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La battaglia dell’Imu: chi vince e chi perde? Opinion leader

È stata definita la tassa odiosa, proprio perché colpisce la famiglia, l’idea stessa di famiglia che mette insieme anni di fatiche per assicurarsi un tetto. Ma la tassa al momento è soprattutto oggetto di speculazioni demagogiche. Berlusconi vinse le elezioni nel 2008 con la promessa dell’abolizione dell’ICI; nel 2013 in campagna elettorale ha di nuovo affermato il suo impegno non solo ad abolire l’odiata IMU prima casa ma addirittura a restituire la quota versata nel 2012. Adesso l’abolizione dell’IMU è diventato il pretesto per misurare le forze nel braccio di ferro del governo PD-PDL.

Certo farebbe piacere a tutti riavere indietro i soldi della tassa e figuriamoci poi che piacere non pagarla più. Ma c’è da chiedersi come questo piacere sia distribuito nella fascia di popolazione a rischio povertà e quanto, in percentuale, sarebbe il favore verso la classe più agiata. Berlusconi pone come condizione sine qua non al neonato governo Letta, (governo di “pacificazione”, di “unità nazionale”, di “grande coalizione”) che il primo provvedimento sia la cancellazione permanente della tassa, e la restituzione della stessa, visto che aveva dato al popolo la sua parola.

Forse però dovremmo tutti fare due piccole operazioni matematiche. I calcoli difficilmente mentono. Studi effettuati dal Nens, l’osservatorio sulle politiche sociali, basati sui dati forniti dall’Agenzia del territorio, ci raccontano chi e in che misura beneficerebbe maggiormente del rimborso e della mancata applicazione futura della tassa.

Proviamo a fare alcuni calcoli.
Il gettito dell’IMU sulla prima casa ha portato nelle casse pubbliche circa 4 miliardi di euro. Vediamo ora come è composto il gruppo di paganti rispetto alla popolazione nazionale.
Il 30% di italiani non possiede abitazione di proprietà. Non hanno pagato e non avranno eventuali restituzioni
Il 20% di italiani con case a rendita catastale modesta, con detrazione di 200 euro e ulteriori detrazioni per figli è risultato esente dal pagamento e non avrà eventuali rimborsi
Il 30% di italiani possiede abitazioni di fascia media. Considerando la detrazione di 200 euro, hanno pagato dalle 100 alle 600 euro circa, cifra ovviamente che gli spetterebbe in caso di rimborso.
Il 20% di italiani sono i proprietari ad alto reddito, che hanno contribuito al pagamento con una somma che varia, al netto della detrazione, dalle 600 fino a molte migliaia di euro. L’eventuale rimborso sarebbe, di conseguenza, molto consistente
I dati, anche se approssimati, dimostrano che il 20% di italiani più agiati ha contribuito per 1 miliardo e 786 milioni di euro, che corrisponde a circa  il 45% dei 4 miliardi di gettito totale.

La domanda che vale la pena di farsi è se davvero in un momento così drammatico con la crisi che non sembra arrestarsi, non sia il caso di modificare la tassa invece di abolirla. Se fosse alzata la soglia di esenzione fino a 800 euro o, come chiede qualcuno, fino a 1000 euro, avremmo la ragionevole certezza di aver salvaguardato la classe media. I contribuenti sarebbero solamente gli italiani più agiati, per i quali l’esborso dell’IMU, sebbene alto, non provocherebbe le stesse preoccupazioni degli italiani a reddito medio.

I Comuni, senza più il gettito della tassa, dovrebbero reperire le risorse per le città ricorrendo ad altre tasse, che ovviamente ricadrebbero su tutta la popolazione, con poca differenza tra facoltosi e indigenti.
Dal punto di vista della matematica, l’abolizione dell’IMU non offre nessun vantaggio per la maggioranza della popolazione, chi veramente ne usufruirebbe sarebbe solamente il 20% della popolazione, a reddito alto. Non è il caso di pensare a una società che abbia a cuore la solidarietà sociale, almeno in tempo di crisi?

Immagine: calcoloimuweb.it

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