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Pasqua, prima del carro scoppia la polemica Cultura

Sullo scoppio del Carro da qualche anno la diocesi ha le idee chiare, e ieri, per la prima volta le ha espresse pubblicamente durante una conferenza stampa in Palazzo Vecchio. La diocesi, per bocca del Vescovo Ausiliare Claudio Maniago, ha rivendicato di voler “recuperare il significato più profondo del rito e il suo valore simbolico e spirituale, segno di fede vissuta e popolare, che nel tempo ha finito per diluirsi in una manifestazione forse troppo folkloristica”. Quel “troppo folkloristica” è riservato al Comune, che negli anni, soprattutto nel secolo scorso, dal 1959, con il passaggio al giorno di Pasqua – come attestano i documenti storici portati dalla diocesi, frutto del certosino lavoro di ricerca del direttore dell’ufficio liturgico della diocesi, don Roberto Gulino, che ha preso il posto che prima era di Maniago –dello Scoppio del Carro  che prima si svolgeva alle 12 del Sabato Santo, durante la veglia, che, con la riforma liturgica del 1955, è passata alle ore notturne. Quindi da quest’anno cambia lo svolgimento dello Scoppio del Carro, una delle più antiche, amate e popolari tradizioni fiorentine.

“Il rito dello Scoppio del Carro – sottolinea la nota della diocesi, diffusa dall’ufficio stampa di Palazzo Vecchio – affonda le sue radici nella preziosa esperienza delle tradizioni religiose popolari della città di Firenze che da sempre sanno tessere insieme elementi umani, culturali e spirituali di altissimo valore, forgiando eventi che oltrepassano i secoli”. Praticamente, da quando, secondo la leggenda, Pazzino de’Pazzi portò a Firenze, come dono per essere stato il primo a scavalcare le mura di Gerusalemme durante le Crociate, tre pietre del Santo Sepolcro, al Sabato Santo Firenze prese l’usanza di accendere in Cattedrale il fuoco santo della veglia pasquale, che veniva celebrata alle ore 12, fuoco che poi i giovani distribuivano alle famiglie della città porta a porta. Nel Trecento poi arrivò il carro.

Nel XVII secolo abbiamo testimonianze di un secondo Scoppio del Carro dopo quello davanti alla Cattedrale, in prossimità del palazzo della famiglia de' Pazzi in via del Proconsolo, al Canto dei Pazzi. Questo ulteriore Scoppio venne ripetuto regolarmente fino ai primi del 1900 quando, con l'impianto delle linee elettriche del tram che passavano in via del Proconsolo, si decise di spostarlo, dapprima in piazza San Firenzem e poi in piazza Emmanuele, l'odierna piazza della Repubblica. In seguito ad un incidente avvenuto nel 1909, in cui morirono due persone, si decise di togliere questa seconda tappa e di lasciare unicamente lo Scoppio del Carro davanti alla Cattedrale.

La sperimentazione, dal 1956 al 58 dello spostamento alla notte del Sabato Santo, a causa della riforma liturgia, fu un vero fiasco, con pochissime presenze, anche a causa delle grandi piogge di quel tempo, e quindi dal 1959 lo Scoppio avviene il giorno di Pasqua, prima alle 12 e da qualche decennio alle 11. Solo che così si è perso, secondo la diocesi, “nettamente l'originario e significativo collegamento con il fuoco benedetto durante la veglia pasquale che costituiva la cornice di senso ed il contesto semantico di tutto il rituale dello Scoppio del Carro.

Accondiscendente Palazzo Vecchi: “Abbiamo accolto con gioia ed interesse queste modifiche, che coinvolgono uno degli eventi più sentiti dalla città” ha detto il vicesindaco Dario Nardella durante la conferenza stampa, e quindi da questo momento si cambia.

Le novità, per il momento – in attesa forse di riportare anche lo Scoppio al Sabato Santo? – riguardano due dei tre cortei. Praticamente il corteo del Sindaco, con Gonfalone, Famiglia di Palazzo, e qualche rappresentante del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina, non partirà da Palazzo Vecchio la domenica mattina ma il Sabato Santo alle ore 21 per raggiungere la chiesa dei Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio.

Qui dopo una preghiera di benedizione dei presenti per l’invio delle tre pietre del Santo Sepolcro verso la Cattedrale, si unirà al corteo comunale il corteo religioso, che porterà il cofanetto contenente le tre pietre e l'acciarino per far scoccare la scintilla ed il bracere porta-fuoco della Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio, vuoto, che poi ospiterà il fuoco benedetto durante la veglia pasquale.

I due cortei ripartiranno alla volta della Cattedrale alle ore 21,30. Arrivati sul sagrato della Cattedrale, davanti alla porta centrale, ci sarà l’accensione del fuoco, che sarà benedetto dal Cardinale Arcivescovo Giuseppe Betori durante l'inizio della veglia pasquale con le tre pietre del Santo Sepolcro.

Dopo la benedizione del fuoco nuovo e l'accensione del Cero pasquale, segno della luce di Cristo Risorto, un tizzone del fuoco benedetto sarà collocato all'interno del braciere porta-fuoco, dove sarà custodito fino alla mattina seguente per dare avvio allo Scoppio del Carro con l'accensione della miccia della Colombina.

Anche qui una novità: per la prima volta da tempo remoto, decine e decine di anni, sarà l’Arcivescovo in persona a dare fuoco alla miccia che farà partire la colombina.

Ricorda infine la nota della Curia: “Dopo aver dato avvio allo Scoppio del Carro il razzo, chiamato familiarmente "la Colombina", ritornava indietro alla colonna di legno, tramite un secondo razzo orientato in direzione opposta, invocando l'auspicio di un raccolto abbondante e di un'annata favorevole per tutti. Tale significato è collegato all'originaria tradizione di portare il fuoco benedetto nelle singole case stando attenti che non si spenga, dando così garanzia di una continuità della benedizione dal suo momento iniziale, nella Chiesa durante la veglia pasquale, a quello conclusivo, all'interno di ciascuna abitazione. Si vuole ricollocare il rito dello Scoppio del Carro nel suo autentico legame con la veglia pasquale per riscoprire e valorizzare il suo profondo valore simbolico-spirituale di diffondere la luce nuova del Cristo Risorto, la sua Grazia e la sua Pace su tutte le persone presenti e su tutta la città di Firenze”.

Insomma lo Scoppio del Carro appartiene alla sfera religiosa della città, e quindi è di competenza della Curia e non del Comune che in questi ultimi decenni l’ha fatto – giustamente o ingiustamente – suo, inserendolo, a tempo di Giani Assessore alle Tradizioni Popolari, nell’elenco delle 12 feste ufficiali del Comune.

Foto: www.corriere.it
 

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