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La diplomazia di Papa Francesco parla agli ultimi Opinion leader

Pisa – La Chiesa di Francesco è impegnata in una complessa riforma della diplomazia vaticana, in senso francescano e con una strategia geografica ben delineata, epicentro il Mediterraneo. Recentemente il Pontefice ha “consigliato” un nuovo approccio metodologico nella preparazione della classe diplomatica: così da fare un bagno di umiltà.

Per tutti coloro che svolgeranno il ruolo di nunzio apostolico nel mondo diventa “propedeutico” un anno sabbatico. Svolgendo missioni pastorali soprattutto in contesti critici: dall’Europa di confine, alle aree periferiche del pianeta. La larga visione che Bergoglio pensa di introdurre prevede un forte decentramento della rappresentanza della Santa Sede, partendo dal basso, con relazioni dirette e privilegiando il dialogo con altre religioni.

L’obiettivo, pare più un diktat, è tornare a parlare agli ultimi. Il vescovo gesuita di Roma è sempre più impegnato nel suo piano di rinnovamento della Chiesa, che include anche un cambiamento sostanziale d’indirizzo della politica estera. E che sia allo stesso tempo dedicata a poveri, disoccupati, migranti, emarginati. Insomma, una voce fuori dal coro ma che segue, a differenza di tanti, l’Onu e le sue risoluzioni.

Quello che Francesco chiede ai suoi emissari è di essere architetti prima che ministri plenipotenziari, con la prospettiva rivolta verso Oriente. È un dato di fatto, il rapporto diretto instaurato con la Chiesa ortodossa nelle sue diramazioni patriarcali, e sul piano politico la pax con il presidente russo Putin, non solo circoscritta alla Siria e al suo conflitto.

Ma anche il canale aperto con l’islam, quello con il grande imam, sunnita, dell’università al-Azhar del Cairo. E quello con il ramo sciita, che ha avuto l’apice nell’udienza con il presidente iraniano Hassan Rouhani. La macchina delle relazioni internazionali del Papa è indubbiamente in piena attività e stimola alla pace mondiale trasversalmente.

Poi c’è l’aspetto logistico dietro la teoria, l’indirizzo geopolitico da perseguire sul territorio. In questo caso Francesco si è affidato ai vescovi, alla “dirigenza” locale della Chiesa, ai pastori dell’evangelizzazione. Attribuendogli un ruolo diretto nelle decisioni. Attende quindi con attenzione il documento, o “consiglio”, dei vicari delle diocesi di tre continenti (Africa, Europa e Asia) riuniti a Bari in questi giorni: rappresentanti oltre venti Stati. Un incontro ecumenico che si concluderà domenica, con la Santa Messa, a cui è prevista la partecipazione del presidente Mattarella e del primo ministro Conte.

Il “dialogo tra vescovi” di Bari, una “sorta di sinodo”, è dedicato agli insegnamenti di Giorgio La Pira, storico sindaco di Firenze del dopoguerra e Beato. Promotore della tesi dei ponti contro i muri, dove politica e religione convergono “obbligatoriamente” verso un compromesso nel nome del bene comune. Ovviamente la pace. E l’accoglienza. Ancora una volta il Papa, venuto dalla fine del mondo, prende le distanze da Trump.

Alfredo De Girolamo    Enrico Catassi

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