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La città ecologica: verso una nuova civilizzazione urbana Opinion leader

Firenze – Il manifestarsi di una nuova coscienza ecologica in tutto il mondo ha rimesso in primo piano il ruolo che le città hanno per ripristinare un rapporto uomo natura non basato sulla rapina e la devastazione delle risorse. Si tratta di un passaggio critico che intende approfondire il convegno “La città ecologica” organizzato in occasione dell’uscita del volume speciale della rivista Testimonianze dallo stesso titolo (martedì 12 novembre ore 16, alle Murate, piazza delle Murate, Firenze).

Filosofi, scienziati, sociologi e politici discutono sui cambiamenti drammatici che in questi ultimi decenni sono stati provocati dai processi di globalizzazione, dalla rivoluzione digitale, dagli sviluppi dei sistemi di trasporti, in generale dalle forme nelle quali si è evoluto il sistema capitalistico contemporaneo. Partendo dal punto di vista che trasforma in una vera e propria emergenza questa drammaticità, anche per il manifestarsi di fenomeni come il cambiamento climatico che mettono in discussione la stessa sopravvivenza del nostro pianeta così come lo conosciamo.

Con questo volume – nella rigorosa linea editoriale dettata dal fondatore Ernesto Balducci – Testimonianze risponde ancora una volta presente alla domanda che il direttore della Biennale di Venezia Massimiliano Fuksas pose alla base dell’edizione del 2000 intitolata appunto  “Less Aesthethics more Ethics”, “meno estetica e più etica per la città del terzo Millennio”: vogliamo essere ancora parte di un processo oppure vogliamo vivere in uno stato di amnesia permanente?

Quei primi anni del nuovo millennio, sulla spinta della conferenza delle Nazioni Unite Habitat II, tenutasi a Istanbul nel 1996, che diagnosticò in termini piuttosto allarmati “un mondo che si urbanizza” – un lustro esatto dalla prima concettualizzazione del fenomeno della globalizzazione – rilanciarono il dibattito sulla megalopoli, termine che fu usato per la prima volta dal pensatore americano Lewis  Mumford nel 1938 e le mutazioni in atto nella stessa cultura della città.

Mutations appunto fu nel 2001 il titolo anche di un’eccezionale esposizione organizzata a Bordeaux da architetti e urbanisti come Rem Koolhaas e Stefano Boeri, nella quale si sviluppò il concetto di metapoli dove predominano due termini fondamentali, la complessità e l’incertezza: “L’immagine di una grande città è quella di un grande pendolo ai due estremi del quale si trovano le nuove élites professionali e i nuovi settori del lavoro manuale integrato nell’industria dei servizi e, nello stesso momento, forme senza precedenti di povertà e di disuguaglianza sociale, al centro le tradizionali classi produttive”.

Il più usato resta tuttavia il termine megalopoli, quello che richiama le immagini di Los Angeles, in cui si parla cinese e cade pioggia acida, di Bladerunner (1986). Un futuro terribilmente vicino come si è visto negli ultimi articoli sull’emergenza dei senza tetto, 60mila registrati “nella terra del sogno americano”.

Nel 1800 solo il 3% della popolazione mondiale viveva nelle città. Adesso sono circa al 50%, nel 2030 si prevede di arrivare al 60-70%. Nel 1950 c’erano 83 città con più di un milione di abitanti; nel 2007 erano già 468. Aumentano vertiginosamente. Nel 1950, ce n’era una sola con più di dieci milioni di abitanti, New York. Sono diventate 9 nel 1985, 19 nel 2004. Adesso sono 26. Cresceranno ancora, soprattutto quelle dei Paesi emergenti e in via di sviluppo. Nel 2025 i quattro quinti delle più grandi agglomerazioni mondiali dovrebbero essere collocati nel Terzo Mondo.

Occorre dunque porre le premesse per una nuova civilizzazione urbana. Ponendosi sul solco profetico di Giorgio La Pira, Ernesto Balducci, Giovanni Michelucci, Testimonianze riapre il dibattito sulla “cultura della città”, intrecciandolo con il tema unico in questo momento in  grado di colpire le coscienze e mobilitarle in una pressante richiesta di cambiamento per salvare il futuro delle giovani generazioni.

La cultura della città “deve ripensare se stessa nel tempo delle  megalopoli gigantesche, mentre la popolazione della campagna, per la prima volta nella storia, diventa minoranza ed il rapporto uomo-natura deve essere ridefinito di fronte ad una pressante emergenza ambientale”, avverte Severino Saccardi, direttore della rivista . Per questo motivo – aggiunge – il tema della condizione e della vivibilità della dimensione urbana è il cuore di una scommessa della nostra contemporaneità: “Se continua, così senza mutare paradigmi, esplode”.

Alcune stime – per parlare di una delle priorità urgenti – calcolano che le città sono responsabili per il 75% delle emissioni globali di CO2 con i trasporti e gli  edifici tra i maggiori contributori. E’ dunque in primo luogo essenziale che le città siano in prima fila nella lotta contro il cambiamento climatico. Perché se sono la prima causa, sono anche la prima vittima del cambiamento climatico: la gran parte delle città sono situate vicino a mare e quindi a rischio di innalzamento del livello dell’acqua e delle tempeste.

Tuttavia, considerato il loro ruolo di  centri di innovazione e creatività, possono dare soluzioni. Energia, edifici, mobilità, tagliare le emissioni con le nuove tecnologie.

I  diversi interventi del volume ricordano i  problemi con cui le città del nostro tempo devono fare i conti. Dal rapporto fra spazi urbani e verde pubblico, quello fra centro e periferie, una distinzione che fa parte della tradizione europea e che è ormai superata, gli effetti del cambiamento climatico, dell’acqua “bene comune” sempre più scarsa e del dissesto idrogeologico.

Con una domanda: di quale ecologismo c’è bisogno oggi? E una premessa: solo un ambientalismo democratico e aperto (sul terreno della modernità può dare un solido impianto alla città ecologica di domani.

Foto: Edward Burtynsky, Mushin Market Intersection, Lagos, Nigeria © Edward Burtynsky, 2017 (foto presentata alla mostra Antropocene al MAST di Bologna)

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