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La bellezza fascinosa e incompiuta della Venere di Milo Cultura

Firenze – Tra le molte correlazioni tra Firenze e Parigi c’ è anche la liaison fra la Venere medicea esposta agli Uffizi e la Venere di Milo che si trova al Louvre. Infatti, entrambe le statue sono capolavori ellenistici databili tra il II e il I secolo a.c. e s’ ispirano alle sculture di Parassitele (IV sec.).

La Venere medicea, fu requisita da Napoleone nel 1802 e portata a Parigi. Ma dopo la Restaurazione, Luigi XVIII la restituì a Firenze. Il fortunoso ritrovamento di un’altra splendida scultura dell’arte greca suscitò subito l’interesse dei francesi i quali dettero grande pubblicità al nuovo acquisto del Louvre che andava a ricoprire il vuoto lasciato dalla Venere medicea.

La Venere di Milo (il nome più esatto sarebbe Afrodite di Milo) fu rivenuta, nel 1820 da un contadino greco nell’isola di Milos nella parte sud occidentale delle CIcladi. Un diplomatico (o un ufficiale di marina) francese l’ acquistò per conto dell’ambasciatore che intendeva donarla a Luigi XVIII. Ma le autorità locali preferirono assegnarla a un monaco che, a sua volta, l’avrebbe donata a un principe greco. Un’altra versione afferma, invece, che poiché la Grecia, all’epoca, era ancora sotto la dominazione ottomana, i funzionari turchi l’avrebbero sequestrata per portarla a Istanbul.

Tuttavia, l’ambasciatore francese, marchese di Rivière, insisté  sottolineando che il suo emissario avevano già pagato il prezzo; probabilmente lo aumentò di un 25 % e alla fine, ebbe partita vinta.

Scolpita in marmo bianco dell’isola di Paro, la Venere di Milo è databile attorno al 130 a.c. ed è attribuita ad Alessandro d’Antiochia che si rifà al sommo Prassitele. A differenza della statua degli Uffizi che è una Venus pudica( forse mentre esce dal bagno), questa è una Venus victrix in quanto, probabilmente, rappresentava Afrodite nell’atto di ricevere da Paride il celebre pomo della discordia.

Ha sguardo severo, capelli raccolti, fianchi larghi, una nudità incompleta ma sensuale. E’ stato inoltre osservato che “la superficie chiara del marmo produce un modellato morbido e privo di chiaroscuri profondi. Invece i capelli e le pieghe del panneggio in basso creano più ombre fitte sottili”. Aggiungerei anche la sensualità delle labbra atteggiate a un lieve sorriso che può esprimere soddisfazione per il dono di Paride oppure una sottile ironia. Da notare anche la dinamicità del drappeggio che la copre dai fianchi ai piedi ,con una raffinatezza che, al contempo, “esalta” la nudità della parte superiore del corpo.

La Venere è stata fonte d’ ispirazione per scultori pittori scrittori, registi. Ed è chiaramente una fonte iconografica de La libertà che guida il popolo dì Delacroix. Icona della bellezza femminile le sue misure sono state considerate un canone per i concorsi di bellezza nel XX secolo.

Subito dopo l’arrivo della statua in Francia si aprì un acceso dibattito su come restaurarla e furono anche realizzati schizzi di possibili soluzioni (in uno di essi, con la mano destra regge la veste e il braccio sinistro è appoggiato a un pilastro, in altri si ipotizzava che la mano destra stringesse il celebre pomo. La discussione durò più di dieci anni ma poi fu presa la decisione più giusta :quella di non restaurarla.

Tra i misteri e le leggende legate alla Venere di Milo c’è anche quello delle braccia. La scultura fu ritrovata così come la vediamo oggi. Qualche tempo dopo, nello stesso campo e forse dallo stesso contadino, furono rinvenute anche due braccia ma si vide poi che non erano compatibili e che appartenevano a un’epoca diversa. Si diffuse, però, la leggenda che le braccia erano andate distrutte durante una rissa tra i vari funzionari greci e francesi che si contendevano il possesso della statua. Altre voci sostennero che arrivarono in un tempo successivo al Louvre ma che scomparvero dai magazzini del museo.

Da notare che anche il naso e il piede sinistro sono stati ricostruiti e che alcuni segni fanno pensare che avesse dei gioielli al collo e all’avambraccio. In ogni caso, anche le mutilazioni sono divenute iconiche della scultura che è considerata la più celebre rappresentazione del fascino femminile.

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