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Kissin il leggendario ieri al Teatro dell’Opera di Firenze Spettacoli

Firenze – Evgenij Kissin ha suonato ieri sera al teatro dell’Opera di Firenze. Questo genio della tastiera che ha raccolto il testimone della leggendaria scuola russa, infaticabile globetrotter nei suoi recital in tutto il mondo, non si presentava sui palcoscenici fiorentini da 16 anni. Più che giustificata dunque la presenza di un foltissimo pubblico ad ascoltarlo in un programma in gran parte dedicato al repertorio romantico. Anche la Sonata Waldstein di Beethoven infatti, con la quale è iniziato il concerto, può dirsi appartenere a questo coté musicale con le sue aperture tonali e la creatività al limite degli schemi del genere classico. Kissin l’affronta con un’austerità grave e riflessiva, suono asciutto, morbido e levigato. Non c’è nella sua interpretazione la consueta concitazione che caratterizza il primo tempo ma un’intensità che sembra provenire da una forza interiore. Musicalità che non è esibizione ma elevazione dello spirito. Certo la tecnica è padroneggiata con una personalità spiccata – anche dall’alto di un’esperienza che affonda nei primi anni dell’adolescenza (e ora il pianista russo di anni ne ha 44)- e il suono è tornito ed elegante con piani dinamici che si alternano senza mai oltrepassare il limite di un’ideale misura, con un’equilibrio che sembra sciogliere tutte le inquietudini della pagina e che si traduce in una purezza esecutiva che è raro trovare anche nei grandissimi del pianoforte. Una modalità interpretativa che, nell’affrontare la Sonata n. 4 di Prokof’ev, regala momenti di calda estaticità nell’Andante centrale senza risparmiare poi virtuosismo e brillantezza nell’ultimo movimento. Si trascolora poi in un registro più intimo e malinconico con il prediletto Chopin del quale vengono eseguiti tre notturni e di seguito, un’antologia di cinque Mazurche eseguite con una grazia ed una leggerezza che oltre alla bravura dell’interprete testimoniano anche la vicinanza empatica verso l’autore . Finale pirotecnico con una pagina brillante e disinvolta come la Marcia Rakoczy di Franz Liszt che strappano al pubblico un’ovazione finale coronata da tre bis, per par condicio, Chopin, Liszt, Prokof’ev.

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