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Kme e i Promessi sposi: signorotti, bravi e don Abbondio Opinion leader

Firenze – La vicenda del progetto Kme di fornaci di Barba sta assumendo ogni giorno che passa l’aspetto di una parodia dei Promessi Sposi. Qualcuno avrà certamente  presenti quella del Quartetto Cetra nei lontani anni sessanta, deliziosa, oppure un po’ più recente quella del trio Lopez, Marchesini, Solenghi, assolutamente esilarante. Ebbene, nel nostro caso mancano certamente la maestria della riscrittura e la bravura degli interpreti, ma i caratteri della storia più o meno ci sono tutti. Diciamo che è piuttosto uno spettacolo dilettantesco per una sagra paesana.

Abbiamo infatti un Don Rodrigo,  il signorotto locale che si vanta di detenere il controllo assoluto del territorio e che sentenzia “questo progetto non s’ha da fare”. Ci sono anche i suoi “bravi” che in modo più  o meno subdolo cercano, e spesso riescono, ad intimidire le persone. Abbiamo anche avuto, e forse abbiamo ancora seppur con diverso interprete,  una sorta di Don Abbondio che quando è messo alle strette ammette imbarazzato di essere costretto ad agire in un certo modo.

Non mancano neppure i “monatti” a corredo della campagna di “caccia all’untore”, condotta sotto la guida di cosiddetti esperti alla don Ferrante, che però, a differenza del personaggio manzoniano,  non credono veramente alle falsità che diffondono, utili solo a nascondere interessi privati molto più concreti.

Confessiamo che ci mancano dei riferimenti per Renzo e Lucia. Abbiamo infatti difficoltà ad immaginarceli nei panni dell’AD di Kme o in quelli del governatore della Regione, certamente non così ingenui e disarmati, anzi.

Di certo non è assente la gente comune, aizzata da bravi e monatti nella caccia all’untore che diffonde la peste, ma qui purtroppo si esce dalla parodia dei Promessi Sposi per entrare, restando sul Manzoni, nella storia della Colonna Infame, molto più difficile da parodiare.

Comunque le puntate si susseguono e la fine della saga è ancora lontana. Stay Tuned!

 

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