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La destra che tradisce la destra Opinion leader

ll ritorno del cavaliere nell'arena politica italiana qualche sommovimento l'ha provocato. Innanzitutto, sulla falsariga della signora Santanchè, il primo risultato (lei parla di successo) è quello di aver indotto Monti a presentare le dimissioni. Un risultato squisitamente politico, perchè di fatto, come fa notare Cesa, il segretario dell'Udc, arresta il governo giustappunto nel momento in cui, fatto il lavoraccio sporco dei tagli, avrebbe dovuto approntare la "ripartenza" con il famoso "decreto sviluppo". Alè: non sia mai che magari qualche successo lo avesse (anche se sono nel numero di quelli che si ritengono pessimisti per quanto riguarda la possibilità di ripartenza del paese attraverso il governo dei tecnici), meglio fermarlo prima, così il dinosauro potrà, per tutta una campagna elettorale che si preannuncia senza nessun fair play, deplorare i guasti del governo Monti. Dimenticando e facendo dimenticare (la memoria italiana è fatta di files facilmente cancellabili) che di quel governo il suo partito ha sostenuto leggi e decreti per oltre un anno. Con le garanzie "giurate" del segretario Angelino Alfano. Ma si sa, il povero Angelino è, per dirla con le parole di uno che finora è stato zitto zitto e quatto quatto, Marcello Dell'Utri,  "persona brava e capace, ma non ha la maturità per aspirare al premierato''; ''La segreteria Alfano non è mai esistita. Poveretto, non ha potuto cambiare niente, se siamo ridotti in questo stato è perchè il partito è imploso, non si è rinnovato''. E dunque le prove sono chiuse, Alfano, sei fuori.

Centrosinistra ancora guardingo. Certo, dalli al traditore (del governo Monti): ma un ritorno così sfacciato all'antico, qualsiasi cosa il prolifico e creativo cav. possa inventarsi per darsi nuova vernice, pone il partito "che ha fatto le primarie" in un certo vantaggio: noi le abbiamo fatte, voi no. Noi abbiamo avuto il coraggio di andare al confronto, voi no. Noi abbiamo il coraggio di essere democratici con la nostra base (spiazzando persino Grillo), voi no. Nonostante i malumori di una certa fetta di tesserati appartenenti per lo più ad An (Meloni e gruppi vicini) che, ricordando di avere anche avuto una tradizione storica alle spalle, una militanza politica e una serie di principi ideali che cozzano con certe pretese "cavalieresche", fanno un po' le bizze. Per quanto? Viste le esperienze precedenti, per poco.

Ma il vero problema che il ritorno del cav. pone sulla scena politica italiana è un altro, e non proviene nè dal centro, nè da sinistra e neppure dall'estrema destra di Storace, troppo pronta, come s'è visto la volta scorsa, a venire a patti. Il vero problema sono i "liberali". Come? Quali? Domande lecite, visto che in Italia, e non è certo un mistero, la destra liberale non ha mai avuto rappresentative serie. Forse un certo Pli, che qualcuno ancora ricorda, o certi gruppi del vecchio Pri, prima di scomparire tutti nelle fauci del dinosauro. Gruppi che in qualche modo non solo si sentono traditi nelle speranze della rivoluzione liberale che era lo slogan del cav prima maniera, ma ancora di più si sentono dileggiati dal nuovo giro di valzer cui vorrebbe costringerli lo stesso cav. Le parole di Guido Crosetto, ieri sera al talk show de La7 con Porro e Telese, sono state piuttosto chiare: i liberali questa volta vogliono sapere a che fine, con quale programma, con quali soluzioni il cav e si suoi amici si presentano a un paese stretto da una drammatica urgenza di agire. E, mantenendo la libertà propria di ogni uomo di libero pensiero di dire di no, potrebbero anche pensare alla creazione di un soggetto di destra "altro". Interessante evoluzione della destra italiana, sempre (finora) populista, personale, nemica delle istituzioni statali, insofferente alle regole. 

E che la destra che chiamerei "storica" (liberale di pensiero, liberista in economia, con un forte senso del dovere verso il Paese) sia in movimento, lo si capisce da altri due segnali: da un lato, la costituzione di Fermare il declino, la formazione di Giannino e Zingales che si richiama ai fondamenti del pensiero liberale e liberista, dall'altro, la giusta osservazione di Crosetto di volere agire nell'ambito della "destra". Nessun richiamo al Centro puro, dove nuotano da tempo ex-tronconi della Dc convinti che prima o poi la vecchia balena bianca si ricomporrà riunendo i vari brandelli in cui si è dispersa. Lasciando stare una volta per tutte quella confusione tipica italiana che metterebbe insieme in una ipotetica casa comune il centrodestra di Casini, cattolico e incline agli interventi pubblici, con la destra portatrice di un pensiero laico e liberale che in Italia risale  fino a Cavour. Che, ricordiamo, fu l'unico statista italiano a mettere le tasse sugli immobili della Chiesa.  Due incognite pesano su questa gestazione, che sarebbe straordinaria perchè  per la prima volta nell'Italia republicana si apre lo spiraglio per riconoscere una destra europea e non legata al culto della personalità: da un lato, esistono davvero i liberali in Italia, e dall'altro, avranno il coraggio di rischiare la conta?…

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