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L’8 marzo comincia da un manifesto Opinion leader

E' un anticipo di 8 marzo amaro e puntuale. Oggetto, un manifesto di una discoteca aretina, dove una donna nuda si appoggia a un uomo, vestito di tutto punto e con eleganza, che con nonchalance le strizza una "mela". Ammiccante? Poco. Spiritoso? Neanche un po'. Emblematico? Sì, molto. emblematico di come viene considerata, rappresentata e recepita la donna da una buona parte del mondo occidentale in questa fase storica. Non parliamo di altre culture e altri, aberranti, schemi di inferiorità su cui ritagliare il mondo femminile. Parlimo di noi, dell'Italia che finge di essere europea, dell'Europa che finge di essere emancipata. Di un manifesto che vuole attirare mettendo in vista un corpo di donna da strizzare e godere al di là del fatto che appartenga a una persona. Persona? Che persona? Un pezzo di carne nuda, bella e giovane. Un quarto di bue (l'espressione è mutuata dal bellissimo comunicato del coordinamento donne della Cgil, che giustamente ha subito puntato il dito) che dà lo stesso piacere, o forse un po' di più, dipende dai gusti, di una bella sbafata fra amici. Riduttivo? No, solo sciocco. Ma così sciocco che avvalla tutto: il possesso, la violenza, l'oppressione. Perchè se sei solo un corpo, nudo e crudo, appartieni al tuo padrone, che può (anzi deve!) punire ogni minimo atto di insubordinazione. Ad esempio, pensare. Perciò, leviamo quel manifesto. Ma non basta. Leviamo di torno quella visione che rende la donna solo un appetitoso quarto di bue. Perchè il quarto di bue si può mangiare. La Donna no. 

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