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La cultura francese in Toscana, un sogno realizzato Cultura

Era un intellettuale e docente di letteratura italiana all’Université de Grenoble, fortemente interessato alle relazioni franco-italiane, Julien Luchaire, il fondatore dell’Institut Français Firenze, il primo nato tra gli Istituti francesi del mondo. Nominato in seguito direttore dell'Istituto Internazionale di Cooperazione Intellettuale della Società delle Nazioni, ha dedicato all'Italia il meglio della sua produzione scientifica, scrivendo però anche lavori teatrali e l’autobiografia Confession d'un français moyen (1943).
Oggi, che gli Istituti francesi nel mondo sono oltre cento, uniti nell’impegno di dare visibilità e chiarezza all’azione culturale francese, quello di Firenze continua a detenere il primato del polo di francesistica più grande al di fuori della Francia con i suoi oltre 60.000 volumi, di cui una metà depositati nella sede di Palazzo Lenzi ed un’altra distribuita in una rete di Istituzioni collegate.
La Biblioteca dell'Istituto conserva e racconta l'intensità di relazioni culturali, intellettuali e di attività che lo hanno caratterizzato e rappresenta la più importante raccolta di francesistica a livello nazionaleil cui valore è dato non solo dal pregio bibliografico e storico dei documenti e dei libri, ma anche da quei "segni" (doni e dediche) che ricordano indelebilmente le prestigiose personalità della cultura e delle arti che lo hanno frequentato.

BIBLIOTECA_-_Incontro_webIF.jpgMa la memoria non è solo custodia del passato, così nel 2004 è nata l’idea di creare un polo bibliografico con altre biblioteche toscane, prima fra tutte la Lazzerini a di Prato, per dar vita ad una serie di iniziative congiunte di catalogazione, esposizioni bibliografiche, eventi ed iniziative culturali, realizzazione di un catalogo bilingue e la creazione di un catalogo virtuale delle raccolte di francesistica presenti sul territorio regionale.
Ieri, presso la sede di Palazzo Lenzi, si è ripercorsa questa storia recente con il convegno “Il sogno di Julien Luchaire” che – come ha spiegato Marco Lombardi, docente di letteratura francese dell’Università di Firenze – è nato “con l’idea di festeggiare i 100 anni di presenza della biblioteca dell’Institut Français Firenze in Palazzo Lenzi, dove l’Istituto si trasferì nel 1912 lasciando le sale di Palazzo Fenzi di via San Gallo che occupava dal 1907. I Fondi francesi in Toscana sono il segno tangibile di una delle più significative presenze di strutture culturali europee nella Regione, presenze che invitano ad una riflessione, non solo sul passato linguistico e culturale dell’Europa, ma anche sul futuro”.
In occasione del convegno, organizzato dall’Associazione Amici dell'Istituto Francese di Firenze, abbiamo incontrato Justine Grou-Radenez, responsabile biblioteca e mediateca a cui abbiamo rivolto alcune domande sulla storia e il futuro dell’Istituto e dei suoi fondi librari.

Quello di Firenze è l’Istituto culturale francese più antico al mondo. Ci può raccontare la storia della sua biblioteca?
L’Istituto Francese e la biblioteca nascono insieme e quest’ultima è sempre stata considerata una delle tre parti essenziali della sua azione. L'idea motrice, iniziatrice del progetto dell'Istituto era che fosse il migliore strumento per una buona diplomazia e la conoscenza della cultura dell'altro. Quindi creare un Istituto di cultura a Firenze implicava avere tre tipi di attività: linguistica naturalmente, legata alle manifestazioni culturali, la conoscenza della cultura dell'altro e delle sue arti e letteratura, e, come terzo punto, una biblioteca, dei libri e dei supporti per realizzare l’intero programma. Quindi la biblioteca nasce insieme all'Istituto nel 1907 ed è parte intrinseca delle sue attività. Tuttora funziona con le stesse modalità, anche se naturalmente il materiale è evoluto.

