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La convenzione di Settembre e Firenze Capitale Breaking news, Cultura

Firenze – Centocinquantacinque anni fa, nel mese di settembre del 1864, fu stipulato il trattato fra Italia e Francia (detto, appunto, Convenzione di Settembre) che prevedeva il ritiro dei contingenti francesi da Roma e il trasferimento della capitale del neonato regno d’Italia da Torino a Firenze. Un do ut des che eliminava l’ingombrante presenza di truppe straniere nella Penisola in cambio della scelta di una nuova capitale che poteva essere interpretata come una rinuncia a Roma (anche se nessun parte del trattato faceva presumere che si fosse abbandonata tale prospettiva, indicata da Cavour nel 1861 ).

Per arrivare a questo accordo, che ebbe una durata assai breve perché dopo sei anni con il venir meno della protezione francese allo Stato pontificio gli italiani entrarono in Roma, occorse un lungo lavoro delle Cancellerie. Si trattava, infatti, di cercare una soluzione diplomatica della Questione romana che fosse condivisa da tutte le Potenze europee, con particolare riferimento a quelle dove era forte l’influenza dei cattolici.

Per ripercorrere questo iter, per conoscere le relative valutazioni e anche la complessa gestazione che portò alla scelta di Firenze rispetto alle candidature altre città che erano state ipotizzate, un importante aiuto proviene dagli atti del Convegno di studi organizzato dalla Società Toscana per la storia del Risorgimento che si tenne a Firenze il 13 e 14 novembre 2014 e che sono stati recentemente pubblicati da Polistampa con il titolo La Convenzione di settembre (15 settembre 1864) Alle origini di Firenze Capitale.

Sandro Rogari, curatore del volume, esamina nel saggio introduttivo il lavoro impostato da Cavour che nel 1861 prese l’iniziativa di trattare il ritiro delle truppe francesi in cambio della garanzia italiana della sovranità del Papa su Roma , che pure era stata indicata come la capitale “naturale” del nuovo Regno. Non c’era contraddizione perché il geniale statista piemontese sperava di raggiungere questo obiettivo per via diplomatica con l’assenso del Vaticano. La morte di Cavour e l’ episodio dell’ Aspromonte, che fece irrigidire Napoleone III, bloccarono le trattative che furono riprese due anni dopo e la Francia pose l’ imbarazzante clausola del trasferimento della Capitale in una città diversa da Roma.

Il volume ripercorre dunque il cammino che portò a Firenze capitale, nonostante la contrarietà di Ricasoli che riteneva negativo per la sua città natale divenire una “capitale provvisoria”. Si parla anche della dura reazione di Torino che si sentì deufraduata di quello che consideravano un diritto conseguito dal Piemonte che era stato il protagonista del Risorgimento .

Tra le numerose relazioni del Convegno , riportate negli Atti, alcune forniscono l’analisi del contesto internazionale con il carteggio fra le Cancellerie europee e l’eco che la convenzione di Settembre ebbe sulla stampa internazionale .

Un’altra sessione esamina invece il contesto nazionale con il dibattito in Parlamento e nel Paese, ripercorre la candidatura di Napoli a capitale ed effettua un esame approfondito della Questione romana .

Inoltre, altre relazioni riguardano i riflessi del trasferimento della capitale con l’approvazione dell’apposita legge, le proteste di Torino, Minghetti e il ruolo della consorteria toscana, l’eredità di Viesseux, la nuova visione di Firenze nel piano urbanistico di Giuseppe Poggi.

Di significativo interessa anche l’analisi dell’atteggiamento di Napoleone III nei confronti del suo elettorato cattolico e dell’ambivalente rapporto fra l’ Italia e la Francia che esercitava una sorta di alto patronato, come si vide nel 1866 , ma che era anche il presidio del potere temporale della Chiesa.

Si parla, infine, dello spostamento a Firenze degli apparati amministrativi dello Stato, degli sconvolgimenti nella vita della città e del malcontento dei fiorentini che subivano anche la crescita del costo della vita.

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