energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

La diga della discordia: tensione tra Egitto ed Etiopia Politica

Parigi – In Egitto con il Nilo non si scherza. Ne sa qualcosa la cantante Sherine Abdel Wahab che per aver consigliato a un suo ammiratore di bere dell’Evian piuttosto dell’acqua del Nilo se voleva evitare guai alla sua salute è stata condannata a 6 mesi di carcere.

Ora però non è più una battuta a suscitare lo scandalo ma una grande diga che rischia d mettere in pericolo le risorse d’acqua del paese che dipendono al 97%  dal più lungo fiume del mondo. Che però, nonostante l’Egitto si identifichi da secoli con lui, non scorre totalmente sul suo territorio. E’ infatti dall’Etiopia, in cui scorre il Nilo blu, il braccio orientale del fiume, che parte la minaccia che sta provocando pericolosi dissensi anche con il Sudan, terzo paese interessato dalle sue risorse idriche.

Battezzata “Rinascita” la diga rischia ora di essere più nota come “diga della discordia”.  Lunga 1800 metri e alta 175, sarà la più alta diga del continente e potrà  contenere fino a 74 miliardi di metri cubi d’acqua.

Il Cairo, che ritiene la diga una minaccia alla sua esistenza, sta già facendo intervenire  la Lega Araba e si attende anche che a breve del problema per lui vitale si interessi anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Già a settembre il presidente egiziano Al Sisi aveva dichiarato all’assemblea delle Nazioni Unite, che era una questione “di vita o di morte”.

Tra l’Egitto che si considera ancora leader del mondo arabo e non si rassegna a essere ridotto allo statuto di semplice stato rivierasco del Nilo e l’Etiopia che vuole affermarsi come potenza e punta sulla diga per rafforzare la solidarietà nazionale, scrive La Croix,  la tensione è mai forte da quando, nove anni fa, sono iniziati i lavori della costruzione di “Rinascita”.

L’Etiopia, che si è altamente indebitata con questo progetto, vorrebbe accelerare i lavori e disporre, entro 4 anni, di una centrale idroelettrica.  Nel frattempo intende già iniziare a riempire il bacino della diga approfittando della stagione delle piogge. L’Egitto vorrebbe invece che i lavori della diga che sorgerà a 3.500 km a sud della capitale egiziana andassero per le lunghe, anche per trovare una qualche soluzione alla forte riduzione delle sue risorse idriche.

Più conciliante sembra essere il Sudan,  paese dove confluiscono il Nilo blu e quello bianco. Kartum ritiene che con le trattative diplomatiche si potrebbe arrivare a un accordo, nonostante finora gli incontri tripartiti non abbiano dato alcun risultato. Sulla distribuzione delle acque del Nilo esiste solo un trattato che risale al 1959 e in cui non si fa menzione dell’Etiopia. L’accordo prevede che sulla media annuale del fiume valutata a 84 miliardi di metri cubi, all’Egitto ne spettino 55,5 miliardi e il resto al Sudan. Da allora non esiste nessun altro trattatto.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »