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La confraternita degli evasori Opinion leader

Firenze – Sostiene un caro amico con ambizioni di santità che la campagna contro i venditori abusivi è semplicemente vergognosa. Invece di prendersela con quei poveracci, sostiene, comune e stampa dovrebbero occuparsi dei veri problemi della città. Per esempio dei trasporti pubblici, vaghi, cari e mai in orario. Dei servizi igienici dannatamente insufficienti. Della pulizia e del traffico insopportabile. Soprattutto degli evasori grandi e piccoli, commercianti, professionisti e imprenditori.

Non so per quale esatto motivo, ma il mio amico ce l’ha in particolare con l’evasione della tassa di soggiorno. Non perché coltivi interessi nel settore alberghiero, intendiamoci. Ce l’ha per puro spirito civico e senso di giustizia. Motivazioni del tutto condivisibili, dal momento che l’evasione di questa tassa coincide anche con una vasta economia sommersa e con la relativa evasione tout court. Un oggettivo, sensibilissimo danno per il Pil e la collettività, non troppo diverso, però, da quanto accade coi traffici dei vu’ cumpra’ e delle loro ramificate strutture industrial/distributive a monte. Oltretutto i due settori, entrambi affezionati alla riservatezza, sono esplosi più o meno in contemporanea con il boom del turismo. Che a Firenze e nelle altre città d’arte ha creato le condizioni ideali sia per mettere a frutto un patrimonio immobiliare privato altrimenti sottoutilizzato o sterile, sia offrendo ghiotte opportunità commerciali alla dilagante immigrazione.

Il guaio è che l’una e l’altra attività, sommandosi alla crisi, contribuiscono a minare l’economia emersa delle rispettive categorie. Non pagano tasse, quindi possono competere alla grande sui prezzi. E mentre questi ingrassano, non pochi negozi, pensioni e hotel chiudono, ridotti alla canna del gas. I vu’ cumpra’, per di più, operano da anello terminale del business delle false griffe come manovalanza di una rete criminale che concorre a svalorizzare i grandi marchi del made in Italy oltre a compromettere l’immagine delle città e a creare sconcerto. Si sarà capito, a questo punto, che sono d’accordo con il mio amico solo in parte. Un problema non esclude l’altro. Ma essendomi già pronunciato contro l’assedio dei venditori abusivi, gli rendo facilmente onore denunciando stavolta lo scandalo delle strutture ricettive clandestine, ora che nuovi dati ne configurano dimensioni ed evasione. Strutture, appunto, che non solo sono ormai moltissime, ma che sono anche sorprendentemente eterogenee: condotte da fiorentini e da stranieri, da laici e religiosi, povere e de lux, di poche e molte stanze, con o senza servizi, dotate di proprio sito internet o annidate in promozioni collettive. In totale capaci però di 3-4000 posti letto. Tutt’altro che una scemenza.

In realtà non è neppure difficile scoprirle, perché la maggior parte si appoggiano al colosso Usa della sharing economy AirBnb, il più grande network mondiale di prenotazioni, o ad analoghe imprese italiane. Come Italyguide, cui fa capo la rete degli istituti religiosi, una trentina circa tra Firenze e dintorni, con sedi prestigiose, importanti capacità ricettive per ogni tasca e servizi anche di alto livello. Basta cliccare Firenze ed eccoli tutti identificati, regolari e abusivi, nome, indirizzo, struttura, telefono, eccetera. Volendo, vigili e finanza potrebbero fare stragi.

Quanti pagano la tassa di soggiorno e le tasse in generale? Palazzo Vecchio registra un’evasione considerevole pari a vari milioni di euro. Denari che farebbero dannatamente comodo a un bilancio comunale con le pezze al sedere. Peraltro, le cronache si incaricano di raccontarci episodi anche curiosi. Come l’ostello clandestino di 70 posti letto scoperto in due appartamenti a due passi da piazza della Repubblica. O il cinese che in via della Cernaia ammassava in appena un paio di stanze ben 23 turisti connazionali.

Elaborando dati Banca d’Italia e Irpet, il sindacato di categoria Federalberghi calcola, forse un po’ in eccesso, che in Toscana questo genere di sommerso genera ogni anno un fatturato di € 3,5 miliardi e che solo il 52% degli ospiti passa per le strutture ricettive ufficiali.