Ci sono fondi di particolare pregio, sia bibliografico sia perché frutto di donazioni particolari?
Cominciamo dalle collezioni antiche, notevoli anche perché rappresentano veramente il patrimonio culturale francese a cominciare dall'edizione di Livorno dell'Encyclopédia di Diderot e D'Alembert, poi ci sono le donazioni, numerose perchè L'Istituto francese è stato un po' il cuore della vita intellettuale sin dall’inizio del secolo scorso e lo è tuttora, sebbene in modo diverso. Abbiamo ricevuto i fondi di Pierre di Jugoslavia e dei Demidoff e, per segnalare un’altra cosa davvero interessante, abbiamo un’emeroteca che raccoglie più di 400 testate di riviste sulla storia delle idee, società, filosofia, storia, letteratura, da metà dell''800 fino ai giorni nostri, ora depositate presso uno dei nostri grandi partner che è la Biblioteca Lazzerini di Prato.

Rimanendo sempre ai fondi dell’Istituto francese, quali sono gli ambiti?
Essendo situata a Firenze, è da sempre una biblioteca umanistica, in cui spiccano la letteratura, la filosofia, la storia delle idee. Anche il fondo di storia dell'arte è importante, vista la collocazione a Firenze e anche la qualità degli insegnanti che fin dall'inizio hanno organizzato e selezionato volumi per la biblioteca. Perché conoscere Firenze e far conoscere ai fiorentini la Francia implicava una base di libri considerevole, quindi anche la parte di storia dell'arte è importante.

A Firenze c’è anche il fondo di francesistica più vasto al di fuori della Francia. Quanti volumi conserva? Come e quando è nata l’idea di un polo virtuale?
Complessivamente, anche se in realtà essendo una biblioteca relativamente antica un inventario preciso è ancora in corso perché si sono stratificati vari arrivi e donazioni, abbiamo circa 60.000 volumi.
L'idea del polo virtuale è nata nel 2004 quando, per motivi di mancanza di spazio, abbiamo dovuto trovare collaborazioni locali disposte ad accogliere i libri. Pensavamo di lasciare i volumi assolutamente disponibili per i lettori toscani, ma volevamo anche continuare a dare visibilità al nostro patrimonio librario. Grazie alla partecipazione al catalogo collettivo con la Biblioteca Lazzerini, abbiamo ottenuto che si potessero scegliere i libri indipendentemente dalla loro collocazione.

In quanto polo offre una serie di servizi comuni agli utenti delle biblioteche afferenti come il catalogo collettivo, ma anche la realizzazione di mostre e cataloghi particolari?
Naturalmente il catalogo collettivo, che è in progress, è una cosa fondamentale e uno degli scopi dell'incontro di oggi è anche di allargare la partnership e trovare una modalità per continuare questo lavoro in una regione che ha sempre avuto a cuore questo tipo di attività. Per quanto riguarda i servizi comuni, la consultazione è aperta a tutti ovunque nelle varie sedi. Esiste anche una formula di navette in modo che gli utenti di una biblioteca possano usufruire dei libri che non sono in sede. Realizziamo mostre e manifestazioni in comune, come quella dedicata a Malaparte a Prato.

Dal 2011 è partito anche un catalogo digitale. A che punto siete nella realizzazione del progetto?
In realtà il catalogo è antecedente, nel senso che è iniziato nel 2008 e sono già in rete quasi 19.000 record. Per quanto riguarda i libri digitali abbiamo lanciato una proposta due anni fa che per il momento non ha riscosso un grande successo: avevamo digitalizzato circa 300 titoli francesi, però gli utenti ancora non hanno risposto molto. Penso fosse un’idea po' prematura rispetto alle risorse tecnologiche del pubblico. E' un’idea a cui teniamo e che vogliamo riproporre, come stanno facendo diverse biblioteche in Toscana. Intanto continuiamo il lavoro che riguarda il catalogo e la giornata di oggi nasce anche per ampliare questa collaborazione.

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Giovanna Focardi Nicita

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