energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

La bellezza di comunicare la scienza Innovazione

I temi della corretta divulgazione della scienza sono al centro di un dibattito pubblico che, anche nel nostro paese, sta assumendo sempre maggior importanza. Non si tratta infatti solo di questioni per addetti ai lavori, dagli scienziati, ai giornalisti, agli editori; la corretta comunicazione delle notizie scientifiche, il continuo sviluppo dei new media, i modelli formativi da adottare per i professionisti della comunicazione, sono temi che hanno un impatto quotidiano e che riguardano i processi di ‘democratizzazione’ della società civile. La scienza infatti educa all’ascolto delle posizioni altrui, si fonda sulla collaborazione collettiva tra ricercatori, è una impresa intellettuale che non ha confini geografici e temporali, apprende dai propri fallimenti. Quali sono, inoltre, le conseguenze di un’adeguata divulgazione scientifica per la politica, per l’economia, per i singoli cittadini che si trovano a dover decidere con la propria testa in merito a temi complessi come l’ambiente o le frontiere della ricerca biomedica?
La cerimonia inaugurale della manifestazione, svoltasi nella splendida cornice del Salone dei Cinquecento a Firenze, ha ospitato le relazioni di tre note personalità internazionali. Il giornalista Piero Angela, il neuroscienziato Semir Zeki, l’astrofisico Giovanni Bignami.
Tutti e tre gli interventi hanno ribadito la centralità di stimolare la creatività e la curiosità di capire. Angela, in particolare, che vanta, come ricordato, 60 anni di esperienza in RAI, ha ammesso l’importanza di catturare l’attenzione, di suscitare le giuste emozioni, di utilizzare un linguaggio chiaro, semplice, diretto. Ciò non significa banalizzare i contenuti, ma, con i giusti strumenti della comunicazione, condividere la curiosità di apprendere nuovi concetti, nuovi punti di vista, cercando di mantenere il “cervello acceso” e portare, così, alla luce le idee nascoste dietro alle teorie scientifiche, evidenziandone le radici filosofiche. Educare alla scienza, infatti, significa, prima di tutto, educare l’essere umano a decifrare correttamente la realtà. Inoltre Angela ha affermato quanto sia fondamentale nella comunicazione della scienza la conoscenza dei meccanismi psicologici umani alla base dei processi cognitivi di pensiero, di creatività, di ragionamento.
Meccanismi che Semir Zeki, docente di Neuroestetica (University College London), conosce molto bene. Le neuroscienze, infatti, possono contribuire a fornirci gli strumenti necessari per rendere la scienza più comprensibile a tutti senza trascurare l’accuratezza dell’informazione. Il punto di vista del neuroscienziato è necessariamente riduzionista, ha ammesso, ma questo non ha un’accezione negativa come molti ancora oggi pensano. La scienza progredisce cercando di individuare i costituenti ultimi, le strutture base, gli elementi fondanti della realtà conoscibile. Si pensi alla scoperta del DNA in biologia, per esempio. Anche le neuroscienze contemporanee cercano di individuare nel cervello il substrato neurale alla base di sensazioni e emozioni come paura, bellezza, desiderio. Secondo Zeki, i nostri cervelli sono naturalmente progettati per percepire il bello o per cogliere le suggestioni dell’arte grazie all’attivazione di determinate aree che sfruttano circuiti comuni. Così, la bellezza che deriva dall’osservazione di un quadro e dall’ascolto di una melodia attiverebbe aree del cervello comuni, dei veri e propri universali biologici alla base della percezione del bello. Tali ricerche possono essere molto utili a chi si occupa di comunicare la bellezza della scienza, tanto che, secondo Zeki, il futuro della divulgazione scientifica dipenderà sempre di più dalle scoperte sul cervello umano.
Infine, Giovanni Bignami, Presidente INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) oltre a essere uno scienziato di fama internazionale che si occupa di ricerca nel settore dell’astronomia e dell’astrofisica, è anche molto attivo nel campo della comunicazione della scienza e si prodiga in progetti di educazione scientifica.
Ciò che conosciamo dell’universo attuale è soltanto una piccola parte, siamo in grado di “vederne” soltanto il 5%. C’è ancora molto lavoro da fare, dunque. Lo studio dell’universo, infatti, richiede l’utilizzo di strumenti che oggi non esistono e che dobbiamo inventare. Sono molte le questioni aperte, dalla natura della materia oscura, allo sviluppo di nuove tecnologie. Bignami ha ricordato, infine, il valore di comunicare la scienza “nello spazio e nel tempo”, cercando di incuriosire il pubblico con un linguaggio diretto e divertente. Muovere dalle questioni centrali che sono poi le domande che scienziati e i filosofi si pongono da millenni: da cosa è costituito l’universo? Esistono forme di vita extraterrestri? Che cos’è la vita? Cos’è il tempo? Cosa resta da scoprire? Quale sarà il futuro che lasceremo alle nuove generazioni?
Tutte questioni che possono interessare il grande pubblico se diffuse con le modalità opportune, valorizzando il messaggio fondamentale che capire può essere un’attività della mente incredibilmente affascinante.

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »