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Crescita stabile con un’industria più moderna Opinion leader

C’è un Convitato di pietra  che rischia di gettare il paese dritto dritto nel fuoco purificatore (come per il mitico Don Giovanni!!!). Questo convitato scomodo si chiama “assenza di crescita”. Si possono fare tutte le manovre di riequilibrio di questo mondo ma è evidente che con una crescita che non sale oltre l’1% annuale non esiste nessuna medicina che ci evita di ritornare a successive, sempre più cruente, manovre aggiuntive. E sulle possibilità di superamento di questo limite non ci sono speranze rilevanti.

Per politiche da domanda ci sono pochi spazi. A fronte di risorse decrescenti bisogna accelerare i processi di realizzazione delle opere e allargare gli spazi per il project financing in tutte le possibili varianti. Di più resta solo un’opera di semplificazione  e di sburocratizzazione che sola può consentire l’attivazione di nuovi strumenti e la contrazione dei tempi di intervento nel campo delle opere di interesse pubblico.

Sulle politiche da offerta sono condivisibili, se non da tutti almeno da molti, i processi di liberalizzazione e di costruzione dei mercati. Specie laddove questi esaltino i principi di concorrenza e libertà di azione imprenditoriale. Ma sappiamo anche, nonostante l’enfasi a volte dedicata a queste riforme, che oggi, in queste condizioni, queste innovazioni a malapena sembrano capaci di sostenere una forte crescita economica.

La vera spinta, magari non immediata ma certamente più duratura, sembra che debba venire in primis da un rilancio e una  riqualificazione dell’attività  industriale. Una ripresa che riesca a mettere assieme la tradizione industriale del paese (siamo , nonostante tutto fra i principali paesi produttori del mondo!!) con la modernità organizzativa, produttiva e tecnologica dell’impresa che opera nel mondo globale.

Niente di nuovo. Cose già dette e, più o meno condivise, da analisti e operatori economici in Italia. Imprese più forti, più grandi come potere di controllo (non è solo e principalmente la dimensione quantitativa che conta!!), più ricerca e tecnologia nei prodotti e nei processi e infine più capacità di governo della domanda (dalla risposta ad una domanda alla creazione di una domanda specifica per i propri prodotti). Ma il punto più importante è l’immissione di scienza e di tecnologia nei processi produttivi. Non è facile. Il sapere scientifico e tecnologico è diffuso e diffondibile facilmente in tutto il mondo. E tanti sono i soggetti capaci di intercettarlo e metterlo in produzione. Per rilanciare la competizione occorre ” impastare” questo sapere scientifico nel saper fare, nell’organizzazione della singola impresa o di un distretto e nel contenuto specifico del sapere locale. E dal momento che le macchine impastatrici sono gli uomini, qui contano molto gli interscambi diretti, localizzati in un’area regionale,  fra mondo della ricerca, mondo della scuola e mondo della produzione. Questi sono i tre “pezzi” che contribuiscono ad un sistema cognitivo locale di produzione e che “da noi” sono ancora troppo isolati sia fisicamente, che culturalmente che come linguaggi (alla fine anche come obiettivi!!). Occorre allora investire. Ma non tanto in processi di ricerca astratta, che è utile ma riguarda lo specifico del solo mondo universitario e della ricerca, ma in processi di ricerca applicata che riescano a legare i centri, la scuola e le imprese in un unico soggetto produttivo. Un soggetto che , oltre ai propri obiettivi specifici e autonomi, sappia guardare alla crescita del paese come ad un unico obiettivo convergente. E questo con un impegno maggiore, con maggiore efficienza e con una maggiore propensione al risultato. Occorre pensare che la crescita è in questo momento l’unica medicina per evitare la bancarotta del paese. E quindi, … per tutti ..le vacanze sono finite.

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