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KME: l’intreccio politico e ideologico che si oppone al rilancio Economia

Lucca – In provincia di Lucca, nella valle del Serchio, da mesi ormai si sta svolgendo una vicenda che rappresenta in scala le aspre diatribe attuali a livello nazionale.

Il contesto è presto detto. La KME (ex SMI), multinazionale metallurgica con oltre un secolo di storia e che ancora è la principale industria metalmeccanica della provincia di Lucca, dopo un decennio di profonda crisi che ha portato al serio rischio di chiusura della fabbrica di Fornaci di Barga, ha presentato un piano di rilancio del proprio stabilimento con un investimento di circa 70 milioni di euro.

Il progetto, che ha ottenuto il consenso sia dei sindacati, sia di Regione e Ministero dello Sviluppo Economico, è finalizzato all’aumento della produzione (laminati di rame e leghe, prodotti speciali per acciaierie), al recupero ed incremento occupazionali, alla creazione di un polo formativo per l’economia circolare (in collaborazione con la Scuola S.Anna di Pisa), il tutto adottando misure di drastica riduzione delle emissioni complessive.

Tale piano presuppone una riduzione consistente dei costi dell’energia (l’attività metallurgica è infatti una delle più “energivore”). Per ottenerla è stata prevista la realizzazione di una struttura di autogenerazione di energia elettrica, con la costruzione di un impianto di “gassificazione” o “piro-gassificazione”alimentato dagli scarti (pulper e altri residui di lavorazione) delle cartiere limitrofe con una precisa pregiudiziale, come scritto nelle carte: le emissioni complessive dello stabilimento dovranno essere sensibilmente ridotte rispetto a quelle attualmente autorizzate.

Il favore della Regione è anche dovuto al fatto che tale progetto potrebbe contribuire a dare soluzione al problema degli scarti di lavorazione dell’industria cartaria, uno dei dossier più scottanti per l’amministrazione regionale. Il polo cartario lucchese, infatti, è il principale distretto europeo di produzione di carta da riciclo della raccolta differenziata.

Il problema dello smaltimento degli scarti di queste lavorazioni è divenuto drammaticamente urgente dopo le direttive europee che vietano l’uso delle discariche. Se non si realizzano impianti di corretto smaltimento, tramite impianti sia di ulteriore riciclo sia di termovalorizzazione, il rischio concreto è quello di interrompere la crescita ulteriore della raccolta differenziata perché le cartiere non sanno più dove trattare i propri scarti, poiché è impensabile ulteriormente il regime di deroghe che consente loro di continuare a conferire in discariche.

Qui casca l’asino. Non appena si sono diffuse le prime indiscrezioni sulle intenzioni di KME, si è prontamente costituito un comitato, denominato “La Libellula”, per impedire la realizzazione del progetto. Il comitato, inizialmente composto da alcune decine di persone provenienti da gruppi che in passato avevano contestato con successo l’installazione di impianti di trattamento rifiuti, nel tempo è riuscito a raccogliere i consensi da gruppi e gruppuscoli della sinistra radicale e dell’estrema destra. Da Potere al Popolo a Forza Nuova, passando da comitati per la difesa della Costituzione, capi delle associazioni di categoria locali, fino a Fratelli d’Italia.

La Libellula ha anche un “guru” ispiratore, ma pure guida operativa, in Rossano Ercolini, star dell’ambientalismo estremo assieme al suo sodale internazionale Paul Connett, e leader di Zero Waste che ha come proprio slogan: “Il diavolo brucia, Dio ricicla”. Ercolini è l’anima di un audace progetto “EcoPulPlast” per il riuso del “pulper” delle cartiere per trasformarlo in pallet di plastica, che ha ottenuto finanziamenti europei e il cui impianto prototipo è stato avviato recentemente nel territorio di Capannori  insieme all’azienda di imballaggi SELENE e al centro di ricerca LUCENSE.

Un aspetto cruciale della vicenda è quello della politica istituzionale, locale e regionale. Qui infatti si sono delineati schieramenti che non sempre rappresentano le posizioni espresse a livello nazionale.

Innanzitutto il PD, da sempre egemone nella valle, anche se pure qua in difficoltà alle ultime elezioni. Il “dominus” incontrastato è il senatore Andrea Marcucci, attuale capo gruppo PD in Senato. Figlio cadetto della famiglia Marcucci, proprietaria dell’industria di emoderivati Kedrion nonché del resort turistico Il Ciocco a Castelvecchio Pascoli, ha esordito in politica a 27 anni come deputato del PLI nel 1992, proseguendo poi sempre nell’ambito del centrosinistra approdando al Senato dalle elezioni del 2008.

