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Korea Film Fest: il disastro di Fukushima nel film “Stop” Cinema

Firenze – L’omaggio a Kim Ki-duk con il film “Stop”, storia che rievoca il dramma di Fukushima, a dieci anni di distanza (marzo 2011); la prima italiana del documentario “The Birth of resonance” sul lavoro artigianale di un produttore di percussioni, alla ricerca del suono dell’abbraccio materno; storie di vita adolescenziale in “Young adult matters”. Sono alcuni dei film in programma alla quarta giornata del Florence Korea Film Festlunedì 23 maggio, al cinema La Compagnia di Firenze (fino al 28 maggio dal vivo e online sulle piattaforme Più Compagnia e MyMovies.it). 

Appuntamento alle 14.30, con il film di Kim Ki-duk, nella sezione dedicata al regista scomparso nell’ultimo anno. “Stop” è un film del 2016, tra i titoli più significativi del “secondo” Kim Ki-duk, e prosegue nella direzione di un cinema corrosivo e inconciliabile. La storia è drammatica: Sabu e Miki, una giovane coppia di Fukushima, vengono disturbati da un’improvvisa esplosione nella vicina centrale nucleare. Secondo le istruzioni, fuggono rapidamente dall’area contaminata dalle radiazioni. Dopo aver trovato un posto a Tokyo, scoprono che Miki è incinta. Terrorizzata dal fatto che il bambino possa essere colpito, Miki cerca di abortire, ma Sabu cercherà di impedirlo.

“Kim Ki-duk trova nel Giappone post-Fukushima la dimensione apocalittica adeguata in cui calare la vicenda universale di una coppia alle prese con la nascita di un figlio, e quindi di un nuovo mondo.” – si legge nel catalogo della critica del festival – “Guardando a questo sconvolgimento attraverso il suo disperato nichilismo, il regista coreano crea un parallelo tra la dimensione dei singoli e il disastro che incombe su di loro e su tutti, aprendo il vaso di Pandora delle ossessioni che minano ogni forma di convivenza.” La proiezione arriva puntuale nell’anno del decimo anniversario dal disastro di Fukushima (marzo 2011), in Giappone appunto, che sollevò il dibattito sull’utilizzo dell’energia nucleare. 

Alle 16.30 arriva il documentario a firma Lee Jeong-jun, “The Birth of Resonance”. Il protagonista del racconto è Lim Seon-bin, che lavora nella fabbrica del suo mentore, dove ha costruito percussioni per tutta la vita, al fine di produrre suoni di batteria che ricordassero l’abbraccio di sua madre. Un giorno, Seon-bin ha un problema all’orecchio e si rende conto che il tempo sta finendo. Insieme a suo figlio, Dong-guk, il suo successore, tira fuori il legname che ha tenuto per vent’anni e inizia a fare un grande tamburo. A fine proiezione, in esclusiva la video-intervista al regista.

Alle ore 19, chiude la serata “Young Adult Matters” di Lee Hwan (uscito nel 2020), per la categoria Independent Korea. Sejin, un’imperscrutabile ragazza di diciotto anni, affronta una serie di tragedie nella sua vita. Dalle crisi relazionali agli sconvolgimenti familiari, la ragazza è in grado di superarli solo con il supporto dei suoi amici. Alla fine della giornata, l’unica vera gioia che Sejin trova proviene dal suo longboard.

Come di consueto, i film della giornata precedente in sala arrivano anche in streaming e il programma del festival continua online su Più Compagnia e MyMovies: quindi spazio al documentario “I am from Chosun”, le nuove uscite “The woman who ran” (Orso d’Argento al Festival di Berlino 2020) e “New Year Blues”, a cui si aggiungono, sempre per la categoria Orizzonti Coreani “Innocence” e “Steel Rain 2: Summit”, “Address Uknown” di Kim Ki-duk e l’indipendente “I don’t fire myself”.

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