Secondo questi dati, gli italiani che nel 2015 hanno soggiornato in appartamenti affittati senza registrazione sono stati ben 24 milioni con una spesa media di € 85 a notte per un totale di oltre 2 miliardi. Quanto agli stranieri, Banca d’Italia ne ha contati 38 milioni in base alla valuta (spesa media € 106), ma la Regione solo 22. Il che significa che mancano all’appello oltre 16 milioni di persone. In altri termini, solo con il turismo estero il sommerso ha lucrato circa € 1,7 miliardi sfuggiti a ogni tassazione. Se è vero che il settore sta vivendo una nuova stagione d’oro, la metà dei benefici premia dunque soggetti sconosciuti al fisco.

Naturalmente gli albergatori se la prendono soprattutto con AirBnb, colpevole di gestire un ‘mercato parallelo dell’ospitalità. E per convincerle il network a collaborare hanno messo in cantiere una serie di contromosse in collaborazione con Regione e comuni. Collaborare come? Intanto accettando il ruolo di sostituto d’imposta, ossia di prelevare per conto dei nostri enti locali la tassa di soggiorno dovuta dalle strutture ricettive servite. Una trattativa non facile, ma non impossibile qualora il governo centrale facesse la sua parte. In gioco, del resto, ci sono anche le imposte di AirBnb sui surplus in Italia. Come Apple, Amazon, McDonald’s e le altre multinazionali che hanno fin qui operato in pratica esentasse.

Ha dunque tutt’altro che torto Federalberghi quando per l’extralberghiero chiede regole precise, un registro delle imprese ed efficaci controlli da parte delle istituzioni. E ha ragioni da vendere il Comune di Firenze quando pretende la tassa di soggiorno da tutti gli attori del settore, abusivi e no. Corre infatti l’obbligo di ricordare che tra gli evasori non figurano solo i clandestini, ma anche certi titolari di rinomate imprese. Tra il 2012 e il 2015 alberghi, ostelli e bed & breakfast hanno infatti ‘dimenticato’ di versare a Palazzo Vecchio € 1,5 milioni. Sotto inchiesta sono così finite 39 strutture con 37 gestori accusati di appropriazione indebita aggravata.

L’allergia per l’imposta di soggiorno è in realtà una malattia assai diffusa. Un disamore all’origine di variegate proteste, clamorosamente emerso con l’inchiesta sullo scandalo di un noto hotel fiorentino coinvolto in un giro di escort. Numerosi direttori sono stati infatti intercettati mentre si consultavano sui modi più ingegnosi per truccare le carte. Ad esempio registrando bambini, che l’imposta non la pagano, al posto degli adulti. La sola evasione accertata nella circostanza valeva 1,6 milioni.

Evadono per diletto o perché in difficoltà? Bella domanda. Per alcuni è stata sicuramente una scelta obbligata dall’andamento negativo del mercato. In quell’inchiesta brillavano però anche floride imprese, alberghi a 3 e 4 stelle di buon livello e perfino con incassi alti. In simili casi, evidentemente, non ci sono scuse. Di quel gruppo alcuni hanno pagato a rate un po’ di multe, altri delle ingiunzioni del tribunale se ne sono fregati e qualcuno ha tranquillamente continuato a ignorare l’imposta. In sostanza se la sono cavata senza grandi affanni.

Tutto ciò, si sa, perché in Italia i reati fiscali non godono della considerazione che meriterebbero. Le nostre norme sono sempre assai comprensive con chi evade. Soprattutto se si evade molto. Non è vero, come voleva farci credere il buon Padoa Schioppa, che pagare le tasse è bello. È semplicemente doveroso. Equità vuole che si paghino, anche se per alcuni economisti il nostro paese sta in piedi grazie al sommerso. Non ho elementi per confermare, ma che da noi beffare il fisco è un po’ uno sport nazionale questo lo possiamo dire senza timore di smentite. Come il calcio, è uno sport che accomuna ricchi e poveri, donne e uomini, belli e brutti, italiani e immigrati. Difficile venirne a capo, impossibile farsene una ragione.

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