Dal punto di vista di influenza sociale ed economica si può dire che la famiglia Marcucci nell’ultimo ventennio ha sostituito progressivamente gli Orlando, che avevano costruito la fabbrica SMI nel 1915 e, a differenza di questi, ha scelto di praticare una presenza più diretta nelle dinamiche politico-amministrative del territorio (la proprietà di NoiTv, del Giornale di Barga, oltre a un paio di  sindaci, come quello di Barga, che sono dipendenti di Kedrion). Gli Orlando adesso non ci sono più, dopo il passaggio, nel 2005, del controllo del gruppo a Intek, finanziaria controllata da Vincenzo Manes.

La posizione di Marcucci, dunque quella del PD locale, dopo un iniziale atteggiamento attendista rispetto al piano KME, si è via via spostata verso un deciso contrasto, soprattutto a seguito del risultato elettorale del 4 marzo che ha visto il prevalere nel collegio uninominale al Senato del candidato del centrodestra Massimo Mallegni a spese dello stesso Marcucci, eletto poi nella quota proporzionale della circoscrizione di Firenze, dov’era capolista.

Questo spostamento è stato rappresentato soprattutto dalle esternazioni del sindaco barghigiano Marco Bonini, che ha progressivamente sposato sempre di più toni e temi del gruppo della Libellula, andando anche allo scontro frontale con la presidenza della Regione e creando non poco imbarazzo nella stessa giunta regionale, soprattutto per l’Assessore all’agricoltura, Marco Remaschi, espressione diretta del PD territoriale e di stretta osservanza “marcucciana”.

E il centrodestra? Forza Italia, con Mallegni, ha espresso un sostanziale apprezzamento per il progetto di KME, mentre la Lega locale ha scelto un atteggiamento simile a quello iniziale del PD: attesa delle verifiche delle autorità competenti, senza opposizioni pregiudiziali.

La confusione è grande, insomma, dovuta essenzialmente al fatto che nella prossima primavera ci saranno i rinnovi di molte amministrazioni locali, a cominciare dal comune di Barga (dove Bonini non sarà ricandidato perché al secondo mandato).

Lo spettro di liste civiche movimentiste preoccupa i partiti ufficiali, soprattutto il PD, che teme ulteriori smottamenti e per questo è tentato di inseguire tutte le istanze dei movimenti portatori di logiche “Nimby” (Not in my back yard – No nel mio cortile), anche a costo di contrastare gli indirizzi del “suo” governo regionale. Il presidente Enrico Rossi ha recentemente ribadito, infatti, che “se le verifiche confermeranno il rispetto dei limiti di legge e il miglioramento dell’impatto ambientale, la Regione darà l’autorizzazione al progetto KME”.

È chiaro che in questo clima, rappresentativo purtroppo del più vasto contesto nazionale e non solo, i termini concreti delle questioni in ballo si perdono a favore delle campagne ideologiche e delle strumentalizzazioni elettoralistiche.

Non si capisce infatti il motivo vero per il quale un progetto quale quello di KME, se le verifiche delle autorità di controllo confermeranno i dati indicati, non possa convivere virtuosamente con altre iniziative tese a sviluppare il riciclo e il riutilizzo dei materiali di scarto.

I dati forniti dal distretto cartario parla di circa 200.000 tonn/anno di scarti, di cui 120.000 di vero e proprio“pulper”. L’impianto previsto da KME per alimentare il proprio fabbisogno energetico riguarderebbe solo la metà del totale generale (l’azienda stessa si è detta non interessata a volumi superiori). Restano altre 100.000 tonn/anno per il cui corretto smaltimento deve essere trovata soluzione.

Le linee guida europee parlano esplicitamente di convivenza di diverse pratiche di trattamento coerenti con lo sviluppo della raccolta differenziata, privilegiando il riciclo ma comprendendo anche, come ovvio, la trasformazione in energia (Waste to Energy) dei rifiuti non riciclabili, al fine di eliminare il più possibile le discariche, vere e proprie bombe innescate sul futuro ambientale dei nostri territori.

Sembra sempre più difficile pretendere che il confronto sulle scelte politiche e di governo avvenga sulla base di dati reali e non sull’onda di istanze emotive, ispirate solo dal rifiuto assoluto di qualsiasi innovazione e che a volte nascondono anche il tentativo di difendere rendite di posizione.

 

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