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La crisi del reggiseno effetto collaterale del Covid-19 Cronaca, Società

Parigi – Tra le vittime collaterali del Covid 19  bisognerà forse annoverare anche il reggiseno. A metterlo a rischio di sopravvivenza è stato il lungo periodo tra le quattro mura di casa che via via sospinto verso la comodità a scapito di ogni tentazione di eleganze e frivolezze.

Chiuse in casa, con il lavoro solo a mezzo busto e neanche sul teleschermo, il ricorso a tute e comode magliette è stato massiccio. E ora, con la fine del lockdown molte donne hanno deciso di buttare via la loro batteria di reggipetti non solo perché hanno scoperto che in realtà non ne hanno bisogno ma soprattutto perché senza vivono molto meglio.

Dimenticate tutte le esortazioni a portarne uno sia per decenza e per comodità, non più complessate di non avere un seno da concorso da Miss Mondo, hanno deciso per una vita liberata dal reggiseno. Il fenomeno è così ampio che, lo segnala il Guardian, già le aziende del settore ne stanno tenendo conto per i prossimi modelli. Che saranno all’insegna del massimo confort e senza armature.

Secondo il giornale britannico tuttavia, il fenomeno sarebbe stato solo accelerato dall’epidemia ma la tendenza a privilegiare la comodità sarebbe iniziata tre anni fa. Secondo un’esperta di mode indossare capì che ti rendono felici è diventato più importante dell’apparenza. Se il reggiseno è solo uno strumento più o meno di tortura che può vantare solo vantaggi estetici, allora può anche scomparire.

Il disamore per questo capo finora ritenuto indispensabile va poi a confluire in alcuni casi con la battaglia politica delle donne impegnate nella campagna “liberate le mammelle” il cui  obiettivo è l’uguaglianza dei seni nudi. Il reggipetto non solo impedisce, a loro avviso, il movimento naturale ma è il capo che nasconde seni e capezzoli in nome del pudore.

“I seni delle donne. In tutta la loro bellezza e diversità sono stati negati e resi invisibili”, scrive su Liberation la filosofa femminista Camille Froidevaux-Metterie invitando le donne a riappropriarsi del corpo e in particolare del seno “ il grande dimenticato delle lotte femministe”

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