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La Costituzione più bella: per Benigni è la nostra Opinion leader

‘La più bella del mondo’, questo il titolo dello show che lunedì sera su RAI1 Roberto Benigli ha dedicato alla Costituzione. Ho letto giornali, ascoltato le varie radio Rai, e parlato con gli amici: come spesso accade, ci sono due correnti di pensiero, due reazioni alla sua calorosa, profonda e a tratti commovente lettura dei 12 articoli che aprono la Costituzione. La nota dissonante, l’hanno detto da più parti, è stato proprio quell’incipit contro il suo bersaglio preferito, Silvio Berlusconi, e la sua minacciata ridiscesa in campo, "che è peggio della fine del mondo", secondo l'opinione del comico toscano. Non che non si sia d’accordo, ed è vero che forse ripetere aiuta, ma la rievocazione di tutta la lunga e triste carriera del cavaliere era un po’ fastidiosa e prevedibile, benché esilarante. Mentre sorprendente per trovate e acutissima è stata la parte in cui Robertaccio ha ripercorso la vergognosa e recente storia del degrado dei partiti allo sbando, rifacendosi al Medioevo e trovando metafore geniali persino per il…Trota e il suo babbo!

E’ vero non siamo noi ad avercela con Berlusconi, ma “è Berlusconi che ce l’ha con noi”. E su questo anche non si può che concordare, visto che la trasmissione era dedicata ai giovani per i quali un comico e attore di grande livello (anche se non proprio perfetto nei dati tecnici, forse perché emozionato) ha tenuto una lezione magistrale su un argomento del tutto vergognosamente trascurato dai programmi scolastici. E questi giovani è bene che sappiano con chi hanno a che fare, ciò che rischia il loro Paese, e che capiscano l’importanza di votare, di esprimere il loro parere. Una stoccatina Benigni l’ha voluta tirare pure a colui che è tornato a fare il sindaco della “città più bella del mondo”, e si parla di Renzi e di Firenze. Perché infierire, anche se garbatamente, sul giovane Rottamatore, coraggioso e trombato? Berzani sarà accontentato, infine. Tutto sommato lo siamo anche noi: è stata una trascinante e toccante lezione di democrazia, una ripassata alla storia civica più che necessaria (bello il ricordo di un Aldo Moro appena 29enne alle prese con gli articoli della Costituzione, pensando all'orribole fine che lo aspettava), e ammettendolo, dovremmo anche vergognarci di saper soltanto demandare a un comico di talento, il compito di dare un esempio di civiltà: quel tanto che serve a farci tornare orgogliosi, almeno per una sera, di essere “protetti” dalla Costituzione “più bella del mondo”.

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