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La Comunità dell’Isolotto, un pezzo di storia civile e religiosa Cinema

Firenze – Grande partecipazione di pubblico domenica 6 novembre, alle 11, al Cinema la Compagnia per la proiezione del documentario di Federico Micali dedicato alla storia della Comunità dell’Isolotto (Le Chiavi di una Storia – La Comunità dell’Isolotto). Il regista fiorentino ha composto un lavoro corale che restituisce la pluralità di una comunità che, dal secondo dopoguerra ad oggi, ha dato vita a una grande esperienza di cristianesimo popolare e anticonformista, avendo per molti anni come guida spirituale Don Enzo Mazzi.

Il titolo del film si riferisce a più momenti decisivi della storia della comunità. Il primo risale al 1954, quando il sindaco di Firenze Giorgio La Pira consegnò le chiavi delle case popolari dell’Isolotto a mille famiglie che ebbero così finalmente una casa. Il quartiere è un esperimento sociale e urbanistico riuscito che ha permesso alle fasce sociali meno abbienti di vivere in un luogo alberato, prossimo alla campagna e al fiume Arno. In questo quartiere viene inviato “in missione” Don Mazzi, che invita subito i laici alla partecipazione e a occuparsi dei problemi sociali, a partire da quello del lavoro che conduce la comunità a ospitare assemblee degli operai della Galileo.

In un mondo diviso fra comunisti e cattolici, la comunità dell’Isolotto abbatte gli steccati, incontrando l’ostilità dei benpensanti ma attraendo molte persone che scoprono un nuovo Cristianesimo. Negli anni sessanta l’impegno per ottenere una scuola e la solidarietà in occasione dell’alluvione consolidano la comunità che, sul piano liturgico, aveva anticipato la stagione del Concilio Vaticano II. Nel 1968 le comunità di base cominciano a dialogare a livello nazionale. Il movimento giovanile le attraversa. L’Isolotto esprime solidarietà agli occupanti il Duomo di Parma che contestavano la curia locale.

È il “casus belli” che induce il nuovo cardinale di Firenze, Florit, arrivato al posto di Elia Dalla Costa, a chiedere obbedienza a Don Mazzi o, in alternativa, le dimissioni dall’ufficio di parroco. Questi consulta la comunità, secondo la dinamica assembleare che ne caratterizza ormai la vita. Si decide per respingere le richieste del Cardinale. Ne nasce un conflitto molto forte con la diocesi, che non si placa neppure di fronte a una lettera inviata da Paolo VI. Alcuni esponenti della comunità, rei di aver impedito la celebrazione della messa dopo l’allontanamento del parroco, saranno persino processati. Il processo si concluderà con l’assoluzione, ma intanto la comunità è stata allontanata dalla chiesa che considerava come la propria casa. Ha dovuto restituirne le chiavi e si è spostata prima in piazza e poi anche nelle baracche che fungevano da scuola.

Negli anni settanta la comunità resiste agli attacchi e segue le lotte sociali: per l’emancipazione femminile, contro la guerra e l’apartheid. Queste lotte proseguiranno anche negli anni successivi, in particolare con l’arrivo degli immigrati e gli interventi rivolti alle donne rom. Don Mazzi muore nel 2011 ma aveva già preparato la comunità alla sua partenza. Non si era mai posto come leader, ma come pari. Lascia un vuoto, ma la comunità continua, anche grazie alla guida di Sergio Gomiti.

Il film di Micali dà voce a chi ha fatto parte direttamente della storia della comunità, da adulto, bambino, ragazza, “madre” della casa famiglia, etc., legando mirabilmente i racconti al materiale di archivio. Ne esce un quadro limpido ed emozionante di quella storia che è anche la storia di Firenze, dell’Italia e una parte della storia del mondo. La comunità oggi, come hanno dichiarato alcuni dei protagonisti intervenuti – con il regista e Don Alessandro Santoro delle Piagge – all’interessante dibattito successivo alla proiezione, è in una fase di “dissolvenza”. Si è scelto di non fare proselitismo e dunque la partecipazione si è ridotta. Ma restano i molti semi gettati. Micali sceglie di sottolineare proprio questo, chiudendo il film con le testimonianze dei giovani di oggi, il cui impegno politico e sociale ha radici nella comunità ma si dispiega liberamente nella pluralità della vita sociale.

Nel 2022 la comunità testimonia un percorso che nel tempo ha difeso i valori della solidarietà e dell’uguaglianza, ma che è stato anche un grande percorso di liberazione individuale e collettivo, in primis dal dominio del sacro. È il simbolo di quella chiesa come ospedale da campo che oggi è difesa da Papa Francesco, ma è anche il simbolo di una partecipazione civica profondamente laica che ancora oggi ha molto da dire.

Foto: don Enzo Mazzi con i ragazzi dell’Isolotto

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