evidenzia la qualità di teorico e di scrittore di Kandinsky, che nel 1909 aveva composto a Murnau, in tedesco, il suo testo basilare, Lo spirituale nell’arte, di gran lunga il più famoso tra i tanti saggi, diari e riflessioni biografiche che ci ha lasciato. Nella raccolta degli scritti si trova questa frase: “L’arte è un linguaggio grazie al quale si parla dell’anima…”. Sono naturalmente presenti opere dei capisaldi dell’avanguardia russa, suoi compagni di viaggio intellettuale, impegnati in un loro percorso personale, e cioè il grande Larionov, la Gončarova, Lentulov. Nell’eccellente catalogo (Giunti), appaiono accostati Cerchio nero e Quadrato nero di Malevič e Nel cerchio nero e Nel quadrato nero di Kandinsky, eseguiti nel 1923, che consacrano l’astrattismo a metodo, distinguendolo dal suprematismo, e evidenziano i rapporti di attenzione reciproca tra questi pittori. C’è un’opera particolarmente misteriosa in esposizione, ed è Macchia nera del 1912 (nella foto): il dipinto viene letto come il ricordo di un’esperienza fatta dall’artista quale antropologo durante un viaggio in Siberia presso un popolo primitivo.

Per l’appunto, un esploratore francese con base a Firenze, ha visitato gli stessi luoghi e ne ha riportato oggetti sciamanici che ora si trovano nel Museo Antropologico della nostra città: da questi si evince che la macchia rappresenta un tamburo sciamanico. Nello stesso anno esce l’almanacco del Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro), un tema quello del cavallo e del cavaliere, che già Kandinsky aveva approfondito nelle xolografie, e che appare in un dipinto, Improvvisazione, del 1913. Una serie molto bella è quella degli acquerelli, di grande potenza dinamica, dipinti dopo lo scoppio della prima guerra mondiale (1915), evento tragico che l’obbligò a lasciare Monaco per Mosca. Tra questi si distingue Composizione (Figura femminile), dove tale figura è assorbita e disintegrata dal colore.
Il percorso espositivo a Palazzo Blu è davvero affascinante e sorprendente e comprende persino coloratissimi manufatti della tradizione folcloristica russa, come giocattoli, abiti ricamati e accessori, il misterioso tamburo sciamanico, testi di canzoni a stampa.
BLU | Palazzo d’arte e cultura, Lungarno Gambacorti 9, Pisa.

 

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