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La cultura, pane di domani? Se ne parla oggi alle Murate Cultura

Da quando Firenze ha finalmente un nuovo assessore alla cultura, di tutto rispetto, come il professor Sergio Givone – filosofo estetico e scrittore – si stanno moltiplicando gli incontri e i confronti tra esperti sul tema abbastanza inquietante delle sorti della cultura, degradata e tristemente allo sbando, in una città che fino a ieri l’altro era un faro per il mondo. Anche oggi, alle 18 al SUC delle Murate, il neo assessore incontrerà addetti ai lavori come la presidente dell’Accademia della Crusca, Maraschio, la direttrice della Rete delle biblioteche, Asta, il direttore della Pergola, Giorgetti, Gloria Minghetti del Vieusseux, e per l’arte contemporanea  Alberto Salvadori, direttore del Marini e Sergio Risaliti, co-curatore, tra l’altro, dell’ eccellente mostra Marilyn, al Museo Ferragamo.

Già dai primi interventi pubblici, Givone ha espresso piuttosto chiaramente quali sono le sue idee, per esempio, far diventare Sant’Orsola la Casa della cultura, non spostare il Vieusseux al Forte Belvedere e rafforzare la rete delle biblioteche, e ha dichiarato la sua disponibilità ad ascoltare le istanze di coloro che fanno arte oggi e che a Firenze non trovano le strutture necessarie. A noi il professore ha dichiarato: "Spero che quello di oggi sia un ulteriore passo verso il dialogo e verso l'ascolto, nel mio tentativo ormai giornaliero di ricucire i rapporti che si sono sfilacciati, con tutte quelle realtà culturali che già in gran parte conosco e di cui ho avvertito la tensione. Auspico che si vada invece a un clima di distensione e collaborazione".

Sergio Risaliti si sta preparando all’incontro di oggi con serenità, mi dice, perché Givone “porta una nuova visione di politica culturale” e il curatore ha stima e fiducia che un assessore con tali qualità, radicalmente diverso dal suo predecessore, possa “far fare alla cultura un’inversione a u in una direzione più consona alla storia di Firenze, con una visione umanistica da contrapporre alla deriva tardo post moderna”.

La direttrice del Vieusseux, Gloria Manghetti mi ribadisce che per questa vecchia e gloriosa istituzione, a Palazzo Strozzi dal 1940 “il problema primario è lo spazio. Qui ormai siamo saturi, e oggi spero che Givone porti delle proposte percorribili. Lo spazio deve essere adeguato per non frammentare il nostro patrimonio. Givone ha stoppato il trasloco al Forte di Belvedere, che sarebbe economicamente onerosissimo, e sembra voler rilanciare le Oblate: forse oggi ci dirà in quali spazi? Noi vorremmo portarci dietro anche l’elegante sala Ferri con tutto il suo arredo, acquisito ai tempi di Bonsanti. Se ci offrissero un magazzino esterno, noi potremmo anche restare qui”. Ma la Fondazione Strozzi non ha messo gli occhi sulle stanze del Vieusseux? “Certo sono molto appetibili perché situate a pian terreno, però potremmo anche restarci noi, ripeto”.

Marco Giorgetti, direttore della Pergola, si dice soddisfatto che si ritorni a un confronto con gli altri operatori e trova ammirevole che Givone si dedichi a questa  “politica dell’ascolto” e dia la sua attenzione a chi ha da esporre le proprie idee. Facendolo poi davanti a un pubblico che potrà intervemire Il punto cruciale, come sempre da anni, resteranno le risorse per risolvere le gravi problematiche che travagliano le istituzioni culturali, e quindi i responsabili delle varie istituzioni  parteciperanno stasera all’incontro proprio per capire se il nuovo assessore alla cultura ha un piano per reperirle. Fiduciosi che una persona di tale caratura possa riuscire a fare quelli che al momento sembrano miracoli.

 

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